martedì, Febbraio 10, 2026
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Graziella De Palo e Italo Toni come Alpi/Hrovatin?

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Il 1980 fu un anno  tumultuoso, pur inserito in un periodo di instabilità e violenza che rende quell’epoca quasi indistinguibile nelle sue scansioni. Dopo il disastro di Ustica e la strage di Bologna (vedi nostri articoli), in un clima di sobbollimento nazionale e globale, certo giornalismo di inchiesta non distoglieva lo sguardo dalla polveriera del Libano.

Il paese aveva vissuto un’epoca d’oro, denominato “Svizzera del Medio oriente”, per l’ospitalità garantita a  ricchi veri o finti, avventurieri o bancarottieri in fuga, come l’industriale italiano Felice Riva: erede di un impero tessile, un biennio da presidente del Milan, mandò in rovina l’azienda per investimenti sbagliati; sfuggito alla giustizia italiana, cui pagherà ben poco grazie ad amnistie e cavilli, e alla acquisita cittadinanza libanese, mollerà i cedri  quando nella sua nuova patria si profileranno guerre e disordini, per stabilirsi prima in Svizzera, poi a Forte dei Marmi.

Il Libano, fino agli anni sessanta, mostrava una facciata moderna e glam, con una dolce vita in stile Costa Azzurra, anche per la pratica soft della religione islamica e l’ottima convivenza tra fedi, in primis con il cristianesimo. Le facilitazioni bancarie e fiscali attiravano investimenti e speculazioni, il clima mediterraneo invitava al soggiorno. La famosa attrice Antonella Lualdi (1931/2023) vi nacque, figlia di un ingegnere pugliese che lavorava a strutture locali.

Culla di civiltà, la terra fu ripetutamente invasa, anche dai romani, fino a passare sotto il controllo ottomano, divenendo parte della questione d’oriente.

Prima definito “Grande Siria”, il territorio venne staccato dalla vicina nazione a opera dei francesi, di cui divenne protettorato negli anni venti del secolo scorso. Durante la seconda guerra mondiale, con la Francia occupata altrove, il Libano proclamò l’indipendenza nel 1943, ma si dovettero attendere due anni e la decisione inglese di mollare il colpo sulla contesa dei luoghi, perché esso divenisse stato autonomo, con capitale Beirut.

Il potere fu spartito con equità proporzionale tra cristiano maroniti (un ramo paracattolico), musulmani sunniti e sciiti, con accordi modificati in senso paritario nel 1990.  Fin qui, tutto bene.

Tuttavia il paese assunse una posizione ostile a Israele dopo la sua creazione, frattura solo in parte sanata negli anni duemila, e accolse i profughi palestinesi, pur senza partecipare ai conflitti sviluppatisi nel tempo.

La situazione si rovesciò in pochi anni e riassumerla è proibitivo. Tra espansionismo siriano, terrorismo OLP, intervento israeliano, interposizione di forze internazionali per la pace (UNIFIL) ed estremismi religiosi, spiccano il massacro del campo profughi di Sabra e Shatila del 1982, a opera dei miliziani palestinesi il primo e di falangi cristiane il secondo e l’omicidio del presidente in quello stesso anno; si arriverà a faticose e instabili composizioni, un’altra guerra nel 2006 innescata dagli Hezbollah contro Israele e a seguire, fino ai giorni nostri, le elezioni del 2018 e il disastro del 2020, un’esplosione in porto con molte vittime e danni incalcolabili. Secondo alcuni osservatori, la Russia e l’Iran hanno impedito il crollo della Siria fino a recenti destabilizzazioni, e ciò potrebbe riflettersi sul destino del Libano.

Torniamo indietro, nel pieno di una guerra civile iniziata nel 1975. Si fronteggiavano milizie del Fronte Libanese e del Movimento Nazionale Libanese, queste ultime sostenute dall’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Nel 1976 la Siria intervenne a favore del Fronte Libanese. La Lega araba, su pressione siriana, organizzò l’intervento della Forza Araba di Dissuasione. Il 14 marzo 1978 Israele lanciò l’Operazione Litani, occupando l’area meridionale del paese, con l’obiettivo di creare una zona cuscinetto con le forze dell’OLP. Fu creata allora la Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL).

In una precaria situazione di relativa, apparente tranquillità, sempre interrotta da incursioni e iniziative di movimenti, in un turbinare di spie di ogni paese, si inseriscono i due personaggi di cui parliamo, freelance dell’informazione.

