Ri-Val, in Trentino 467 alloggi da recuperare: obiettivo 300 case nelle valli

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C’è un Trentino che cerca case e un altro che le case le ha, ma le lascia vuote. È dentro questa contraddizione che si inserisce Ri-Val, il progetto con cui la Provincia autonoma di Trento prova a riportare sul mercato della locazione agevolata una parte del patrimonio immobiliare inutilizzato, soprattutto nelle terre alte più esposte al rischio di spopolamento. I numeri presentati alla Fondazione Franco Demarchi danno la misura dell’operazione: 467 alloggi individuati come potenzialmente valorizzabili, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a circa 300 abitazioni riqualificate, accessibili e sostenibili. Le prime consegne, nelle intenzioni dell’amministrazione, sono previste entro la fine del 2026.

Il progetto non punta a consumare nuovo suolo, ma a rimettere in circolo ciò che già esiste. La ricognizione effettuata da Provincia, Cassa del Trentino ed Euregio Plus SGR ha preso in esame immobili provinciali, di Patrimonio del Trentino, di Itea e quelli segnalati dai Comuni, che da soli hanno indicato 70 immobili per complessivi 313 alloggi. La distribuzione territoriale racconta già dove il potenziale è maggiore: 86 alloggi in Val di Fiemme, 75 in Valsugana, 64 in Val di Non, 50 nelle Giudicarie e 45 in Alta Valsugana e Bersntol. Numeri più contenuti emergono invece nella Valle dell’Adige e nell’Alto Garda, dove insiste un diverso intervento provinciale, Ri-Urb.

Sul piano politico, il messaggio che arriva da Piazza Dante è chiaro: l’emergenza abitativa non si affronta soltanto con gli strumenti tradizionali, ma anche con modelli nuovi, pensati per quella fascia di cittadini che non riesce a sostenere il mercato libero ma non rientra pienamente nelle risposte pubbliche più classiche. È in questo quadro che l’assessore provinciale Simone Marchiori ha collocato Ri-Val, presentandolo come una delle iniziative più innovative per rafforzare l’offerta abitativa e, insieme, tenere vivi i territori periferici. Il ragionamento è semplice solo in apparenza: recuperare immobili oggi inutilizzati significa non soltanto offrire case a canone moderato, ma anche difendere servizi, scuole, presìdi sociali e possibilità di permanenza nelle valli.

Il modello immaginato ruota attorno alla costituzione di un fondo immobiliare capace di attrarre risorse pubbliche e private per circa 60 milioni di euro. Gli immobili conferiti dovrebbero essere riqualificati e destinati in via prioritaria ad abitazioni per lavoratori, famiglie, giovani, anziani autosufficienti e studenti. Fra gli strumenti messi sul tavolo c’è anche l’affitto con riscatto, formula pensata in particolare per le aree svantaggiate: il contributo provinciale potrà coprire integralmente il canone nel primo anno e fino al 40% dal secondo, consentendo all’inquilino di accumulare una quota utile all’eventuale acquisto futuro dell’alloggio.

Non è un dettaglio, perché la partita della casa in Trentino si sta sempre più intrecciando con quella della demografia e della tenuta sociale dei territori montani. Nel seminario ospitato dalla Fondazione Demarchi, accanto agli interventi tecnici sugli strumenti finanziari e sull’housing accessibile in Europa, è emersa anche la dimensione concreta del ripopolamento. A ricordarlo è stata la testimonianza di chi, come Stefano Fabris, ha scelto anni fa di trasferirsi a Luserna aderendo a un progetto pilota, costruendo lì lavoro, relazioni e perfino una prospettiva stabile di vita. È probabilmente questo il banco di prova vero di Ri-Val: non solo recuperare muri, ma rendere di nuovo abitabili luoghi che rischiano di svuotarsi.

La tempistica resta uno degli elementi decisivi. Secondo quanto illustrato durante l’incontro, il fondo dovrebbe diventare operativo in primavera, mentre l’obiettivo è far partire concretamente gli interventi di riqualificazione entro l’estate del 2026. Per arrivarci serviranno la valutazione tecnica della proposta, il coinvolgimento di Cassa del Trentino e Cassa Depositi e Prestiti, la definizione del regolamento del fondo e il supporto ai Comuni nelle delibere necessarie per conferire gli immobili.

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