Lebensraum e ritorno dell’URSS: la storia trionfa sul globalismo petaloso

La storia riprende il sopravvento sull’economia e su quella visione del mondo globalizzato che ha accompagnato i nostri pensieri negli ultimi 30 anni. Lo si può vedere con le scene di queste settimane di guerra con soldati e civili che sbandierano la bandiera rossa.

Sono infatti passati oltre 30 anni dalla caduta del gigante sovietico e da quella bandiera ammainata proprio quel 25 dicembre che ricorda la vittoria della fede sull’ateismo. Eppure da quel 25 dicembre del 1991 qualcosa è cambiato e dopo i primi anni di turbocapitalismo globalista anche in Russia così come in Cina qualcosa si è mosso, ovvero il lento e inesorabile scorrere della storia.

E la storia, fatta di battaglie, trattati e figure storiche alla fine ha dimostrato di non dimenticare l’est Europo così come l’isola di Taiwan. Del resto la pace europea ad est era arrivata prima con le frontiere sancite con il trattato Molotov-Ribentropp che diedero il via alla Seconda guerra mondiale e poi con gli accordi di Yalta che hanno garantito stabilità all’Europa orientale per oltre 60 anni.

Ma il lento scorrere della storia è fatto anche di questi avvenimenti, ovvero di brevi momenti di pace cui possono seguire fasi di conflitto o fasi di accordi che vedono la spartizione di un territorio.

Succederà così anche per l’Ucraina? Al momento non è dato saperlo anche se è innegabile il fatto che la storia dal 1991 cercava di trovare una conclusione di capitolo per i territori di quelle repubbliche sovietiche che troppo velocemente si erano staccate.

Oggi la storia pone davanti ai nostri occhi un chiave di interpretazione del conflitto: il ritorno dell’URSS ma sotto forma di nuovo Impero Russo con il conseguente fallimento non solo del turbocapitalismo che impone sanzioni ma non fa crollare del tutto un’economia che pure ha infinite criticità, ma anche di quelle unioni sovranazionali (UE e NATO) che hanno una forza burocratica che non corrisponde poi a un peso politico effettivo, mostrando tutta l’inconsistenza degli Stati nazionali quando abbandonano l’interesse proprio per perseguire quello comunitario.

Ma da distante si vede con forza anche una spartizione dell’Ucraina a favore del Lebensraum eurotedesco, è notizia di oggi quella riguardante i forti interessi degli imprenditori tedeschi a un acceso riarmo tedesco tanto da mettere in difficoltà il mite cancelliere, e della ritrovata URSS-Russia. L’invio di armi e i discorsi fatti in Europa ormai propendono in tal senso.

Solo il tempo potrà dimostrare se ciò sarà vero o meno, ma è sempre più chiaro che la crisi attuale in Ucraina e quella futura di Taiwan dimostrano un momento di forte difficoltà per un Occidente che da troppi anni si trascina dietro un’utopia che nei fatti si è rivelata controproducente.