MARIO BIONDO, STORIA INFINITA

Mario Biondo era un cameraman palermitano: il 30 maggio 2013 viene ritrovato dalla domestica impiccato con una pashmina appesa a una libreria, nell’appartamento  di calle Magdalena, a Madrid, che divideva con la moglie Raquel Sànchez Silva, conduttrice televisiva, sposata meno di un anno prima.

La storia è nota, ma occorre riassumerla.

Mario, trentenne, figlio secondogenito di Giuseppe detto Pippo, un addetto alle riprese televisive e della grintosa Santina, è aitante, sportivo, lanciato verso un futuro radioso; ambisce alla regia e, a quanto pare, il sogno sta per realizzarsi.

Intento a inquadrare le peripezie dei naufraghi sul set di “Supervivientes” in Honduras, la versione spagnola dell’Isola dei Famosi, edizione 2011,  il bel siciliano viene notato dalla conduttrice, Raquel Sànchez Silva, nativa dell’Estremadura,  di quasi dieci anni maggiore. Costei è una rampantissima e filiforme bellezza iberica che lo strappa, stando ai gossip, a un’altra fidanzata; e, quando Mario sta per lasciare la location, mentre lei vi si deve trattenere, gli consegna le chiavi della sua casa madrilena, dove lo invita ad attenderla, così sigillando l’inizio di una relazione ufficiale.

Mario, descritto come un buono da non far arrabbiare, emerge, dai racconti di chi lo ha conosciuto,  di temperamento poco propenso a farsi imprigionare in un circolo superbo, blindato, intriso di regole comportamentali e di personaggi tipici del mondo dello spettacolo il cui peso, forse, aveva sottovalutato, all’atto di trasformarsi da defilato osservatore a protagonista.

Tuttavia Raquel e Mario sembrano innamorati pazzi, e lo scrivono anche sulle partecipazioni di nozze. La “boda” * si celebra il 22 giugno 2012 nella fulgida cornice di Taormina, con cerimonia civile in palazzo storico, corteo a piedi lungo le strade, paparazzi spagnoli scatenati, e qualcuno italiano freelance, che spera di vendere le foto nella patria della sposa, biancovestita e secca al limite dell’anoressia. La anchorwoman, nel suo paese,  è piuttosto conosciuta, dopo anni di gavetta: un trionfo mediatico per lei, che sorride e abbraccia con trasporto i familiari acquisiti e abbonda, tra un tripudio di scatti e ronzii di cineprese,  in languidi baci allo sposo, più bello che mai.

Si è saputo, dopo la tragedia, che i Biondo non avevano propriamente esultato alla presentazione di quella nuora, soprattutto per l’età di lei, ma Santina osserverà, in seguito, che ormai i giovani “ non puoi più fermarli”.

La luna di miele si snoda magnificamente tra Nepal, Formentera e New York, poi la vita riprende con analoghi ritmi: la coppia si rimette in viaggio per girare un documentario da trasmettere su Telecinco. Qualcosa è cambiato: da “principe consorte”, lo status di Mario comporta nuove esposizioni cui far fronte, paparazzi e inquadrature dall’altra parte della macchina da presa, e la forza per tollerare la presenza di manager, assistenti e quant’altro gravita intorno a una neo diva come la Sànchez Silva. Mentre egli coltiva le sue personali ambizioni, si suppone duri fatica ad abituarsi a una vita di apparenze e sorrisi ostentati, a beneficio del cerchio magico della moglie e della nuova società in cui si trova a muoversi.

A RITROSO

Poiché l’unione tra i due durerà meno di un anno, partiamo dalla ridda di notizie e commenti che ha sommerso le cronache dopo la morte di Mario, per cercare di interpretare cosa di tanto grave può essere accaduto in quel breve lasso di tempo.

Raquel è una donna in carriera del terzo millennio, del tipo che fa impallidire quelle anni ottanta del secolo scorso. Descritta come una sorta di missile sui tacchi a spillo, che organizza gli impegni tra mille squilli di cellulare e messaggi, e non rinuncia di certo alla carriera, ci stupisce che, come da sempre ripetuto, avesse interrotto la sua giostra frenetica per andare, tra il  29 e il 30 maggio 2013, nella città natia, Plasencia,  a occuparsi dello zio materno: il quale, stando a quanto si legge, non doveva affatto operarsi quel giorno come spesso si è sentito, ma solo fare degli accertamenti.

