Cultura

Jean Seberg, una vita all’ultimo respiro

Jean era una deliziosa ragazzina nata nel 1938, minuta, capelli cortissimi e biondi, occhioni aperti sul mondo. Cresciuta in uno degli stati più sonnacchiosi degli USA, l’Iowa, dove la principale attività era l’agricoltura, con abitanti in genere ex coloni d’origine olandese o tedesca, l’ambiente le stava stretto, non lo percepiva come suo e ne fuggì appena possibile. Prima dei vent’anni era già una celebrità; aveva interpretato “Giovanna d’Arco” e “Bonjour tristesse“, dove era la turbolenta adolescente, figlia del playboy David Niven, alle prese con il sesso prematrimoniale. Seguiranno altri cult, come “A’ bout de souffle” con Jean Paul Belmondo. In Francia Jean divenne un’icona “nouvelle vague” d’importazione; sposò lo scrittore Roman Gary, un personaggio eccentrico che scriveva libri sotto pseudonimi, vincitore i due premi Goncourt, il quale all’inizio sosteneva la moglie nella causa dei diritti degli afroamericani, poi ne prese le distanze, anche perché la donna spendeva fiumi di denaro per finanziare i movimenti; nel 1962 nacque il loro unico figlio.

Si diffusero subito voci scandalose sul ménage eccentrico della coppia, insinuando che il marito tollerasse le scappatelle di Jean con i suoi amiconi pantere nere; pare che effettivamente la Seberg divagasse con un cugino ribaldo di Malcom X, e non solo, ma le chiacchiere, e le persecuzioni di Edagr J. Hover ancora a capo dell’FBI, logorarono l’attrice, nel frattempo rimasta di nuovo incinta di un attivista messicano. La propaganda avversa mise in giro chiacchiere sulla nascita di un bambino “mulatto”, provocando ulteriori amarezze alla donna, che partorì precocemente una bimba, subito morta. Lei reagì esibendo la piccola defunta in una bara trasparente, così che si vedesse che era bianca, ma con Gary oramai era tutto finito.

La carriera seguitò tra alti e bassi fino al 1970, anno di un film oggi ritenuto degno d’attenzione “Ondata di calore”, di Nelo Risi; poi declinò con qualche lavoro minore, per esempio “Bianchi cavalli d’agosto” girato sempre in Italia nel 1975.

Nel 1979 Jean convolò a quarte nozze col giovane algerino Ahmed Hasni, ma lui se la perse di vista per giorni. Jean fu ritrovata morta, a Parigi, il 30 agosto 1979, avvolta in una coperta e decomposta, nella sua R5. Come fosse arrivata fin lì da sola è oggetto di interrogativi rimasti senza risposta. Lasciò un biglietto: “Dimenticatemi, non posso convivere coi miei nervi”.

Qualcuno accuserà l’FBI per la sua morte, mentre Gary la seguirà l’anno dopo.

Carmen Gueye

Riguardo l'autore

Carmen Gueye

genovese laureata in lettere antiche, già pubblicista e attiva nel sociale, è autrice di romanzi, saggi e testi giuridici

Secolo Trentino