sabato, Febbraio 7, 2026
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Noir d’estate: il caso Terry Broome e la Milano bevuta

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Gli anni ottanta rappresentano sempre un ghiotto argomento di disamina sociologica, evocano scenari e immagini glam, sono considerati spartiacque, ma noi ci asterremo dal simbolismo, con un’eccezione: le spalline. Sì, il decennio fu contrassegnato, soprattutto in Italia, da quei bizzarri accessori che rendevano la figura femminile un poco abnorme, e vengono irrisi in una commedia USA del 1985, “Ma guarda un po’ ‘sti americani”, protagonista l’allora famoso Chevy Chase.

Vero è che i cupi anni settanta avevano stancato gli umori della cittadinanza e la ricreazione si imponeva; che l’evasione dalla routine era diventata parola d’ordine e le giornate di ciascuno dovevano riempirsi di impegni e attività, pena scivolare nell’imbuto degli sfigati; tuttavia, nel capoluogo lombardo, la situazione aveva preso una piega preoccupante, anche se l’avvio era sembrato promettente.

Eletta capitale mondiale della moda, scalzando Parigi, la metropoli più eterogenea dello stivale sembrava navigare tra una sfilata e un happy hour,  le serate al night di tendenza e gli appuntamenti da fissare a Cortina e Portofino. La parola d’ordine era: divertirsi, tanto più che, mentre il popolo si disabituava a pensare, c’era chi stava ottimamente organizzando il pensiero unico da rifilargli nei decenni a venire. E pazienza se le turbolenze non accennavano a terminare, in cronaca, in politica, ovunque: si ballava un pezzo di Gazebo, e tutto era dimenticato.

Non a caso citiamo un re della dance di allora. Stando ai gossip, proprio lui, al secolo Paul Mazzolini, era stato la causa della separazione tra Francesco D’Alessio e la moglie americana Cheryl Stevens, che si era portata via le due bambine nate dall’unione.

Francesco, quarant’anni nel 1984, apparteneva a una facoltosa famiglia romana, padre avvocato e massimo dirigente nel campo dell’allevamento dei cavalli, tutti poi trasferitisi a Milano. Non è chiaro come il prestante figlio, alto, disinvolto, ex rugbista, ex tennista in coppia con l’azzurro Barazzutti, impiegasse il suo tempo; pur se socio del padre, viene descritto sostanzialmente come un playboy dedito al gioco d’azzardo e alle notti brave. Voci più benevole lo hanno descritto turbato dalla fine del matrimonio che lo avrebbe trasformato, da amicone generoso e positivo, in torvo e debosciato cocainomane.

La moda italiana tirava da matti. Non era una novità, la tradizione era dalla nostra parte. Qualche nome? Sorelle Fontana, Biki, Schubert, per le donne, Litrico e Caraceni per gli uomini, Gucci nella pelletteria, l’elenco sarebbe lungo; ma gli emergenti avevano travolto la vecchia scuola e non c’è bisogno di fare nomi, come neppure di ricordare feroci allusioni ai finanziamenti che avevano reso possibile questo exploit.

Così fu che Milano si riempì di agenzie di moda, a volte più postriboli che uffici, e di aspiranti modelle, soprattutto americane o nordeuropee, in sfregio alla bellezza italiana, ovviamente: altezza minima 1.75, magrezza da digiuno perenne, il nuovo target del sempre più smarrito maschio italico. Tra queste, alloggiate in un residence a loro dedicato dal nome allusivo, c’erano le sorelle Donna e Terry Broome, della Carolina del sud. La prima veniva da un discreto successo a New York e Parigi; la seconda, 26 anni allora, aveva voluto seguirne la strada, senza possederne le qualità: meno aggraziata, lineamenti più pesanti e, soprattutto, scarsa disposizione alla disciplina, la rendevano protagonista notturna in discoteca o nelle feste in villa, non sulle passerelle.

Per qualche strana ragione Francesco s’era incaponito a volerla fare sua, anche se si immagina non gli mancasse altro e, magari, pure di meglio; al rifiuto di lei, aveva iniziato a perseguitarla ovunque la trovasse, bollandola da poco di buono e rinfacciandole ammucchiate selvagge a cui la ragazza si sarebbe prestata: a tutti sì e a me no, questo il senso delle sue battute volgari, rivoltele anche la sera del 25 giugno 1984 al Nephenta, dove entrambi si trovavano. Con lei c’era una sorta di fidanzato, il gioielliere Giorgio Rotti, che pare le avesse già regalato un anello come promessa nuziale e lo rivolle indietro dopo le ribalde affermazioni pubbliche di D’Alessio.