Fin qui, si può pensare a un gesto di affetto, uno spazio ritagliato che le farebbe onore. La donna aveva inoltre lavorato molto sul progetto di conduzione del programma di Mediaset. C’era posto, in questo turbinio, per mettere in cantiere il figlio che ha sempre detto di aver desiderato dal marito?

Stando a Emanuela Biondo, sorella di Mario, sì, con l’ausilio di una procedura medica oggi usuale, ovvero la Fivet, che spesso produce due gemelli: e ben lo sanno le dive americane, che negli ultimi decenni hanno ostentato procreazioni gemellari. Si tagliano i tempi morti di una ricerca di maternità che, non pianificata,  potrebbe interrompere importanti lavorazioni; si programmano le tempistiche, talvolta si affitta l’utero di qualcun’altra ( è il caso, per esempio, di Nicole Kidman e Sarah Jessica Parker) o si comprano gli ovuli stessi. E soprattutto, come avviene tra le comuni mortali, dopo qualche tentativo “al naturale”, se l’aspirante mamma è già in zona quarantina e di ovulazione incerta, si aumentano le probabilità.  Raquel, nel 2015, proprio due gemelli avrà dal nuovo compagno argentino ( se biologici o eterologhi, non è dato sapere).

Santina afferma che Raquel avesse il ciclo anovulare, dunque tagliata fuori da un concepimento “ in proprio”. Emanuela Biondo, peraltro, sostiene che l’operazione era già programmata per giugno: dunque, a cosa si doveva la supposta ansia di Mario per una propria ipotizzata infertilità dovuta all’uso di cocaina, che lo avrebbe indotto al suicidio? L’embrione era già formato o si doveva ancora tentare l’impianto? E d’altronde, non era un problema di entrambi? Pare infatti che l’oligospermia di Mario fosse assodata, nemmeno Santina lo nega.

Evidentemente  il ragazzo si era sottoposto agli esami di rito ed è probabile che questa condizione fosse congenita; ma poiché emeriti cocainomani hanno generato senza problemi (e non è detto affatto che Mario lo fosse), non era casomai ancora il momento per deprimersi. Tutto ciò, naturalmente, costituisce utile dubbio se le ricerche in Internet sull’argomento della sterilità maschile, trovate sul p,c, di Mario, siano realmente esistite ed effettuate proprio da lui.

E ancora: Mario si era confidato con la madre, la sorella o il fratello minore, su eventuali paure di insuccesso nella paternità? O aveva tenuto per sé qualche particolare, magari sgradito a mentalità tradizionali, come l’utilizzo di metodi avanzati che non garantiscono la filiazione geneticamente ortodossa? O ancora, aveva forse scoperto che si voleva “manipolare” l’inseminazione, ribellandosi all’idea?

Se fosse stato lui a effettuare le ricerche in rete, ammesso fosse conscio di questa sua caratteristica fisiologica, ciò potrebbe essere avvenuto perché qualcuno gli aveva rimproverato, magari durante una discussione, una carenza che ostacolava le aspirazioni materne di Raquel? E forse Mario aveva ricordato alla moglie che lei era nella stessa situazione? Nulla sappiamo dei rapporti tra Mario e la famiglia di lei. Ci è stato detto che i due discutevano spesso, ma non si afferra con facilità il taglio di questi dissapori: se organici a un rapporto di coppia che deve consolidarsi, oppure spie di un cedimento strutturale dell’unione.

In buona sostanza, Mario sapeva bene di non costituire il top della fertilità. Se dunque era lui al pc quella notte, potrebbe aver desiderato approfondire la questione in vista della imminente procedura sanitaria; oppure, se confermate le navigazioni su siti porno con la digitazione del nome Raquel, egli cercava argomenti supplementari con cui ribattere alle recriminazioni della consorte, ricordandole un suo passato disinvolto, peraltro ad oggi non ancora dimostrato.

