Catullo, il grande poeta e narratore latino descriveva così l’ossessione nel suo Carme 85: “Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior” (Odio e amo. Forse ti chiedi perché io lo faccia. Non lo so, ma sento che accade e mi tormento). L’ossessione è un tormento interiore, quindi, capace di confondere la ragione in un furore cieco, così scrive Lucrezio nel “De Rerum Natura”.
Dice che dalla saggezza dagli antichi latini ci sia sempre da imparare, ma evidentemente è un consiglio non seguito dai compagni comunisti, nonché i derivati fino al PD, però fa strano per chi sostenga di essere i depositari della cultura non conoscere i latini. La loro qultura con la q, forse, perché ignorantia legis non excusat.
Quel che è accaduto ieri, a Pisa, pare che sia il seguito del film “I primi della lista”. Un film basato su un’incredibile storia vera dove narra la storia di tre spiantati comunisti pisani, militanti di Lotta Continua, i quali scambiarono la parata del 2 giugno del 1970 per un colpo di Stato imminente. Il trio, ossessionato da una politica sciagurata, fuggì a gambe levate in Austria chiedendo asilo politico, tra lo stupore, e le risate, delle autorità austriache.
La storia di questa esilarante fuga ispirò, nel 2011, il regista Roan Johnson portando sul grande schermo la vicenda, aiutato, per la sceneggiatura, dagli stessi fuggiaschi: Pino Masi (autore della canzone di protesta “La ballata del Pinelli”), Renzo Lulli e Fabio Gismondi. Per la serie: compagni si, ma pecunia non olet. Ieri, sempre a Pisa, è andata in scena la seconda parte. Incredibilmente ancora più ridicola dove i protagonisti sono la Senatrice Ylenia Zambito, il vice presidente del Consiglio regionale della Toscana Antonio Mazzeo, e buon ultimo Enrico Bruni, responsabile Diritti, Pari Opportunità e affari internazionali della segreteria comunale del partito democratico di Pisa.
Tre alti esponenti del PD ai quali vorrei rivolgere un consiglio bonario: compagni, evitate di essere in tre, visto i precedenti vi porta male… Il fatto: nella zona di Porta a Lucca, un bel quartiere pisano nei pressi dello stadio comunale, è in corso d’opera il rifacimento della scuola Primaria statale Collodi. Una messa in sicurezza, programmata dalla Giunta di centrodestra del Comune della Torre Pensente, da effettuarsi prima del nuovo anno scolastico. Il giorno precedente al Ferragosto, il capo cantiere, ha avuto la bella idea di scrivere, sui muri di facciata della scuola, dove inserire le fasce per il cappotto antincendio con tanto di indicazione per gli operai. Fascio si, fascio no, fascio si… e così via oltre ai segnali di indicazione.

Non l’avesse mai fatto! I tre solerti piddini, ricordiamo i loro nomi: Ylenia Zambito, Antonio Mazzeo ed Enrico Bruni, ossessionati da bravi compagni per qualsiasi cosa riconducibile al fascismo, hanno scambiato le indicazioni di cantiere per frasi e simboli inneggianti al fascismo.

Pare una barzelletta, ma è tutto vero, altro che balle! Evidentemente non avendo mai lavorato in cantiere, col ragionevole dubbio che abbiano almeno lavorato qualche giorno in vita loro (poi se li chiami comunisti col Rolex s’incazzano pure), i tre eroi del PD sono immediatamente saliti sul pulpito della protesta per il vile attentato fascista in una scuola pubblica, seguiti a ruota dalle testate regionali di sinistra e dai webeti sui social, iniziando tutti insieme il valzer della retorica, da fascisti carogne, le fogne, testa capovolta, la resistenza, i partigiani, mamme e parenti compresi. Odio sparso a piene mani ed offese a non finire, finché il capocantiere è uscito allo scoperto precisando che sia solo un memorandum di lavori da effettuare, scritto sul muro, per i muratori, e di essere stato lui l’autore.

Una figura di merda colossale, dice che pure la Torre di Pisa s’è piegata per le risate. Ciliegina sulla torta la giustificazione giunta in serata, via social, di un alto esponente regionale del PD: abbiamo sbagliato, ammette, ma i compagni hanno fatto bene perché l’attenzione deve essere sempre alta (testuale), come potete verificare da queste scritte fasciste in nero sempre a Pisa.
In effetti, dalla fotografia pubblicata, si può notare la parola Pisa scritta per ben 3 volte (eddai, questo tre!) con vernice nera. Ma io queste scritte le ho viste, penso, ma dove? Chiamo un amico pisano al telefono: Si, sono in un muro vicino allo stadio. E’ opera dei tifosi. Come tutti sanno, il Pisa calcio, gioca con la maglietta nerazzurra. Per fortuna ci sta pure l’azzurro, altrimenti passerebbero per fascisti pure i giocatori! Roba da matti.
Pure il Conte Mascetti, il protagonista dell’indimenticabile “Amici Miei”, con le sue supercazzole non sarebbe mai arrivato a tanto. L’ossessione, qual brutta cosa! Ma ancora più brutta quando penso che i cittadini paghino le loro masturbazioni mentali.
Sono i compagni, Bellezza! La loro comicità è inarrivabile, come le loro cazzate, come la loro ossessione.
Marco Vannucci