Graziella De Toni, 24 anni, romana, figlia di un capitano dei carabinieri e di una professoressa, non ancora iscritta all’ordine, collaborava a diverse testate, Notizie Radicali, L’Astrolabio, il tabloid ABC, da ultimo  Paese Sera, facendosi notare per un particolare interesse al traffico d’armi; viene descritta come “legata” a Italo Toni, cinquantenne marchigiano anch’egli transitato dall’area radicale, attento alla guerriglia palestinese, giornalista a sua volta anche per l’Astrolabio, noto nel suo genere, anche se il cugino, che ne ha portato avanti la memoria, parla di retribuzioni piuttosto scarse. Insieme, Graziella e Italo avevano appena dato alle stampe un libro su Che Guevara, ma faticavano a farsene pubblicare un altro su temi concernenti il medio oriente.

In Italia, il 2 agosto, si era verificata la strage di Bologna. Il 22 agosto i due si imbarcarono per la Siria e il 23 valicarono il confine col Libano; avevano ottenuto un finanziamento, per il viaggio, dall’Autorità palestinese a Roma, nella persona di Nemer Hammad che, in teoria, avrebbe dovuto garantir loro appoggio durante la permanenza e nei contatti. Scopo dichiarato: verificare lo stato del paese, in particolare dei profughi palestinesi. Non si conoscono bene i loro movimenti nei primi giorni e la fonte principale rimane Adnkronos.

Il primo settembre la coppia avvisò la nostra ambasciata di un prossimo incontro con il Fronte democratico per la liberazione della Palestina (FDLP), di ispirazione leninista, capeggiato da Nayef Hawatmeh, destinazione sud del Libano, per un sopralluogo a una sede OLP; l’ambasciatore Stefano D’Andrea era assente, loro lasciarono un messaggio al consigliere Guido Tonini: “Andiamo con il Fronte Democratico, se non torniamo entro tre giorni veniteci a cercare”.

Questo comportamento ha destato più di una perplessità. I due non godevano della “protezione” di grandi testate mediatiche, come a suo tempo fece notare anche Enzo Biagi, erano praticamente due privati cittadini: con quale sicurezza (e anche sicumera) ritenevano di poter quasi intimare a un ambasciatore di far loro da polizia privata? Né è pensabile che un consigliere, come pure è stato detto, potesse impegnarsi in tal senso.

Scesi all’hotel Triumph, ospiti di Al Fatah (nome di copertura dell’OLP), essi avevano appuntamento il 2 settembre con esponenti del FDLP, in un posto imprecisato dove avrebbero dovuto trovare l’italiana Piera Radaelli, attivista OLP, in seguito responsabile progetti della ONLUS Terres des hommes. La donna in un primo tempo affermò di essere salita con loro su un fuoristrada, per poi smentire. Da allora più nessuna notizia di Graziella e Italo.

Trascorso il 15 settembre, data prevista per il ritorno, i De Palo, già in ansia per la totale assenza di comunicazioni della figlia, avvisarono prima la sede romana dell’OLP, ricevendo rassicurazioni da Hammad poiché a suo dire, in caso di disgrazia, lui ne sarebbe stato al corrente; il 29 si misero in contatto con l’ambasciata italiana a Beirut e scattarono le prime ricerche. Furono ritrovati tutti i bagagli della ragazza, solo in parte quelli di lui. L’ambasciatore D’Andrea sollecitò i De Palo a recarsi in Libano, ma una telefonata di un sedicente funzionario degli Esteri, presentatosi col cognome Formica, li diffidò dal farlo; non conosciamo nomi di parenti di Italo interessati alla sua sorte, almeno allora.

Si attivarono i Servizi; il 27 novembre il presidente Pertini ricevette i De Palo, promettendo interessamento. La parlamentare comunista Luciana Castellina confortò genericamente Giancarlo, fratello di Graziella, dopo asserite comunicazioni ricevute dal suo amico del SISMI, il colonnello  dei carabinieri Stefano Giovannone, che ha attraversato molte vicende italiane, a partire dal caso di Aldo Moro, di cui era collaboratore e con cui aveva stilato il “lodo Moro”, di non interferenza tra il nostro paese e l’OLP  (oggi qualcuno ne mette in dubbio l’esistenza, o almeno una redazione scritta e ufficiale).

Il responsabile della sicurezza OLP, Abu Ayad, lasciò intendere che Toni era probabilmente una spia, mentre permanevano speranze di trovare in vita l’incolpevole Graziella. I De Palo rivolsero un appello ad Arafat e a Papa Giovanni Paolo II, che interessò i contatti cattolici presso l’OLP.