Il fatto che le ricerche avrebbero rivelato parole triviali come “zorra”, * non implica che Mario tale ritenesse la moglie, ma che appunto tentasse di navigare in quel “deep internet” oggi meglio conosciuto: e un quasi “nativo digitale” come lui, sapeva dove mettere le mani per arrivare all’obiettivo. Oppure, e tutti possiamo attestarlo, il termine era rimbalzato tra un link e l’altro e potrebbe non significare nulla.

Non è detto che la difficoltà di concepimento avrebbe provocato una separazione, ma presumibilmente una pausa di riflessione. Santina afferma che il figlio stesse cercando una casa per conto proprio, il che può significare anche la necessità di  una zona di conforto dove lavorare in pace, senza sembrare accasato in quella che Raquel già abitava prima del matrimonio, così scansando l’obbligo di mostrarsi presenzialista e festaiolo, attitudine che non sembrava appartenergli .

Ricordiamolo: Mario, esponente di una felice e affiatata famiglia meridionale,  era approdato ad un algido contesto familiare di dimensioni ridotte e, per come presentato, non particolarmente accogliente nei suoi confronti: forse stava cercando la sua dimensione. Che una qualsiasi di queste circostanze potesse indurlo al suicidio, ci sembra improbabile: alla rabbia, alla rivalsa, al confronto acceso, a un divorzio, ma un suicidio è troppo per poterlo o volerlo credere.

Se tale fosse, però, in che maldestro modo Mario avrebbe voluto tentarlo? La famiglia ha reso pubbliche le immagini del suo corpo, come fu ritrovato, nelle fotografie ottenute a fatica dagli uffici giudiziari spagnoli. Noi non sappiamo quanto robusto fosse l’aggancio del mobile al muro, quindi potremmo  pensare che, ben fissato, avrebbe anche potuto resistere al peso: ma quella sciarpetta avrebbe garantito una lunga tenuta? E non c’era caso che il corpo scivolasse verso terra? Tale interrogativo, beninteso, si pone per entrambe le ipotesi di morte, autoprodotta o procurata.

Più di tutto, è la pashmina a suscitare incredulità. Essa passa sulla gola, quasi al mento, del giovane e va a legarsi sopra la sua testa, ad ancia, senza toccare la parte posteriore del collo: in questo modo, ti assicuri dolore e uno sbattone a terra con rischio di fratture, il decesso non è assicurato. Tralasciamo che i piedi toccassero il pavimento, anzi vi erano completamente appoggiati, perché a questo punto il particolare diventa irrilevante. Rileva, invece, che si notino tracce di pressione esercitata intorno al collo, liquidate come “ inizio di decomposizione”: un po’ troppo regolari, ci pare. Dovute alla sciarpetta? Non sembrerebbe: quella parte, sotto la nuca, non appare toccata dal foulard. I Biondo insistono: è l’effetto della stretta con un cavo della tipologia rinvenuta in giro per casa e immortalata nelle fotografie. Non si trovano residui del materiale sulla pelle, però.

Si fa notare che la morte per suicidio elimina la possibilità di ricevere la liquidazione di polizze assicurative e, nel caso di specie, forse se ne “accendeva” una proprio in quei giorni, che i coniugi avrebbero stipulato l’uno a favore dell’altro. Al riguardo, d’istinto potremmo pensare che la spagnola fosse molto più ricca del marito e non avesse bisogno di simili raggiri, ma pare abbia preteso il rimborso delle spese sostenute per il trasporto della salma in Italia, rinunciandovi in seguito, per non rimediare una figura barbina, solo omettendo di restituire alcuni oggetti appartenuti a Mario. In questa fase, tuttavia, si era già in modalità di contrapposizione tra i Biondo e Raquel, e potrebbe essersi trattato di rivalsa.

GIOCO EROTICO?

Sempre in base alle fonti, sarebbe stata proprio Raquel a insinuare questa possibilità, per le suddette questioni assicurative,  intorbidendo le acque.

