A Bruxelles un solo voto ha deciso tutto: la commissione giuridica dell’Europarlamento ha respinto la revoca dell’immunità per Ilaria Salis. Una scelta che Paolo Borchia sul caso Salis, capo delegazione della Lega, definisce senza mezzi termini “vergognosa”.
“Chi picchia, vince – ha commentato Borchia –. L’inconsistente Salis, eurodeputata per caso, viene sottratta alla giustizia con la benedizione di parte del finto centrodestra europeo”. Parole che colpiscono nel segno e fotografano un clima in cui, secondo il leghista, il Partito Popolare Europeo si riduce ancora una volta a “stampella delle sinistre”.
Non solo: Borchia sul caso Salis evoca anche il rischio di “accordi a pacchetto”, un “squallido mercato delle vacche” che potrebbe riproporsi nelle prossime votazioni sulle immunità. Sul piano personale l’attacco è frontale: “Il nulla per oltre un anno di legislatura, sempre in fuga dai dibattiti in aula”.
Il messaggio finale è un monito rivolto ai giovani: “Si mettano il cuore in pace quelli che studiano, imparano le lingue e fanno sacrifici. Per un seggio all’Europarlamento bastano manganelli e partiti compiacenti in cerca di volti noti da candidare”.
L’impressione, al termine di una giornata che per molti passerà inosservata, è che l’Europarlamento abbia deciso di premiare l’assenza e la violenza, mentre la politica vera viene ancora una volta soffocata in nome di calcoli e convenienze. Borchia ha scelto di dirlo senza giri di parole.


