sabato, Febbraio 7, 2026
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Crepet: “Governo deve avere tolleranza zero con la droga. Devono esserci delle regole”

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“Non possiamo ridurre un fenomeno sociale così ampio a una casistica di altra natura, a meno che non si cerchi qualche scusa per non affrontare le nostre responsabilità. Non capisco chi si meraviglia, sono decenni che continuiamo a favorire strumenti di tutti i tipi, dalla droga all’alcol, all’utilizzo dei social. Mi sembra tutto abbastanza evidente, se poi vogliamo girare pagina, avere fretta di parlare d’altro facciamolo fino al prossimo morto”.

A dirlo è stato Paolo Crepet, psichiatra, durante il suo intervento su Radio Cusano Campus, nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.

Proseguendo nel suo intervento, Paolo Crepet, ha poi ulteriormente specificato: “Noi siamo un mondo di frustrati perché non c’è niente, cosa c’è di entusiasmante? Qual è il mito dei ragazzi di oggi? Io avevo John Lennon, adesso chi sono i miti? Il governo deve avere tolleranza zero con la droga, devono essere molto severi. Il problema è che non mi pare che siamo preoccupati dei miliardi che entrano nelle tasche di tanti. Come si fa a dire che oggi è diminuito il consumo di droga? Basta un po’ di buon senso, gli psicofarmaci si comprano anche online. Perché a 13 anni si può entrare in un bar ad ubriacarsi? Negli anni ’60, a 16 anni, si lavorava con busta paga, a 18 avevi una casa. Oggi la frustrazione è ovvia perché non c’è un futuro. Ma la colpa è anche dei ragazzi, perché se ti pare normale che il tuo fidanzato giri con un coltello e ti pare pure figo, allora c’è qualcosa che non va”.

Infine, concludendo il suo intervento, lo psichiatra, ha affermato: “Dire che in una scuola non si possa entrare con un coltello, oppure come successe qualche tempo fa con dei fucili a pallini, mi sembra abbastanza evidente. Noi non siamo capaci di fare niente, mettere delle regole sarebbe ovvio, io non posso entrare a San Pietro in costume. Il metal detector all’ingresso delle scuole è l’ultimo dei miei pensieri francamente, prima bisogna capire il fenomeno, e per farlo bisogna fare domande scomode. Quanto vi piace la violenza? Non lo chiediamo, abbiamo paura di fare domande”.

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