Di questa pratica sono morti personaggi famosi, per esempio, nel 1997, Michael Hutchence, leader del gruppo musicale australiano  INXS. Il padre di Hutchence, però, avversava tale conclusione, alludendo a un possibile omicidio del figlio; mentre il fratello ( figura più consapevole rispetto a un genitore accecato dal dolore) la ritiene possibile, ma attribuisce tale pericolosa abitudine ai postumi di una brutta caduta con commozione cerebrale, dopo la quale Michael non sarebbe stato più lo stesso. Stessa sorte toccò all’attore David Carradine, ritrovato in un albergo di Bangkok nel 2009, deceduto a 73 anni, legato con tutti i crismi del gioco autoerotico. Qualcuno ipotizzò che avesse scelto quel metodo di morte.

In un’intervista Santina fa notare che questa ipotesi  poteva rappresentare la spia di uno scarso affiatamento tra i due coniugi: se un fresco sposo si dedica a queste bizzarrie ad alto rischio un secondo dopo che la moglie è uscita di casa, forse per la donna è il caso di chiedersi se davvero avesse capito chi aveva sposato. In buona sostanza: davvero Raquel riteneva il marito attratto da queste divagazioni sessuali? E se non la stupiva una simile tendenza, che tipo di rapporto era il loro? Era conscia, con quella sortita scabrosa, di lanciare una bomba sui familiari di Mario, poiché non viviamo tutti a Ibiza e, per molti, scoprire certi comportamenti di un proprio caro può costituire un trauma aggiuntivo?

Se di gioco si è trattato,  quantomeno dovrebbe essersi interrotto subito, perché il ragazzo è completamente vestito (con il pigiama), né si scorgono tracce di un avvenuto raggiungimento del piacere fisico; tuttavia, per sollazzarsi in tal guisa, non è meglio cercare “ancoraggi” migliori?

Durante il dibattimento in rogatoria internazionale del 2016, stimolato dagli inquirenti italiani e avvenuto in Spagna, si nota Raquel alzarsi in piedi con una certa dose di  aggressività: benché si tratti di sedute “particolari”, con giudici di due stati, praticamente a porte chiuse – però filmate – ciò mostra che la donna è ormai sulla difensiva estrema, pronta a tutto per salvare l’immagine

I Biondo descrivono un certo suo comportamento, dai funerali in avanti: dapprima mostrando dolore e solidarietà, ben presto prendendo le distanze. Se poi davvero la Sànchez non annullò la festa per l’anniversario di nozze, previsto a Formentera, la trasformò in un’occasione mondana e postò foto in cui appariva euforica, un po’ di sconcerto non guasta.

Ci tocca ipotizzare che, quando si entra nel mondo dorato dei divi, di prima fila o meno che siano, occorre abituarsi  a imprevedibili costumanze, o scostumanze: per alcuni, il mondo gira intorno a loro.

ORARI

La questione è davvero spinosa, soprattutto su alcuni punti.

Orario della morte. Fissato all’inizio verso le sei di mattina, per poi arretrare alle quattro o tornare alle sei, come da ondivaghi  referti in terra di Spagna, in Italia viene retrodatata, a causa di residui di cibo non digerito, addirittura alla mezzanotte. Il problema è sapere a che ora aveva cenato Mario: da soli è facile che si spizzichi senza regole e Mario lavorava anche in notturna, magari montando materiale. Quel giorno, poi, sembra avesse chattato con il fratello, mentre il cellulare mostrerebbe l’ultimo ingresso in whatsapp alle 5.59. Si fosse effettuata un’autopsia come si deve, non saremmo alle prese con queste domande. Tuttavia, l’acrimonia dei media italiani contro la Spagna ci appare eccessiva. Chi è senza peccato…

I MOVIMENTI DI MARIO

Si è detto che nella sua ultima notte Mario, in preda all’agitazione, tra una telefonata e l’altra, fosse uscito per un prelievo bancomat, per poi recarsi in un “puta club” a bere alcolici.

Ora, se si intende “sbevazzare”, se si ha l’abitudine a concedersi cicchetti insomma, in genere si tiene qualche liquore o superalcolico dentro casa. Magari Raquel lo proibiva e Mario ha fatto una scappatella etilica? E perché in quel localino hard e non in supermercato, in un pub, dove il giovane poteva giungere velocemente con la sua potente motocicletta?

