Inesorabilmente se ne vanno tanti protagonisti del cinema italiano e, con loro, sfuma la testimonianza di un’epoca d’oro irripetibile, non da ultimo perché il grande schermo ha perso attrattiva a favore della televisione e il divismo incorona al massimo qualche contessa, non più re e regine.
Claudia era nata a La Goletta, vicino a Tunisi, nel 1938. Gli italo tunisini facevano parte di un colonia insediata a Tabarca a scopo commerciale, dapprima possedimento privato, genovese nello specifico; dal XV secolo vide arrivare dapprima ebrei livornesi, poi esuli come Garibaldi, e infine i siciliani (i più numerosi) fino all’occupazione francese nel 1881.
Durante il fascismo il contrasto con i francesi si acuì. Il governo italiano aiutò i nostri connazionali (come fece in misura minore con gli italo egiziani), cosicché allo scoppio della guerra essi solidarizzarono con la madre patria contro gli alleati.
A seguito delle lotte per l’indipendenza, che culminarono con l’emancipazione di molti paesi africani dalle patrie europee, essi furono costretti all’esilio, spesso in Francia, dopo essere stati spogliati dei loro beni per volontà del presidente Bourguiba.
Famosi italo tunisini erano Nicola Pietrangeli, Sandra Milo e, appunto, Claudia Cardinale, vissuta nel protettorato francese.
Figlia di un ingegnere nato in Tunisia, mentre la moglie veniva da Tripoli, entrambi di genitori siciliani, prima di quattro figli, Claudia parlava di sé come una sorta di monella, innamorata degli ampi spazi natii, riluttante agli studi. La sua cultura era in pratica siculo/arabo/francese, ma papà rimase fieramente italiano anche durante l’ultimo conflitto, nonostante l’ostilità circostante.
Comparsa in un film tunisino, poi cooptata in una piccola parte con Omar Sharif, incoronata col titolo della più bella italiana in Tunisia, l’adolescente quasi esotica, col suo broncio affascinante approdò al festival del cinema di Venezia e finì inevitabilmente per essere adocchiata dagli addetti ai lavori. Vista la difettosa pronuncia in italiano, si decise di avviarla a studi di dizione e recitazione, a cui si mostrò refrattaria, mollando tutto dopo un mese.
Qui si innesta la vicenda che fece sempre parlare i rotocalchi e ha prevalso nelle commemorazioni dopo la sua scomparsa. Decisa a rifiutare ogni domanda sull’argomento, Claudia, in seguito, aiutata dal suo management, ha diffuso una versione che motivava la gravidanza, con la nascita del figlio Patrick nel 1958, come frutto di un rapporto sbilanciato, tra il brutale e la violenza, senza specificare oltre. Per tale ragione a oggi non è possibile avallare leggende femministe o dipingere il gesto di un’eroina, in mancanza di coordinate sulla vicenda. Le carriere dello spettacolo, d’altronde, presentano spesso risvolti misteriosi, e non si sa in che modo la giovane, incinta, abbia conosciuto Franco Cristaldi. Sta di fatto che lui la portò a Londra a partorire, diede il proprio cognome al bambino, lavorò per farla diventare una vera attrice e la sposò nel 1966, dopo aver ottenuto l’annullamento del suo primo matrimonio.
Narrano le cronache che il padre biologico di Patrick volesse rimediare, ma Cristaldi cestinasse le sue lettere a Claudia: molto romanzesco.
Cristaldi (1924/1992), torinese, partigiano, grazie a frequentazioni romane si accostò al mondo della produzione, mantenendo il suo stile “progressista”; con la sua casa cinematografica “Vides” fu tra i protagonisti del rinnovamento della settima arte in Italia.
L’elenco delle pellicole di successo della Cardinale sarebbe lungo, e spazia dalla commedia al drammatico, da Bolognini a Visconti, da Luigi Zampa a Nanny Loy a Sergio Leone, senza mai una caduta di tono, con esperienze americane come “La pantera rosa” di Black Edwards, con Peter Sellers e David Niven: non proseguite, a suo dire, per evitare le condizioni opprimenti di quel sistema ( come capitò anche a Virna Lisi).
A metà degli anni settanta arrivò l’incontro fatale, con il regista napoletano Pasquale Squitieri, ex avvocato, giornalista e impiegato di banca, sposato a sua volta, con tre figli.
Squitieri, schierato all’estrema sinistra tanto da firmare il manifesto degli intellettuali per la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli ( precipitato da una finestra della Questura nel 1969, durante le indagini per la strage di piazza Fontana) ed esprimere pareri di stampo insurrezionalista, non era in verità un’eccellenza registica. Dopo un incerto avvio e qualche spaghetti western minore, si diede a film di “denuncia” sul mondo mafioso nei quali coinvolse la sua nuova compagna, come “Corleone” e “I guappi”, ma nemmeno Claudia riusciva ad alzare il livello di quei lavori mediocri e pretenziosi. Né gli andò meglio con pellicole come “ Li chiamarono briganti!”, ancora con la povera Cardinale a far da nome in cartellone, film revisionista sparito dalle sale in un baleno. L’unione fu un fiasco artistico, ma fruttò a Claudia la seconda figlia, nata nel 1979, Claudine/Claudia jr.
Un po’ ovunque si leggeva delle entusiastiche dichiarazioni della diva sulla sua nuova vita e la ritrovata libertà a fianco di Pasquale, condite da aspre critiche alla “gestione” Cristaldi, con mancanza di riconoscenza e forse l’inconsapevolezza di essere diventata, da punta di diamante, a trespolo per la carriera mancata di Squitieri. Cristaldi si risposerà con la bellissima etiope Zeudi Araya.
Pasquale allora tentò la carriera politica, si buttò a destra e fu eletto senatore nel 1994, con Alleanza Nazionale, alleata con la Lega, che poi il regista prese a insultare per l’antimeridionalismo di Borghezio; in quel periodo Claudia, sulla sua scia, o forse per rinnegare il “sinistrismo” dell’ex marito, attaccò a criticare il sindaco pidiessino di Napoli, Antonio Bassolino. In seguito Claudia rientrerà nei ranghi e, dopo la fine della relazione con Squitieri, nel 2000, sposerà tutte le cause da terzo millennio, animali, femminismo, fame nel mondo, lgbtq e chi più ne ha.
Tornata a vivere in Francia ( per evitare i paparazzi italici, dichiarerà in seguito) Cardinale alternò lavoro di qua e di là delle Alpi, televisione e cinema, senza mai esibire nuovi compagni al fianco. Intervistata spesso nei nostri programmi, sempre stuzzicata sul tema sentimentale (per esempio dal sapido Paolo Limiti) teneva a dire che gli unici uomini della sua vita erano stati quelli ufficiali.
In conclusione si può affermare che Claudia, la nostra CC, contrapposta alla francese BB ( un film insieme, “Le pistolere” del 1971) è stata un talento naturale, sostenuta da team professionali di altissimo livello che ne valorizzarono le qualità. Forse non il massimo della simpatia, ma nessuno è perfetto.
Carmen Gueye

