In Trentino-Alto Adige quasi 120 mila persone vivono in condizioni di povertà energetica. Secondo lo studio diffuso dalla CGIA di Mestre su dati Istat e OIPE, nella regione le famiglie coinvolte sono 53.490, con un’incidenza dell’11%: un dato superiore alla media nazionale del 9,1%. RaiNews Tgr Trento ha rilanciato la stessa elaborazione, collocando il Trentino-Alto Adige al settimo posto in Italia per incidenza del fenomeno.
A livello nazionale, la povertà energetica riguarda 2.426.985 famiglie, pari a 5.363.855 persone. Si tratta di nuclei che faticano a sostenere spese essenziali come elettricità e riscaldamento, oppure che, per contenere i costi, finiscono per ridurre consumi indispensabili. È questo il cuore del fenomeno fotografato dal rapporto della CGIA.
Le situazioni più difficili si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno. La Puglia è la regione con l’incidenza più alta, con 302.591 famiglie in difficoltà e quasi 700 mila persone coinvolte, pari al 18,1% dei nuclei residenti. Seguono Calabria e Molise, entrambe sopra il 17%. Le incidenze più contenute si registrano invece in Lazio, Friuli Venezia Giulia e Marche.
Il dato del Trentino-Alto Adige merita comunque attenzione. Secondo la stima riportata dalla CGIA, i cittadini coinvolti sono 119.100 e le famiglie 53.490. Non si tratta quindi di una fragilità marginale o residuale, ma di una condizione che tocca una quota rilevante di nuclei anche in un territorio solitamente percepito come più solido sul piano economico.
Il rapporto ricorda che questi numeri si riferiscono al 2024, ma avverte anche che il quadro potrebbe peggiorare alla luce dei rincari recenti. Rispetto all’anno precedente, i prezzi del gas e dell’energia elettrica sono aumentati rispettivamente del 6,3% e del 6,7%. A marzo il gas naturale ha raggiunto una media di 53 euro per MWh, mentre l’energia elettrica si è attestata a 143 euro per MWh.
Secondo la CGIA, nel 2026 i rincari di luce e gas potrebbero tradursi in un aggravio complessivo di 5,464 miliardi di euro rispetto al 2025 e di 6,608 miliardi rispetto al 2024. In termini assoluti, gli aumenti più pesanti vengono stimati in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio. Per il Trentino-Alto Adige l’extracosto previsto è di 88 milioni di euro rispetto al 2025 e di 106 milioni rispetto al 2024.
La povertà energetica, però, non coincide soltanto con l’impossibilità di pagare una bolletta. L’Osservatorio italiano sulla povertà energetica la definisce come la difficoltà ad accedere a servizi essenziali come riscaldamento, raffrescamento, illuminazione e uso degli elettrodomestici a un costo sostenibile rispetto al reddito. In concreto, significa famiglie costrette a spendere troppo per l’energia oppure a consumare meno del necessario pur di contenere la spesa.
È il caso della cosiddetta deprivazione nascosta: nuclei che rinunciano a riscaldare adeguatamente la casa in inverno o evitano il raffrescamento durante l’estate per paura dei costi. A questo si aggiungono ritardi nei pagamenti, accumulo di arretrati, rischio di distacco delle forniture e abitazioni segnate da umidità o muffa. Sono tutti elementi che, secondo il rapporto, contribuiscono a definire una condizione di disagio energetico.
Nel documento trova spazio anche un altro fronte di vulnerabilità: quello di artigiani, commercianti e lavoratori autonomi. La CGIA ricorda che circa il 70% di artigiani e commercianti lavora da solo, senza dipendenti né collaboratori familiari. Per questa fascia il caro energia pesa due volte: nelle bollette di casa e nei costi necessari per tenere aperta l’attività. Illuminazione, riscaldamento e raffrescamento diventano così una voce sempre più pesante per negozi, botteghe e microimprese.
È uno degli aspetti più rilevanti della nota diffusa da Mestre: il caro bollette non colpisce soltanto le famiglie economicamente più fragili, ma anche una parte importante del lavoro autonomo diffuso. Molte microattività, osserva la CGIA, sono così spinte a ridurre i consumi, rinviare investimenti o assorbire costi sempre più pesanti pur di restare aperte.

