Lo sciopero del 28 novembre 2025 in Trentino si annuncia come una delle giornate più complesse per la mobilità provinciale. Trentino Trasporti ha infatti comunicato che, per l’intera giornata di venerdì, il personale aderente alle sigle CUB e USB parteciperà allo sciopero generale nazionale di 24 ore. È una mobilitazione dai toni fortemente politici e sociali, che intreccia tematiche internazionali – dal conflitto in Medio Oriente alla crescente pressione bellica sulle infrastrutture europee – con rivendicazioni classiche sul lavoro, i salari e i servizi pubblici. Le motivazioni esposte dalle due organizzazioni sindacali, riportate integralmente nel comunicato ufficiale, vanno dal riconoscimento dello Stato di Palestina al blocco delle spese militari, da un maggiore investimento su scuola, sanità e trasporti fino alla richiesta di salari minimi più alti, pensioni più dignitose, riduzione dell’orario di lavoro e tutela del welfare. Non mancano posizioni nette sulla politica estera italiana ed europea, con entrambe le sigle che contestano apertamente la linea del governo e dell’Unione Europea sui rapporti con Israele, l’economia di guerra e la riconversione bellica di infrastrutture e industria.
La comunicazione di Trentino Trasporti ricorda che gli ultimi scioperi indetti da CUB e USB avevano registrato un’adesione pari all’8% del personale, un dato indicativo ma non definitivo rispetto all’impatto atteso per il 28 novembre. Quel giorno, tuttavia, alcune finestre di servizio saranno garantite: dalle 5.30 alle 8.30 e dalle 16.00 alle 19.00. Tutte le corse che partiranno all’interno di queste fasce saranno portate a termine secondo le modalità previste: fino al capolinea per l’urbano e per la funivia Trento–Sardagna, e fino al completamento della corsa per le linee extraurbane e ferroviarie, comprese la Trento–Malé–Mezzana e la Trento–Borgo–Bassano. Il servizio tornerà regolare dalla giornata successiva.
Al di là degli aspetti operativi, lo sciopero del 28 novembre 2025 in Trentino è un segnale politico che supera la dimensione locale. In un periodo di forte tensione economica, salari che non tengono il passo dell’inflazione e servizi pubblici messi alla prova, il trasporto pubblico diventa ancora una volta il luogo simbolico dove il conflitto sociale prende voce. La protesta si colloca infatti in un quadro più ampio, caratterizzato da un malessere crescente verso la Legge di Bilancio 2026, la gestione delle politiche energetiche, la precarietà del lavoro e il ridimensionamento del welfare.