I familiari del ragazzo obiettano che il cellulare è rimasto nell’abitazione, ma non ci pare significativo: potrebbe averlo scordato o intenzionalmente lasciato. Ancora, essi contestano il pagamento distinto di tre consumazioni, mentre in genere si paga cumulativamente all’uscita; e che la carta potrebbe essere stata utilizzata da altri.

Resta un mistero perché la conversazione con il fratello fu interrotta unilateralmente da Mario, così almeno ci dice Andrea Biondo, che tra l’altro stava concordando con lui una visita a Madrid insieme a tutta la famiglia. Si insinua che questo tipo di visita familiare “ all’italiana” non sarebbe stata così gradito dall’entourage di Raquel.

Quel che, pure, colpisce, arriva dalle testimonianze della strada, dai commercianti che parlano di un “viavai” di poliziotti già a mezzogiorno, mentre per anni si è detto che il ritrovamento risaliva circa alle 17 (ovvero, Raquel chiama ripetutamente il marito, apprende che non è andato a lavorare, prega la governante, guarda caso nel suo giorno di riposo, di dare un’occhiata e costei trova il cadavere).

Inoltre, si allude a un “tweet” di condoglianze arrivato alla vedova molte ore prima dell’annuncio della morte del marito. Ma lei in udienza protesta sempre “Non mi ricordo”, “Io ho bisogno di protezione. Perché si parla di me? Perché si parla del mio telefono? E’ la mia vita privata” E quanto al numero dello spacciatore “Nacho”, che si sarebbe trovato sui suoi contatti? “Non ricordo, non ricordo”. Altri sostengono che quella notte Raquel fosse invece a casa del suo amico attore, albergatore e socialite, Kike Sarasola. E la prima foto di Raquel che arriva sotto la casa dove abitava con Mario la ritrarrebbe proprio accanto a Sarasola. Raquel risponde sempre: “Non ricordo”. E aggiunge: “Non ho rivisto morbosamente la foto di quel giorno”. www.ilsicilia.it. .

La motivazione dell’orario del Tweet sarebbe peraltro di natura squisitamente tecnica e quello indicato potrebbe risultare flessibile.

LACUNE SI O NO

Ecco in sintesi le obiezioni dei Biondo e le risposte giunte, più o meno velatamente,  dai media iberici e da esperti italiani schierati con l’ufficialità ( non da organismi istituzionali).

1)La scena non è stata preservata

Risposta spagnola: per noi è un suicidio, non una scena del  crimine.

2) La salma non è stata “confezionata” correttamente ed è giunta a Palermo in condizioni non ottimali per gli esami del caso

Non esiste un contraddittorio al riguardo.

3) La Procura di Madrid ha fatto resistenza a fornire materiale e la pratica è stata archiviata già in luglio, con procedura speciale

Per un suicidio funziona così

4) Molti esami non sono stati effettuati, si è dovuto esumare ( due volte!) la salma e ricorrere a periti assunti dalla famiglia per approfondire, quando era tardi per alcuni accertamenti, ma si è potuto appurare che elementi importanti erano stati taciuti.

Purtroppo queste vicende  costringono l’osservatore a entrare in un lessico medico, da addetti ai lavori, in cui è ostico aggirarsi, e a fidarsi sulla parola di dichiarazioni non riscontrabili.

5) La vescica di Mario, al momento della seconda autopsia a Palermo era piena

Piena? Bastano un aneurisma e la relativa perdita di coscienza a far rilasciare gli sfinteri, figurarsi come si dovrebbe trovare in un corpo senza vita da ore; ma non risulta che ci fossero liquidi in giro e i pantaloni del pigiama non appaiono bagnati.

6) Non si è riusciti a reperire prove certe sull’assunzione di alcol e men che meno di cocaina da parte di Mario, almeno negli ultimi mesi, mentre la moglie ha lasciato intendere che ne faceva uso e l’anatomopatologo di Madrid è sotto inchiesta.

