Il Mondo di Ovidio.  Il Diritto ed il Rovescio.

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Si dimentica che, alla fonte c’è sempre una guerra contro una dittatura.

Russia, Cina, Venezuela, Corea del nord, Iran etc etc sono notoriamente accomunati dal rispetto dei diritti umani e spesso del genere femminile, elezioni libere, diritto di opposizione…

Houti, Hamas, al Quaeda, Isis, milizie sciite adesso sono svanite nel nulla ?

L’Iran degli ayatollah è l’eden dei” poveri civili palestinesi”, vittime innocenti di una guerra che non hanno voluto. Ed allora ti viene da pensare che abbiano scoperto una nuova specie umana: quella degli abitanti di Gaza completamente estranei a Hamas, costretti a subire un’occupazione militare che non li rappresenta minimamente. Una narrativa che fa acqua da tutte le parti, se solo ci si prende la briga di analizzare i fatti senza gli occhiali rosa dell’ideologia.

La verità è che Hamas non è piombato su Gaza come un meteorite dal cielo, né si è imposto con la forza su una popolazione riluttante. Hamas è nato, cresciuto e si è rafforzato precisamente perché rappresenta alla perfezione la mentalità dominante della società palestinese di Gaza. Non parliamo di una minoranza estremista che tiene in scacco una maggioranza moderata, ma di un movimento che gode di un consenso popolare massiccio, costruito su fondamenta culturali solidissime.

Basta guardare i sondaggi, quando ancora era possibile farli senza rischiare la vita. Hamas ha vinto le elezioni del 2006 con il 44% dei voti, battendo nettamente Fatah, e non certo promettendo pace e prosperità. Ha vinto proponendo la distruzione di Israele, il jihad armato e il martirio come massima aspirazione per ogni buon musulmano. La gente di Gaza ha votato per questo programma conoscendone perfettamente le conseguenze, e lo ha fatto con entusiasmo.

Ma c’è di più. L’antisemitismo che permea la società palestinese non è un’invenzione recente di Hamas, né una distorsione del “vero” Islam. È radicato in secoli di tradizione religiosa e culturale che vede nell’ebreo il nemico naturale e irriducibile del musulmano. I bambini palestinesi crescono imparando che gli ebrei sono “discendenti di scimmie e maiali”, come recita il Corano, e che ucciderli è un dovere sacro. Le madri palestinesi che augurano ai figli di diventare shahid non sono pazze manipolate da Hamas, ma il prodotto naturale di una cultura che considera la morte in battaglia contro gli ebrei l’aspirazione più nobile per un essere umano. E poi c’è il culto della violenza, spacciato per “resistenza”. Quando vedi intere famiglie festeggiare per strada dopo un attentato terroristico contro civili israeliani, quando vedi bambini che giocano a fare i kamikaze invece che ai cowboy, quando vedi folle urlanti che celebrano ogni missile lanciato contro Israele, capisci che non stiamo parlando di una popolazione tenuta in ostaggio, ma di una società che ha fatto della guerra totale contro gli ebrei la propria ragion d’essere.

Hamas ha saputo intercettare e organizzare questo humus culturale, trasformandolo in un progetto politico-militare. Ha preso l’antisemitismo tradizionale e lo ha modernizzato con le teorie del complotto occidentali. Ha preso il culto islamico del martirio e lo ha industrializzato con i tunnel e i missili. Ha preso il tribalismo arabo e lo ha trasformato in un sistema di controllo sociale totale. Non ha dovuto imporre nulla dall’esterno: ha semplicemente dato forma organizzata a quello che già esisteva nell’anima della società palestinese.

Certo, esistono palestinesi che non la pensano così, che vorrebbero la pace e una vita normale. Ma sono una minoranza silenziosa e terrorizzata, che sa bene cosa succede a chi osa criticare pubblicamente Hamas o anche solo suggerire un compromesso con Israele. Un assaggio lo vediamo anche osservando le tante aggressioni compiute ai tanti contatti moderati italiani e non, che, senza essere sionisti, descrivono Hamas per quel che è.

Il fatto stesso che questi palestinesi “moderati” debbano nascondersi dimostra che la cultura dominante è un’altra, quella che Hamas rappresenta perfettamente.

Fingere che Hamas sia qualcosa di estraneo alla società palestinese non serve a nessuno, tantomeno ai palestinesi stessi. È una bugia consolatoria che impedisce di affrontare il vero problema: una cultura che ha scelto l’odio e la distruzione come fondamenti della propria identità.

Ed oggi ,la tanto auspicata fine di questo regime di terrore Iraniano dovrebbe essere accettata, salutata e festeggiata da tutti i veri liberali, senza dimenticare che la guerra rimane sempre fioriera di vittime.

Ma sentire ad ogni pie spinto il petrolio come fine ultimo denota una pochezza di onestà culturale e morale a livelli siderali.

Ovidio Pedrali

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Voci diverse, radici comuni: autori e pensieri che hanno contribuito a Secolo Trentino

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