La cybersicurezza italiana ha bisogno di una governance più forte e di una cabina di regia unica capace di coordinare in modo rapido intelligence, difesa, infrastrutture critiche e pubblica amministrazione. È la posizione espressa da Francesco Pagano, direttore generale della Fondazione AIDR, in un testo diffuso dall’ufficio stampa dell’associazione, che richiama l’attenzione sulla crescente esposizione del Paese alla minaccia cyber e sulla mancanza di una piena sovranità digitale.
Nel suo intervento, Pagano sostiene che l’Italia sia già immersa in una forma di conflitto silenzioso, che non si manifesta con strumenti militari tradizionali ma attraverso attacchi informatici, blocchi di portali pubblici, vulnerabilità delle infrastrutture digitali e sottrazione di dati sensibili. Il riferimento è anche alla relazione annuale dei Servizi di sicurezza italiani presentata al Parlamento, nella quale viene evidenziato come la tecnologia sia ormai diventata uno dei principali terreni di confronto tra Stati e attori ostili.
Secondo il direttore generale di AIDR, il problema non riguarda solo gli attacchi ai sistemi, ma anche la manipolazione delle informazioni. Fake news, campagne di disinformazione e operazioni digitali mirate a destabilizzare istituzioni e governi rappresentano, nella lettura della Fondazione, un fronte sempre più delicato, reso ancora più insidioso dall’evoluzione dell’intelligenza artificiale.
Nel testo diffuso da AIDR, Pagano sostiene che il nodo italiano non sia tanto l’assenza di competenze o di strutture, quanto piuttosto la frammentazione della catena decisionale. Il suo giudizio è che oggi la sicurezza digitale del Paese resti divisa tra soggetti diversi, con competenze sovrapposte e tempi decisionali che rischiano di rallentare la risposta proprio nelle fasi di crisi. Da qui la richiesta di una responsabilità diretta di Palazzo Chigi, con una governance unica sulla cybersicurezza e sulla sovranità digitale italiana.
La posizione della Fondazione viene accompagnata anche da un confronto con altri Paesi. Nel ragionamento proposto da Pagano, le grandi democrazie avrebbero già collocato il coordinamento cyber a un livello più strettamente politico e istituzionale, mentre in Italia il sistema continuerebbe a muoversi in modo troppo frammentato.
Il messaggio finale dell’intervento è netto: la guerra cyber, per AIDR, non è più uno scenario futuro ma una realtà già in atto. E proprio per questo, secondo la Fondazione, il prossimo attacco non dovrebbe trovare l’Italia impreparata o rallentata da passaggi burocratici, ma dotata di una risposta immediata e di un comando chiaro.