Anche su tale punto, non esistono certezze; forse si è rilevato un consumo non abituale e quello, recente, di birra, ma mai nessuno ha correlato eventuali abitudini direttamente al gesto suicidiario. Si è piuttosto ipotizzato che un surplus di stress potesse aver indotto il cameraman a servirsi di un metodo di autosoffocamento soft,  conosciuto in certi ambienti, e il gesto possa aver degenerato. L’inchiesta sull’anatomopatologo spagnolo potrebbe essere atto dovuto, dopo la rogatoria internazionale; d’altro canto il professore palermitano Procaccianti, incaricato da Pippo e Santina, arrivò circa alle stesse conclusioni, circostanza che ha provocato il disappunto e la ricusazione dei Biondo, non convinti nemmeno dal luminare di casa loro.

7) A tutt’oggi non sono pervenuti i tabulati telefonici dei soggetti interessati, tranne quelli del telefono di Mario

Repetita iuvant: se le autorità optano per il suicidio, non c’è motivo di indagare oltre.

8) Il computer è stato utilizzato per mesi dopo la morte di Mario. Lo avrebbe maneggiato il cugino di Raquel, ingegnere informatico, da subito e in remoto, cancellando  996 gigabyte

E’ possibile sia avvenuto, in quanto il dispositivo poteva contenere fotografie  e filmini privati della coppia, che Raquel non voleva fossero scoperti.

MOSAICO INCOMPLETO

Mettiamo qualche tassello col poco che abbiamo.

L’acrimonia sorta tra il circolo della Sanchez e la famiglia Biondo ha inasprito le polemiche e confonde lo scenario. Che Mario fosse geloso della neo moglie e sospettasse segreti nel suo passato, è possibile, ma era stata proprio lei a regalargli i suoi vecchi telefoni: lo avrebbe fatto, se avesse avuto un passato scomodo da celare? C’era sempre il pc, sostengono i Biondo, da cui trarre, grazie magari a qualche soffiata, conferme imbarazzanti per la donna.

Che la bella spagnola non abbia mostrato soverchio dolore per la morte dell’uomo che aveva da poco sposato e a cui la legava “ furiosa passione” ( a detta sua) non aiuta a empatizzare con la sua figura: tempo un anno e mezzo, Raquel era già accompagnata e madre. Che non abbia spinto per una più accurata indagine, fa storcere il naso, ma è compatibile con il tentativo di salvare a tutti i costi una carriera che avrebbe risentito negativamente di gramaglie e smorfie di dolore: e qualche contraccolpo in effetti ci fu, ma è stato attutito egregiamente e, più o meno, la “presentadora” continua a lavorare, con alterno successo, come capita a molti.

Allora rivolgiamoci a Mario. Che avesse fatto uso di cocaina o meno, che potesse avere figli o dovesse rassegnarsi a non ingenerare biologicamente, non si accetta che covasse motivi per desiderare la morte. Il suo matrimonio non andava come previsto? Impossibile saperlo, ma oggi non è motivo per disperarsi: un divorzio non avrebbe comportato grandi prezzi da pagare, a parte il dolore che prova chi ci è passato, ma non rappresenta più uno stigma sociale e, dopotutto, non c’erano bambini da contendersi. Forse degli embrioni?…

Seppure Mario avesse provato imbarazzo ad ammettere, con i suoi familiari, di aver commesso un errore, e disagio per il fallimento matrimoniale, nessuno lo avrebbe deplorato più di tanto  per questo: al massimo i genitori, comprensibilmente, lo avrebbero ammonito a porre più attenzione in caso di secondo tentativo.

Probabilmente il distacco da una star avrebbe comportato una battuta d’arresto per il bel palermitano, ma egli avrebbe potuto rifarsi in Italia, dove il suo nome circolava negli ambienti utili e Raquel non è nessuno. Tuttavia, pare che Mario avesse buoni contatti anche in Spagna e la ricerca di una nuova casa a Madrid lo confermerebbe.

