Sarà possibile che questi tre signori abbiano pensato che siamo fessi? Il valzer di Donald Trump, Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu rappresenta un fenomeno geopolitico significativo nel contesto della politica internazionale contemporanea. Non so se vi siete accorti: l’idea è che tutti costoro passino sopra la politica dell’Europa. Sbattendosene altamente le balle se le loro problematiche ci lasciano sul lastrico. Questo si aggrava se teniamo conto che la stessa Europa se ne sta da tempo sbattendo a sua volta di quel che pensano gli Stati costituenti, Italia in prima fila.
I problemi quadruplicano se teniamo conto che la guerra su due fronti ci sta tagliando fuori dai rifornimenti energetici e se teniamo conto che non possiamo più rubare le risorse all’Africa, perché ci pensa la Cina e perché abbiamo rinunciato da tempo al colonialismo.
Pare che personalità “importantissime” come Macrons, Melons.. e gli altri chi sono?!? siano messi lì per occupare un posto. Si parla più spesso nello scenario internazionale di persone come la Salis che, ad esempio, il re di Danimarca o il re d’Olanda. Sì, lo giuro, ci sono ancora i reali anche qui, non solo Re Carlo Caput Mundi. Ad ogni modo.
LA SPARTIZIONE DELLE VESTI
Trump, Presidente degli Stati Uniti, ha mantenuto un approccio controverso e provocatorio, specialmente nei confronti di Putin. Oggi qua, domani là. Questo rapporto ha suscitato preoccupazioni tra gli alleati tradizionali americani. Evidenziando una possibile ristrutturazione delle relazioni internazionali. Molto semplicemente relazioni che non ci sono più da tempo, visto che qua c’è in gioco la spartizione economica del pianeta. Putin ben se ne guarda dal provocare le nazioni adiacenti, meno prodotti americani sul suo territorio meglio è. Uno sbocco sul mare è quello che gli serve per trasportare le materie prime dall’Africa. Suez ritorna d’attualità. Per riconquistare il predominio come prima forza europea, visto che le altre sono assenti serve governare, militarmente parlando. L’Europa non ha difesa comune. Non ha un esercito comune. Le nazioni costituenti sono senza difesa efficiente.
Dall’altra parte, Netanyahu ha sfruttato questa dinamica per rafforzare la sicurezza nazionale israeliana. Ha fatto cilecca, passando il tempo cercando alleanze strategiche che beneficiassero Tel Aviv. Conduce la guerra a Gaza senza coinvolgere preventivamente le forze alleate, senza avvertire in tempo la popolazione civile. Sta facendo fuori una classe di bambini delle elementari al giorno, sentendo già il profumino dei resort in riva al mare, che sono perfetti – lo credo anch’io – ma non così. C’è un lago di sangue per estirpare Hamas: bambini piccoli e palazzi rasi al suolo.
Una guerra da tempo nel cassetto, che si concluderà prevedibilmente con l’occupazione della Striscia di Gaza, ma non certo con l’annessione della Cisgiordania. Questo non possiamo permetterlo perché la storia è fatta anche di dietrofront e le cose possono anche cambiare direzione, in gioco ci sono i diritti umani dei palestinesi. Occupare la Striscia di Gaza punisce Hamas, annettere la Cisgiordania significherebbe un genocidio.
Questo triangolo di citrulli imperialisti in valzer (uno vuole il dominio economico, uno vuole il dominio territoriale e uno vuole il dominio ideologico) vuole comandare a spese nostre. Ha trovato espressione in vari ambiti, dalla lotta contro l’influenza iraniana nel Medio Oriente alla promozione di accordi di normalizzazione con diverse nazioni arabe. Questa pace formale è finita oggi, quando ormai tutti concordano che la guerra deve terminare entro subito. Pur non avendo il coraggio fattuale di dare un cavolo di Ultimatum a Israele con un Ultimatum ad Hamas contestuale. L’ONU ha tenuto proprio ieri una seduta per il riconoscimento della Palestina come regione con una dignità, che deve essere presente tra le nazioni del mondo. Se non conta un cazzo, allora sciogliamola.
In questo contesto l’Unione Europea ha incontrato notevoli difficoltà nel trovare una voce unificata e incisiva, anche perché appena parla la Presidentessa della Commissione europea Von der Leyen cala l’euro e un piccione si impicca. Mentre Trump e Putin si sono dedicati a far l’amore a distanza e a divorziare con l’affido congiunto dell’Ucraina, l’Europa è apparsa spesso marginalizzata, incapace di esercitare una significativa influenza sulle decisioni strategiche globali. La mancanza di una politica estera coesa all’interno dell’UE ha ostacolato la sua capacità di rispondere a questa nuova alleanza.
Le crisi migratorie e le divergenze economiche hanno ulteriormente complicato la situazione, rendendo difficile la formulazione di strategie comuni. Di conseguenza, il triangolo di potenza formato da Trump, Putin e Netanyahu ha potuto prosperare, approfittando delle divisioni interne europee per consolidare la propria influenza. Teniamo presente che nel frattempo la crisi climatica avanza, portando con sé debolezza economica, mentre gli sbarchi sono diminuiti di due terzi negli ultimi due anni, complice sicuramente la Guerra in Medioriente e la crisi in Ucraina che non donano sicurezza a chi parte da paesi già disgraziati.
Le implicazioni di questa alleanza Putin Trump Netanyahu si estendono oltre il Medio Oriente, influenzando la stabilità globale, creando nuovi scenari di confronto. Paesi come Cina e Iran osservano attentamente queste dinamiche, tentando di adattarsi a un nuovo ordine mondiale sempre più complesso e competitivo e iniziando a prendere campo in ambito economico, la prima, militare il secondo.
Ma tutti i nodi vengono al pettine in giornate come questa, quando si iniziano a vedere le conseguenze di quel che non si fa: la popolazione civile che naviga con le bagnarole della Flotilla per forzare il Blocco Navale imposto da Israele a Gaza, colpita con tutte le piccole munizioni del caso, il Ministro Crosetto che corre ai ripari per salvare i connazionali da una situazione completamente alla deriva.
A Roma sul Campidoglio capeggia la bandiera della Palestina, come dire che siamo ideologicamente terra di conquista e questa qua è roba indegna che scotta, perché non è la bandiera del Palermo o della Juventus. Era meglio usare le bandiere della pace, a parer mio. Il valzer si è fermato. Mamma li turchi!
Trump che auspica e ordina alla NATO di abbattere tutto quello che vola se è roba sconosciuta, militare e specialmente russa. Contando che l’Ucraina possa vincere la guerra e recuperare le sue terre.
Macron che desidera riconoscere la Palestina, prima che non ci sia più nessun prestanome ancora vivo per firmare un documento in questo senso, non si sa mai. Cosa non si fa per salvare la Tour Eiffel e Notre Dame, appena ristrutturata.
Ma sicuramente voi state ancora pensando ai nomi dei cancellieri, re, governatori delle nazioni europee, giusto?
E sono nomi che vi sfuggono, logicamente, contano come il due di picche quando governa bastoni.
In questa danza di idee prebelliche risorge il vento partigiano che desidera vedere al muro i grandi leader del potere imperialista, come Trump, Putin e Netanyahu fucilati, qualcuno pensa anche appesi a testa in giù e ci mette insieme la Meloni. Ho ragione sai, anche secondo me è come dico io.
Martina Cecco


