“Gratteri e Nordio hanno fatto a gara a chi l’ha sparata più grossa. Pur di farsi sentire parlano tutti raccontando falsità. Non è vero che i calabresi che votano sì sono criminali, né è vero che quelli che votano no sono tutti bravi. E non è vero assolutamente che il CSM ha una caratura paramafiosa. Vogliono il no perché l’Associazione Nazionale Magistrati ha un interesse spasmodico a gestire le attività, a decidere chi deve andare a fare il CSM, chi deve andare a fare il procuratore di Roma o Milano. Andate a votare”.
A dirlo è stato Antonio Di Pietro, ex magistrato e membro del Comitato Sì Referendum Giustizia, intervenuto su Radio Cusano Campus, nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.
Proseguendo nel suo intervento l’ex PM di “Mani Pulite”, ha ulteriormente specificato: “Questa riforma dice che chi è arbitro fa l’arbitro e chi è giocatore fa il giocatore, poi far funzionare la giustizia è tutta un’altra storia, non incide sul funzionamento. Quella del PM super poliziotto è una sciocchezza, tant’è che i no si dividono in chi dice che il PM diventa troppo forte e chi dice che diventa tutto debole. Attualmente il PM che vuole fare il suo dovere è autonomo e indipendente, ha l’obbligo dell’azione penale e deve indagare anche a favore dell’indagato. Con la riforma rimane tutto uguale. Cambia quel cordone ombelicale che lega il PM al giudice. Tajani vada a leggersi la Costituzione, c’è scritto da sempre che l’autorità giudiziaria dispone della polizia giudiziaria, è una garanzia costituzionale”.
Infine, concludendo il suo intervento, Antonio Di Pietro ha aggiunto: “Il processo penale si divide in indagini preliminari e dibattimento, ma nelle prime manca la difesa. Nelle indagini preliminari il PM costruisce il fascicolo e quando si va in dibattimento i giochi sono fatti. Ma se PM e giudice sono fratelli di sangue, andreste a giocare la partita così? In dibattimento ci sono tante assoluzioni perché dovrebbe andarci solo una parte residuale, quella con indizi concreti che possono portare a una pena, mentre i casi dubbi dovrebbero risolversi nelle indagini preliminari. È giusto che ci sia un guardalinee, il PM cerca di scoprire la verità ma non può cantare e suonarsela da solo, ed è giusto che chi valuta il lavoro del PM non faccia parte della stessa famiglia”.