Quanto allo stato dell’appartamento, le testimonianze cozzano, ma non c’è traccia di lattine di birra di cui si era detto e le immagini mostrano un ambiente ordinato. Cosa dimostrerebbe l’omicidio? A detta dei genitori di Mario, il figliolo, fumatore incallito e di indole poco propensa all’ordine domestico, avrebbe dovuto lasciare tracce della sua presenza. Nondimeno, ribattono altri osservatori, un omicidio non è uno scherzo. Un giovanotto alto e ben piazzato si fa uccidere senza opporre resistenza? Gli assassini ripuliscono così accuratamente?

Dopo le due autopsie italiane, tutto ciò che sappiamo riguarda supposte reazioni biochimiche, analisi dei lunghi capelli della vittima, una lesione a una tempia che non appare tale da giustificare un colpo contundente così forte da neutralizzare, ipso facto, la resistenza di un figliolo in salute.

Si sussurra che Mario avesse visto o saputo qualcosa che non doveva, o minacciato di rivelare verità scomode. Non lo sappiamo. Leggiamo invece che , quella sera, avrebbe dovuto accompagnare Raquel e poi vi avrebbe rinunciato, irritandola per averle ritardato la partenza: dunque non era certa la sua presenza in casa per eventuali sicari.

Sembra allora che, verso mezzanotte, qualcosa lo abbia distratto, portandolo a interrompere la conversazione con il fratello e che siano intercorse telefonate, una di diciannove secondi con Raquel.

Da ultimo, l’indomita famiglia Biondo ha innescato una polemica al calor bianco con la criminologa Roberta Bruzzone. Assunta circa nel 2015, la famosa profiler si era in effetti sbilanciata, in un primo tempo, verso la tesi dell’omicidio, ritrattando, come si può leggere sui suoi profili social, dopo aver vagliato nuova documentazione.

E’ apparsa alla ribalta la società Emme Team, ritenuta all’avanguardia nelle più sofisticate ricerche in campo informatico e telefonico, con l’annuncio di aver scoperto, su incarico dei Biondo, l’ingresso di due smartphone nell’ appartamento di calle Magdalena, la notte della morte di Mario, ma il dato è controverso; e ulteriori polemiche ne sono scaturite, tra servizi de “le Iene” e influencer voraci, entrati a piè pari nella zuffa, ma…anche fosse? E’ possibile che amici entrassero in quella casa, per i motivi più disparati: gente che potrebbe non aver alcun interesse a dichiarare cosa ci fosse andata a fare, senza per questo aver ucciso nessuno, o che potrebbe aver sciaguratamente assistito a un malore; oppure, entrata in visita, sia fuggita alla vista del cadavere. Essersi accordati sulla versione, se è così che la si vuol vedere, non sarebbe certo una novità in nessun posto del mondo.

Tra feroci botta e risposta, l’osservatore rimane nel mezzo, senza molto in mano, se non qualche domanda.

Si può realisticamente affermare di conoscere bene i propri figli? Parenti e amici dicono ciò che sanno o tacciono segreti imbarazzanti per l’altro e se stessi? Chi si schiera a prescindere, lo fa per amor di verità o per rimediare followers?

E soprattutto, questo mondo virtuale non sarebbe forse da ridefinire nei suoi modelli di comunicazione?

Non conosciamo Raquel Sanchez Silva, e mai potremo farci un’idea della sua personalità, perché in Italia è stata schernita e insultata a prescindere. Compare vedova affranta abbracciata ai Biondo, e un attimo dopo si scatena una guerra senza esclusione di colpi, fino alla flat line della bella spagnola, che ha denunciato gli ex suoceri e ha proseguito per la sua strada. A Madrid prima e dopo  a Palermo, vi siete parlati? Era il caso di esporre Mario alla pubblica e talora invereconda curiosità pubblica?

Sono trascorsi ormai quasi nove anni e l’archiviazione appare quasi scontata anche presso la procura di Palermo, che pure si è spesa per il giovane concittadino, ma il clan Biondo giura che non si arrenderà.

Carmen Gueye

Fonti : Morte di un bravo ragazzo – L’incredibile storia di Mario Biondo, di Paolo Gentili, con la collaborazione di Santina Biondo, Sovera Edizioni –web e interviste televisive