Dopo 28 mesi di calo ininterrotto, da febbraio 2023 a maggio 2025, i prestiti bancari alle imprese italiane hanno finalmente invertito la rotta. Dall’inizio dell’estate, tra giugno e settembre, lo stock complessivo è cresciuto di quasi 5,5 miliardi di euro, raggiungendo i 647 miliardi: un aumento netto rispetto ai dati di fine 2024. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della CGIA, che segnala una boccata d’ossigeno per l’economia, favorita dal calo delle sofferenze bancarie e dai tagli ai tassi della Banca Centrale Europea, che hanno ristabilito un clima di maggiore fiducia.
Non tutte le aziende, però, stanno beneficiando di questa ripresa. Nei primi sette mesi del 2025, le imprese con più di 20 addetti hanno registrato un incremento dell’1,5% (+8,2 miliardi), mentre quelle con meno di 20 dipendenti – che rappresentano il 98% del totale e impiegano quasi il 55% dei lavoratori privati – hanno subito un calo del 2,8% (-2,7 miliardi). Un divario explained dalle banche, che negli ultimi anni hanno evitato i prestiti più “complessi” alle micro-imprese, con costi di istruttoria elevati e gestione amministrativa onerosa. Le fusioni bancarie degli ultimi vent’anni hanno poi concentrato il rischio, riducendo l’interesse per i piccoli operatori, spesso lontani dai grandi centri decisionali.
Nonostante queste ombre, le banche restano un pilastro essenziale per il tessuto produttivo italiano. Supportano artigiani e piccoli imprenditori, fondamentali per la crescita, l’occupazione e la valorizzazione del Made in Italy, sinonimo di eccellenza, qualità e tradizione nel mondo. Questa inversione di tendenza suggerisce che le condizioni di stabilità stanno tornando, con gli istituti di credito disposti a “rischiare” di nuovo accanto alle imprese.
A livello territoriale, il quadro è eterogeneo: tra dicembre 2024 e luglio 2025, quasi metà delle province non ha visto aumenti. Le situazioni più critiche a Imperia e Prato (-5,6%), Vercelli (-5,7%, -81,6 milioni) e Avellino (-5,8%, -109 milioni). Al contrario, Aosta svetta con +18,3% (+284,6 milioni), seguita da Trieste (+12,8%, +383,5 milioni) e Oristano (+9,2%, +65,7 milioni). Tra le grandi aree, Roma cresce del 4,1% (+2,3 miliardi), Bergamo del 3,4% (+530 milioni), Firenze del 2,6% (+329,2 milioni) e Milano del 2,2% (+2,3 miliardi).
Preoccupa soprattutto il Veneto, con un calo dell’1,4% (-868 milioni) nei primi sette mesi, una discesa ininterrotta dal 2011 aggravata dalla scomparsa di banche come Antonveneta, Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Negativi anche Umbria (-1,4%, -125 milioni) e Molise (-2,1%, -28 milioni).