La cronaca delle ore seguenti non è chiarissima, anche perché raccontata sostanzialmente da Terry, strafatta e ubriaca. In sintesi: esasperata dai comportamenti del suo persecutore e per l’abbandono da parte di Giorgio, che le sembrava diretta conseguenza dello screditamento subito, la ragazza, uscita dal locale, va a casa con Rotti, ormai quasi ex; lui va a dormire e lei fruga in un armadio in cerca di giochini elettronici per distrarsi, ma trova una pistola di Giorgio e se la porta via; esce, da una cabina chiama Francesco alterando la voce e fingendosi un’altra del giro, per chiedergli un incontro a casa sua; l’uomo accetta di riceverla nel suo appartamento, in un edificio di pregio di proprietà di via Magenta, dell’immobiliarista Carlo Cabassi, con cui pure Terry era stata in passato; in casa si trova anche Laurie Marie Rojko, donna di Cabassi; situazioni complicate insomma.

Laurie si isola in camera, mentre tra i due “nemici” scoppia una lite favorita dall’assunzione smodata di tutto, da parte di entrambi. Terry voleva scuse? D’Alessio avrà pensato invece che finalmente l’avrebbe domata? La conclusione è una serie di colpi di pistola: tre a vuoto, perché Francesco avrebbe cercato di immobilizzare la Broome, ma due a segno. Laurie accorre supplicando di risparmiarla, ma Terry assicura di non avercela con lei e scappa, lasciando la vittima agonizzante. Non si sa cosa mai faccia la Rojko, ma arriva Cabassi richiamato da qualche parte dove si trova; il suo primo pensiero è ripulire tutta la coca sui mobili, poi pensa a chiamare, inutilmente, un’ambulanza. Forse non ci sarebbe stato più nulla da fare, ma è certo che l’ultimo pensiero fosse occuparsi dell’amico a terra.

Rotti aiuta Terry a fuggire in Svizzera, ma una telefonata anonima avverte la Questura della sua presenza in un certo albergo; raggiunta da un nostro funzionario, la Broome accetterà di costituirsi.

Da quel momento sarà una sarabanda di articoli e servizi sulla cattiva Milano, che travia e deborda, fino al processo. Mamma Broome arriva dalla South Carolina portando certificati sui pregressi traumi della figlia; arriva in aiuto anche la sorella Donna, un po’ meno in forma da quando si trascura per seguire Terry. Papà D’Alessio è stravolto dal dolore: lamenta che sotto accusa sembri piuttosto suo figlio che non l’imputata, da lui giudicata una goffa figura dai piedi grossi, che nessuno avrebbe mai fatto sfilare; dubita che lei abbia potuto far tutto da sola, davanti a suo figlio, grande, grosso e atletico; si rammarica per l’indifferenza mostrata da evidentemente falsi amici: ma quello era l’ambiente che piaceva al suo amato figliolo. La stessa moglie di Francesco dichiarerà di aver voluto allontanarsi da un contesto malato.

Terry ha sciorinato racconti dell’orrore: infanzia anaffettiva con un padre militare reduce dal Vietnam, alcolizzato e violento in famiglia; stupro di gruppo subito a sedici anni; e droga, tanta droga, da quando se n’era andata a New York in cerca di fortuna.

Tuttavia la sua stessa madre, il cui volto presentava le vestigia di un’antica bellezza, ereditata più da Donna che da Terry, sminuirà questi pregressi, preferendo presentare la figlia come una creatura fragile, deviata dagli eventi.

Alla fine, dopo due tentativi di suicidio, Terry troverà pace nel carcere di Bergamo, in cui peraltro rimarrà relativamente poco. All’inizio, come lei stessa ricordava, era insieme a un gruppo di brigatiste antiamericane, con cui litigava senza quasi ancora saper parlare italiano; in seguito diverrà amica di una di loro, che la avvierà a corsi di ceramica; in permesso di lavoro, insegnerà inglese. Broome terminò di scontare la pena nel 1992 e da allora ha cercato l’oblio.

Carmen Gueye

carmengueye
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Genovese, ex funzionario ministeriale nell’ambito della pubblica sicurezza, è autrice di libri, saggi e romanzi; articolista e già pubblicista, si occupa particolarmente di cronaca nera e spettacolo

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