Benché la signora Capotorti, madre di Graziella, potesse intervenire sull’ambasciatore D’andrea, amico di un suo cugino giurista in Lussemburgo, le indagini vennero affidate dal segretario generale degli affari esteri Malfatti a Giovannone, che delegittimerà le risultanze di  D’Andrea; quest’ultimo, che addebitava l’omicidio dei due italiani ad Al Fatah, verrà trasferito da Pertini a Copenaghen, mentre Giovannone accusava i cristiano – maroniti e dirà che D’Andrea aveva impedito a una inviata della massoneria romana di visionare i cadaveri all’obitorio dell’ospedale americano di Beirut, dove in realtà non erano mai stati. Arafat, concesso un incontro ai De Palo nel 1981, darà man forte a Giovannone, rimettendo in campo l’esistenza in vita della giovane, dimentico dell’invenzione sull’obitorio americano.

Giovannone e il colonnello Santovito vennero rinviati a giudizio, ma moriranno prima del dibattimento; George Abbash, componente dell’ala cristiana del Fronte, venne assolto.

Questa è un’estrema sintesi della vicenda, che ha creato non poco imbarazzo. La mamma di Graziella, quasi centenaria, nel 2023 ha rivolto un appello alla premier Meloni affinché venga rimosso il segreto di stato apposto da Craxi nel 1984 e solo in parte desecretato sotto il governo Berlusconi, nelle parti eventualmente in possesso dell’AISI, nuova denominazione dell’ex SISMI, ma che non toccassero accordi tra Italia e OLP.

Nel 2020 entra in campo Wikileaks italian, che rilascia un’informativa in verità piuttosto oscura presuntamente datata 1982. Questa volta viene nominato il fondatore di Avanguardia Nazionale Stefano Delle Chiaie (1936/2019) il quale, in Libano per un incontro d’affari con Nayef Hawetmeh per trattare materiale tecnologico, a favore delle “Trilaterale” (gruppo di pressione sovranazionale di cui è stato presidente Mario Monti) avrebbe conosciuto la coppia, assistito alle minacce di Nayef nei confronti di Graziella, e alla relativa indignazione di Toni, senza poter far nulla (né lui né altri presenti), né poter fornire delucidazioni sulla sorte dei malcapitati. Come pure nessuna conferma si è ottenuta su una supposta attività spionistica di  Italo, di cui si accenna in un foglio ministeriale rintracciato non si sa bene da chi e dove, ventilato solo da Abu Nayad.

Non grande affidamento si può fare su tali documenti, di cui abbiamo sempre diffidato, se sprovvisti di adeguato contesto e solidi riscontri.

E’ un fatto che questa pur tragica vicenda non abbia mai ottenuto l’interesse mediatico del caso Ilaria Alpi/ Milan Hrovatin del 1994, a cui molti la abbinano; e, a parer nostro, è strano, ma forse indicativo, che il grande inquisitore dei segreti di stato Andrea Purgatori non vi abbia mai dedicato nemmeno un minuto d’attenzione.

Solo negli ultimi anni, grazie al web, la storia ha ripreso quota, per l’interessamento di alcuni ricercatori e la testimonianza della migliore amica e collega di Graziella, Loredana Lipperini.

Appare improbabile, come da qualche parte si afferma, che Graziella si fosse già interessata alla strage di Bologna, di cui aveva appena appreso la notizia quando si accingeva alla partenza per il Libano: casomai, avrebbe approfondito al suo ritorno. E che fine avrebbe fatto un sacerdote cattolico palestinese che fungeva da interprete per i due?

Vero è invece che la De Palo si era distinta per inchieste sul traffico d’armi e la situazione palestinese, ma non ci pare che la ragazza detenesse un’impostazione ideologica tale da appoggiare l’una o l’altra causa, e non necessariamente quella dell’OLP o del Fronte. Va anche aggiunto che il suo legame con Italo potrebbe averla indotta a seguirlo. E che la rottura del patto derivante dal lodo Moro, quando tre autonomi romani (Daniele Pifano, Giorgio Baumgartner, Giuseppe Luciano Nieri) e Abu Anzeh  Saleh furono arrestati durante un trasporto di materiale bellico a Ortona nel 1979, potrebbe aver irritato le fazioni palestinesi verso l’Italia.  Abu Anzeh Saleh, ufficialmente impiegato  import-export, era un militante altresì di Separat (organizzazione golpista di sinistra) e del FPLP.

L’esitazione nel trattare il caso da parte di istituzioni del tempo, l’appoggio alle tesi di Giovannone e la scarsa solidarietà, anzi le inaffidabili rassicurazioni da parte di simpatizzanti per l’OLP, non lasciano molto spazio a ipotesi fantasiose. La pista sembra una sola e non faceva comodo a nessuno.

Carmen Gueye

carmengueye
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Genovese, ex funzionario ministeriale nell’ambito della pubblica sicurezza, è autrice di libri, saggi e romanzi; articolista e già pubblicista, si occupa particolarmente di cronaca nera e spettacolo

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