«Noi sudtirolesi non siamo mai stati italiani, non lo siamo e non lo saremo mai!» — con queste parole la Süd-Tiroler Freiheit prende posizione nel caso che sta scuotendo Merano e la politica italiana. In un comunicato durissimo, il movimento indipendentista ha difeso a spada tratta la nuova sindaca Katharina Johanna Zeller (SVP), finita al centro delle polemiche dopo aver rifiutato la fascia tricolore durante la cerimonia ufficiale di insediamento.
«La nostra bandiera non è quella italiana, ma la bianco-rossa del Tirolo. Il nostro Vaterland è l’Austria», ha dichiarato il consigliere provinciale Sven Knoll. Il comunicato, che ha immediatamente fatto discutere, non si limita a rivendicare un’identità diversa, ma accusa apertamente lo Stato italiano di oppressione storica: «La bandiera italiana non ha portato libertà, ma assimilazione forzata, controllo esterno e umiliazione culturale. Chi oggi invoca l’“onore della Patria” dovrebbe sapere che per noi l’Italia non è patria, ma imposizione».
Knoll rincara la dose: «È vergognoso che ai sudtirolesi venga chiesto ancora oggi di rinnegare se stessi per giurare fedeltà a uno Stato che ha tentato di cancellare la nostra cultura. Non possiamo accettarlo. Non ci faremo intimidire».
Dal Nord Tirolo, la deputata FPÖ Gudrun Kofler ha fatto eco alle dichiarazioni del movimento, affermando: «Parlare di Vaterland italiano per il Sudtirolo significa ignorare la verità storica. I sudtirolesi sono parte integrante del popolo tirolese. Questa realtà va finalmente rispettata».
Zeller al centro della bufera istituzionale
Il comunicato arriva in difesa della sindaca di Merano, Katharina Zeller, avvocata, eletta con la Südtiroler Volkspartei, che lo scorso 19 maggio, durante la cerimonia di insediamento, ha rifiutato la fascia tricolore. Il momento, ripreso in un video diffuso sui social, la mostra mentre pronuncia: «Sei sicuro che proprio devo? Mettiamola via, dai». La fascia viene quindi riposta sul tavolo, mentre la sindaca opta per il medaglione cittadino, simbolo tradizionale altoatesino.
Zeller ha poi cercato di smorzare le polemiche, spiegando di essersi «sentita forzata» e assicurando che indosserà la fascia «in tutte le occasioni previste dal protocollo istituzionale», come riportato dall’ANSA.
Meloni e Ambrosi: “Nessuna ambiguità, il Tricolore si rispetta”
La reazione da Roma non si è fatta attendere. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affidato ai social un messaggio chiaro: «Il Tricolore non è un ornamento. È il simbolo vivo dell’unità nazionale. Onorarlo significa onorare la Patria con rispetto, dedizione e orgoglio. Sempre».
Anche la deputata trentina di Fratelli d’Italia Alessia Ambrosi ha criticato duramente la neosindaca: «Condivido pienamente le parole della premier. Trovo gravissimo il tentativo, da parte di Zeller, di trasformare un passaggio istituzionale in un presunto caso di maschilismo. Si tratta di un’operazione in malafede, priva di ogni fondamento».
Petizione per le dimissioni
Sulla piattaforma Change.org, intanto, è partita una petizione per chiedere le dimissioni della sindaca. «La fascia tricolore non è un optional. È simbolo dell’unità nazionale e del rispetto per la Costituzione», si legge nel testo. La petizione ha già raccolto oltre 35.000 firme e punta a «mandare un messaggio chiaro contro ogni forma di relativismo istituzionale».
