Il bullismo continua a mietere vittime?

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La recente decisione di un ragazzo di togliersi la vita a 14 anni, con una vita davanti da costruire; drammatico sembra il motivo che ha condotto il ragazzo al suicidio, riconducibile probabilmente al disprezzo e all’inumanità che percepiva in coloro che lo circondavano. Bullismo? A riguardo saranno le autorità competenti ad accertare la verità.

Le parti in causa sono profondamente discordanti: da una parte la famiglia, che vede dei ragazzi che hanno avuto lo stomaco di prendersela in questo modo, e senza un perché, con un loro coetaneo, portandolo allo sfinimento. Dall’altra la preside dell’istituto superiore, invece, smentisce i genitori, ritenendo le loro dichiarazioni ingiuste.

Resta però una verità, la più cruda: un ragazzo di 14 anni ha deciso che era meglio morire e se una persona arriva a compiere un gesto tale, vuol dire che è stremata, che non ce la fa più, che preferisce morire, rispetto a continuare a vivere in questa maniera.

In qualche modo, questo ragazzo ha subito una violenza che porta con sé tanta cattiveria e indifferenza. Questi due elementi, ormai, sono all’ordine del giorno e vengono citati, soprattutto, quando si discute delle baby gang. Ma non solo. In questi anni, si parla tanto di progresso, dello sviluppo della tecnologia, dell’intelligenza artificiale, però non altrettanto di questa violenza, che imperversa, ogni giorno di più, nella nostra società. Il progresso tecnologico in atto è indiscutibile, quanto il regresso morale.

Come si apprende da un‘indagine di Unicusano, un adolescente su 3 è vittima di cyberbullismo e violenza digitale, e le denunce, in 5 anni sono salite del 40%.

I dati dicono che, dal 2019 ad oggi, i reati più diffusi sono cyberbullismo (60%), hate speech (35%), revenge porn e deep fake (+12% in un anno).

La violenza digitale è molto presente su chat scolastiche, social network e forum online, in costante crescita e, ogni anno, provoca vittime molto giovani, espone donne a nuove forme di violenza di genere e genera odio in intere comunità. Secondo Unicusano, nel 2019 il 18% degli studenti italiani dichiarava di essere stato vittima di cyberbullismo; nel 2021, si è passati al 23%; nel 2023, si è arrivati al 29%; e, nel 2024, le segnalazioni a Telefono Azzurro e Terre des Hommes sono aumentate del 40%. Oggi, l’Istat dice che quasi sette ragazzi su dieci, tra gli 11 e i 19 anni, hanno vissuto almeno un episodio di violenza online e uno su cinque lo subisce in modo continuativo, più volte al mese. Il cyberbullismo si manifesta con insulti, minacce, esclusioni dai gruppi digitali.

Un’altra forma di bullismo è l’hate speech, che colpisce, soprattutto, per il genere, l’etnia o orientamento sessuale e che riguarda oltre un terzo dei giovani italiani.

In conclusione i numeri di Unicusano rivelano che il bullismo affligge, in particolare, gli adolescenti, specialmente quelli tra gli 11 e i 13 anni, con il 23,7% che lo subisce con continuità, e quelli tra i 14 e i 19 anni (19,8%). Le ragazze hanno una probabilità doppia, rispetto ai ragazzi coetanei, di subire sextortion o revenge porn, mentre nella comunità LGBTQ+ un giovane su due racconta di essere stato bersaglio di hate speech. La violenza digitale colpisce anche gli adulti: il 14% delle donne tra i 50 e i 70 anni ha ricevuto offese o proposte offensive online e quasi il 4% denuncia molestie legate al lavoro o allo studio, contro l’1% degli uomini. Nel primo semestre del 2024, sono stati segnalati circa 700 casi di revenge porn verso adulti, dimostrando che il fenomeno non ha limiti d’età.

Questa violenza ha delle conseguenze: quasi la metà delle vittime sviluppa ansia o depressione, un ragazzo su quattro pensa di abbandonare la scuola e oltre il 12% manifesta mette in atto comportamenti autolesionistici. Non si può, quindi, parlare di “semplici scherzi” o di conflitti circoscritti alla sfera online.

Nicolò Caudini

Nicolò Caudini
Nicolò Caudini
Affascinato dalle storie di vita in cui a una caduta segue una rinascita e a quelle in cui, nel buio, si riesce a trovare la luce. Grande interesse anche per quelle decisioni che si ripercuotono sulla collettività

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