martedì, Febbraio 10, 2026
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Come cancellare in un attimo il sacrosanto diritto di protestare: il caos che ha bloccato l’Italia

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Oggi l’Italia ha mostrato il lato peggiore della piazza. A Milano e Bologna – e, a seguire, in molte altre città – la mobilitazione a sostegno di Gaza è tracimata in scontri, blocchi, assedi a stazioni e snodi urbani. Scene indecorose che cancellano, in un attimo, la nobiltà dell’intento dichiarato: difendere i civili e chiedere pace.

Il paradosso è evidente: una causa giusta – tutela della vita, cessate il fuoco, corridoi umanitari – difesa con metodi sbagliati. Il confronto civile diventa prova di forza logistica; la città, anziché luogo di diritti condivisi, si trasforma in campo di pressione permanente. Il messaggio politico si sfilaccia: alla tragedia mediorientale si sovrappone un catalogo di rivalse domestiche che nulla aggiunge alla causa palestinese e molto toglie alla credibilità di chi manifesta. E così, il messaggio originario di pace e solidarietà si dissolve, offrendo argomenti a chi invoca una linea più dura e delegittima la protesta.

Il paragone con l’“autunno caldo” viene spontaneo ma regge fino a un certo punto. Allora – piaccia o no – il perimetro era chiaro: diritti dei lavoratori, salari, contratti, sicurezza. Oggi troppe piazze oscillano tra slogan intercambiabili e obiettivi cangianti. E mentre si invoca Gaza, l’Italia concreta scompare dallo sfondo.

Ed è qui il nodo: dalla Gaza alle garze. Mentre si parla, anche legittimamente, di geopolitica, gli ospedali fanno i conti con bilanci in sofferenza, carenze di personale e – in molte realtà – attese fuori soglia; il costo dell’abitare schiaccia famiglie e studenti; le scuole arrancano tra edilizia precaria, organici insufficienti e dispersione; i lavoratori vedono diritti compressi e tutele minime, con un caro-vita ancora pesante che rosicchia stipendi e risparmi. È una lista poco televisiva, ma è quella che decide la quotidianità.

Si dirà: l’autunno caldo produsse lo Statuto dei Lavoratori. Vero. Ma quello Statuto è rimasto, in larga parte, figlio degli anni ’70: conquista fondamentale, certo, però mai davvero ripensata per il lavoro frammentato di oggi – partite IVA mascherate, piattaforme, turni spezzati, contratti a tempo che si inseguono – pur dopo riforme come il Jobs Act. Se davvero vogliamo parlare di diritti, bisogna rimettere mano lì: tutele moderne, salari dignitosi, sicurezza reale, conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.

Sia chiaro che lo spirito che muove chi scende in strada per Gaza è nobile. Ma una democrazia matura non misura la forza delle idee dal rumore che producono, bensì dalla capacità di convincere senza calpestare i diritti altrui. Le città non sono ostaggi da prendere: sono comunità da rispettare. Se si vuole davvero portare la questione di Gaza al centro dell’agenda, la via non è l’assedio ai servizi essenziali, né la guerriglia simbolica contro i pendolari: è la serietà – dati, proposte, responsabilità.

giuliacalama
giuliacalama
Nata dalla sponda veronese del lago ma ha lasciato il cuore dalla parte delle grotte di Catullo, colpita dai famosi versi Odi et amo. Laurea magistrale in Lettere conseguita non perché ama leggere, ma perché le piace scrivere. Predilezione per lavori manuali al limite tra la donna avanguardista e una donna d'altri tempi: cucina, cuce e lavora l'uncinetto. Ascolta solo musica italiana, audiolibri e podcast.

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