La notizia sta attraversando il web come una sorta di fulmine a ciel sereno: solo le donne biologiche potranno partecipare ai giochi di Los Angeles 2028 nelle categorie femminili.
Ne ha dato comunicazione con una stringata ma chiara nota Kirsty Coventry, presidente del CIO ed ex campionessa di nuoto.
Una svolta storica dopo le polemiche sorte intorno alle olimpiadi di Parigi 2024, ricorderete il caso del pugile Imane Kelif ammesso a combattere nella categoria femminile.
Qui il resto del comunicato ufficiale
Si apprende anche che per i test di ammissione sarà analizzato il gene Sry, facente parte del cromosoma Y che svolge ruolo di attivatore dello sviluppo sessuale maschile durante la fase di sviluppo dell’embrione.
Questione molto tecnica riservata a specialisti del settore.
Sta di fatto che le atlete che risulteranno positive a questo test, come le transgender o con sensibilità agli androgeni o con diverso sviluppo sessuale, dovranno gareggiare in categorie diverse come le “open” o miste.
Come facilmente intuibile, uno sviluppo sessuale parificabile o vicino a quello maschile offre indubbi vantaggi sul piano fisico rispetto ad altre concorrenti in termini di resistenza, forza e potenza.
Questa notizia ha tuttavia generato una alzata di scudi da parte delle solite associazioni di tutela dei diritti umani che hanno subito voluto denunciare la mancata inclusione, dei passi indietro rispetto ai diritti delle donne e perfino la violazione dei diritti umani.
Come se garantire una equità di confronto fra atleti possa in qualche modo violare i diritti umani di qualcuno, come se il non ammettere alle categorie femminili di atletica coloro che, grazie alla genetica maschile , possono contare su una potenza fisica tale da essere carta vincente, sia segno di discriminazione.
Come se il proibire ad un pugile, nato uomo e muscolarmente sviluppato come tale, di salire sul ring e battersi contro una donna sia lesivo per i diritti delle donne stesse.
Avremo certamente il modo di ritornare su questo argomento che rischia di essere lesivo rispetto al concetto stesso di buon senso insito in ognuno di noi ma registriamo, con piacere e finalmente, una corretta presa di posizione del massimo organo di controllo e gestione dello sport, organo fondato da Pierre de Coubertin allo spirito del quale sarebbe necessario ispirarsi ancor oggi su questi temi.
Raimondo Frau


