Da anni la presenza dell’orso in Trentino occupa pagine di cronaca e alimenta discussioni accese. Ma i dati dell’ultima indagine nazionale BVA Doxa, commissionata da Trentino Marketing e presentata al “Tavolo grandi carnivori”, raccontano una storia meno allarmata: per la maggioranza degli italiani la questione non condiziona le scelte di vacanza.
Alla domanda se la presenza dell’orso incida sulla decisione di una vacanza in Trentino, il 67% degli intervistati ha risposto che non cambia nulla. Solo il 13%, così come riporta l’ufficio stampa PAT, ha dichiarato che la riduce, mentre il 20% sostiene che la accresce. Tra chi sta concretamente valutando una vacanza nelle valli trentine, la quota di chi percepisce l’orso come valore aggiunto sale al 26%. Numeri che ribaltano l’immagine di un territorio “a rischio fuga turistica” e che restituiscono un quadro più equilibrato, persino rassicurante.
L’indagine, realizzata tra il 3 e il 16 giugno 2025 con metodologia mista (50% interviste online, 50% telefoniche) su un campione nazionale di 2.011 individui, mostra anche un altro aspetto: la consapevolezza su come comportarsi in caso di incontro con un orso resta bassa a livello nazionale (31%), mentre cresce tra chi ha visitato il Trentino negli ultimi due anni (48%). Ancora più alta era nel sondaggio 2024 condotto sul solo territorio provinciale, dove il 75% dei residenti si dichiarava informato, con picchi dell’81% tra i giovani.
C’è poi la memoria degli episodi: il 52% degli italiani ricorda almeno un attacco in Trentino, segno che l’eco mediatica degli incidenti ha inciso sull’immaginario collettivo. Eppure questo non si traduce automaticamente in un calo di interesse. La maggioranza continua a vedere il Trentino come destinazione attraente per natura e paesaggi, con una propensione media a una vacanza in montagna pari a 7,6 su 10.
Un altro dato interessante, ricorda sempre l’ufficio stampa PAT, riguarda la percezione della numerosità degli orsi: oggi il 40% degli italiani li considera “numerosi”, contro appena il 7% nel 2002, all’indomani del progetto di reintroduzione. La maggioranza (70%) ritiene che la popolazione debba rimanere stabile, mentre il 15% auspica un aumento e un altro 15% una diminuzione.
Dal confronto emerge anche la distanza tra percezioni locali e nazionali: se a livello provinciale quasi la metà degli intervistati attribuisce agli orsi responsabilità nei danni a coltivazioni, alveari e animali domestici, a livello nazionale la percentuale cala drasticamente, segno che chi vive lontano percepisce il tema più come fatto mediatico che come esperienza diretta.
Alla luce di questi dati, più che un “problema turismo” la vicenda orso sembra confermare la centralità della comunicazione: cartelli, app, mappe digitali e campagne informative sono gli strumenti più richiesti dagli italiani.


