Il 15 novembre torna la Giornata Mondiale del Sangue Cordonale, una ricorrenza che ogni anno accende i riflettori su una risorsa preziosa, destinata non solo ai trapianti tradizionali ma anche a nuove frontiere della medicina rigenerativa. E tuttavia, nonostante l’avanzamento delle conoscenze scientifiche e l’ampliarsi delle applicazioni cliniche, la donazione del sangue del cordone ombelicale resta un gesto compiuto ancora da una minoranza.
I dati diffusi dal Centro Nazionale Sangue nel Rapporto Banche SCO – 2024 mostrano infatti che nel corso dell’ultimo anno le donazioni raccolte sono state 8.189, in leggero aumento rispetto alle 7.456 del 2023. Un segnale positivo, certo, ma non sufficiente se confrontato con il totale dei parti avvenuti nelle strutture abilitate alla raccolta, pari a 282.815. In altre parole, solo il 2,9% delle coppie italiane che avrebbero potuto donare ha scelto di farlo.
Eppure il sangue cordonale rappresenta una risorsa di grande valore. È ricco di cellule staminali emopoietiche e da anni viene utilizzato in terapie salvavita contro numerose patologie del sangue, congenite e acquisite. Accanto agli impieghi consolidati si stanno affacciando nuovi ambiti di ricerca: la produzione di globuli rossi per neonati pretermine, i gel ricavati dalle piastrine del cordone per applicazioni dermatologiche e oftalmologiche, fino alle prospettive più recenti nel campo della medicina rigenerativa.
«Il sangue da cordone ombelicale è una risorsa preziosa per la salute di tantissimi pazienti – sottolinea Luciana Teofili, direttore del Centro Nazionale Sangue – e lo sarà ancora di più quando alcune delle ricerche oggi in corso diventeranno terapie consolidate. Nonostante questo, la scelta di donarlo rimane poco diffusa, pur trattandosi di un gesto semplice, sicuro e profondamente solidaristico».
In Italia la rete dedicata alla raccolta, conservazione e distribuzione del sangue cordonale è strutturata attraverso l’ITCBN, un sistema che comprende 18 banche pubbliche distribuite in 13 regioni e collegate a 270 punti nascita. Anche nelle regioni prive di una banca cordonale sono presenti strutture abilitate alla raccolta, in modo da garantire un accesso omogeneo su tutto il territorio nazionale.
La normativa italiana, da anni molto rigorosa, consente la raccolta solidaristica e quella dedicata nei casi di patologie presenti nel neonato o nel familiare consanguineo, o quando esistono comprovati rischi genetici e indicazioni scientifiche solide. Sono inoltre ammesse le raccolte nell’ambito di sperimentazioni cliniche approvate. Rimane invece vietata la conservazione per esclusivo uso autologo al di fuori di queste condizioni, così come l’apertura di banche private sul territorio italiano e qualunque forma di pubblicità a esse collegata.
È comunque possibile esportare il campione, a spese dei genitori, verso banche private estere. Una possibilità prevista dalla legge, ma che non gode del supporto scientifico che accompagna la donazione solidaristica e che riduce la disponibilità di questo patrimonio biologico per i pazienti che ne hanno realmente bisogno.


