Fabio Ferrari è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del programma “I Lunatici”, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dal lunedì al venerdì notte dalle 23 alle 2.
L’attore ha iniziato il suo intervento raccontando: “Le persone mi considerano uno di casa, questo fa piacere. Tutti mi chiamano Chicco. Ormai ci sono affezionato, Chicco sono io, o forse lui è me. I primi dieci anni mi dava fastidio rimanere legato a un personaggio, volevo fare altre cose e mi rendevo conto che alcune non le facevo perché mi consideravano legato a quello. Adesso, con Chicco ci parlo. E’ il mio alter ego. Io ho lavorato con Pupi Avati, con Scola, ma se devo dire, dal punto di vista cinematografico mi considero un attore sottovalutato. Avrei voluto fare più cinema. Il teatro? Lì mi sono sempre guadagnato la pagnottella, sono in pensione da un anno, mi piace tantissimo il teatro, è la mia casa, vengo da una famiglia di teatranti, però in linea di massima mi piace più il cinema”.
Proseguendo nel suo intervento, Fabio Ferrari si è espresso anche in merito al politicamente corretto: “Oggi ‘Vacanze in America’ non sarebbe proprio uscito. Non era proprio pensabile. Ma nemmeno ‘Via col vento’. Oggi non uscirebbe. Eppure prese l’Oscar. Secondo me siamo in un momento di transizione. E’ come un’onda che tutto travolge, poi quando si ritira la marea ci si rende conto che tante cose erano stupide. Su instagram mi scrivono che Beethoven era un suprematista bianco…”.
L’attore è un grande tifoso della Lazio, questione sulla quale ha poi aggiunto: “Mi facevano fare il romanista perché sia in Vacanze in America che quando interpretavo Chicco, facevo dei personaggi tra virgolette vincenti. La Roma di quel periodo era vincente, mentre la Lazio era in B. Certo che Enrico Vanzina poi ci godeva un pochino nel farmi fare il romanista. Quando la Lazio vinse lo scudetto nel 1974 festeggiai con i calciatori negli spogliatoio. Mi padre aveva fatto una trasmissione su Radio2 con Chinaglia, a Lazio-Foggia mi portò allo stadio e dopo andammo negli spogliatoi. Ho questo ricordo di quei calciatori in mutande con lo champagne. Quella era una squadra di matti, si corcavano di botte in allenamento, poi in campo erano tutti uniti. Vedere a 15 anni lo scudetto della Lazio e festeggiarlo con i calciatori per me fu un sogno. Volevo portarmi a casa un pezzo di terra dal dischetto, ma quando sono arrivato io lì c’era già un cratere”.


