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Stop a cellulari in classe? Per lo psichiatra Crepet: “andrebbero lasciati fuori da scuola, ma poi i genitori mandano gli avvocati”

Crepet ha esordito proprio partendo dalle dichiarazioni del Ministro Valditara, specificando: "Finalmente parliamo di scuola, magari ne parliamo con aggettivi sbagliati, però ne parliamo. Abbiamo assistito a decenni di solitudine culturale ed anche economica del Ministero dell'Istruzione. Detto questo ovviamente non basta fare un po' di clamore per risolvere i problemi della scuola.

Paolo Crepet, psichiatra, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” condotta da Gianluca Fabi e Emanuela Valente su Radio Cusano Campus per commentare, tra le varie, le affermazioni del Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, in merito all’utilizzo e al possesso di telefonini cellulari nelle scuole.

Crepet ha esordito proprio partendo dalle dichiarazioni del Ministro Valditara, specificando: “Finalmente parliamo di scuola, magari ne parliamo con aggettivi sbagliati, però ne parliamo. Abbiamo assistito a decenni di solitudine culturale ed anche economica del Ministero
dell’Istruzione. Detto questo ovviamente non basta fare un po’ di clamore per risolvere i problemi della scuola. La prima considerazione
di Valditara sui telefonini è abbastanza ovvia. L’uso del telefonino durante l’orario scolastico comporta problemi connettivi: comporta
problemi di concentrazione, è controproducente. Mi sembra giusto quindi lasciare da parte questo strumento a scuola, ma non mi sembra facile perché ci sono i genitori che mandano gli avvocati. La scuola ha bisogno di autorevolezza e autorevolezza vuol dire che si sta a scuola, questa è l’attività principale, poi accadrà tutto il resto: dallo sport, agli amori, ai genitori. Detto questo si arriva alla parola “umiliazione” pronunciata dal ministro che evoca un autoritarismo della scuola che io generazionalmente ho incontrato. Quando io andavo a scuola si mettevano le orecchie da asino a chi sbagliava. Questa sorta di sadismo è sempre stato il contrario di quello che ci hanno insegnato i grandi pedagogisti. E’ un po’ come passare dall’Attimo fuggente a Full metal jacket. La ribellione a quell’età è giusta, devi trovare la persona giusta che ti deve spiegare che devi stare calmo altrimenti vieni bocciato”.

Proseguendo, il noto psichiatra si è poi soffermato sul ruolo delle famiglie: “I genitori devono stare a casa. Anche quella è una riforma fallita. L’idea che il papà, la mamma, la zia possano invadere il suolo scolastico con qualsiasi ragione, col bastone in mano
è una cosa medievale. A scuola lavorano gli insegnanti. Noi dobbiamo affidarci agli insegnanti, che poi ovviamente devono essere valutati. Il registro elettronico è una cavolata totale, è una cosa da grande fratello, tu ti devi assumere anche la responsabilità di andare a scuola impreparato, altrimenti sei deresponsabilizzato”.

Infine, concludendo il suo intervento, Paolo Crepet ha parlato della delicata questione del bullismo: “L’ultima parte che il Ministro ha voluto giustamente sottolineare, detto che esiste il bullismo, che cosa facciamo con i bulli? Li mandiamo a casa? E’ quello che vogliono. Quindi ci dobbiamo inventare delle correzioni. Non mi piace il termine punizioni. Cosa si fa con un ragazzo che ha spaccato i bagni dell’istituto? Lo si sospende e lo si mette a riparare i bagni insieme agli idraulici”.

Secolo Trentino