Il nuovo decreto sicurezza accende lo scontro tra sindacati di polizia e maggioranza. Da un lato Silp Cgil, che boccia duramente il provvedimento definendolo “solo propaganda elettorale e populismo penale”; dall’altro la Lega, che rivendica l’approvazione delle nuove misure come un passo avanti per garantire più sicurezza ai cittadini.
Il Sindacato Italiano Lavoratori Polizia della Cgil contesta l’impianto del decreto, sostenendo che dietro la retorica della fermezza manchino contenuti strutturali e risorse adeguate. Secondo il Silp Cgil, il provvedimento rappresenta l’ennesima operazione di “ipertrofia legislativa”: nuovi reati, pene più severe e messaggi simbolici, ma pochi interventi concreti sui problemi che incidono ogni giorno sull’efficienza degli apparati di pubblica sicurezza.
La critica del sindacato riguarda soprattutto organici, contratti, mezzi e strutture. Le assunzioni previste, secondo il Silp Cgil, non sarebbero sufficienti a compensare il deficit maturato negli ultimi anni, mentre uffici e commissariati continuerebbero a lavorare in condizioni di forte difficoltà. Sul fronte economico, il sindacato denuncia risorse insufficienti per il rinnovo del comparto sicurezza, con una conseguente perdita di potere d’acquisto per donne e uomini in divisa.
A questo si aggiungerebbe, secondo la sigla di polizia, un problema di spesa corrente. A fronte di nuovi compiti e maggiori responsabilità, il Silp Cgil parla di tagli costanti che peserebbero sulla manutenzione delle strutture, sull’ammodernamento degli equipaggiamenti e sulle dotazioni tecnologiche necessarie per contrastare una criminalità sempre più organizzata. “La sicurezza dei cittadini non si garantisce con i commi, ma con mezzi efficienti e divise idonee”, sostiene il sindacato.
Di segno completamente opposto la posizione della Lega Trentino. Diego Binelli, segretario provinciale della Lega Trentino per Salvini Premier, rivendica l’approvazione definitiva del decreto e parla di misure “giuste e di buonsenso”, approvate nonostante “il forte ostruzionismo da parte della sinistra”.
Secondo Binelli, il nuovo decreto rafforza il contrasto alle baby gang, agli spacciatori, ai borseggiatori e a chi commette furti nelle abitazioni. Il segretario leghista richiama inoltre le norme contro i disordini e le violenze nelle piazze, il rafforzamento della polizia locale, le risorse per la videosorveglianza nei Comuni e la tutela legale e processuale per le Forze dell’Ordine.
Uno dei punti centrali, per la Lega, riguarda l’immigrazione irregolare. Binelli sostiene che il provvedimento introduca un freno più netto, con rimpatri “più veloci e certi”. “Chi non ha diritto a restare nel nostro Paese non può continuare a circolare nelle nostre strade”, afferma il segretario provinciale, secondo cui i cittadini hanno diritto a vivere con maggiore tranquillità, senza subire molestie, spaccio o atteggiamenti violenti.
Il comunicato della Lega Trentino richiama anche un tema molto discusso a livello locale: lo stop a lame e coltelli. Binelli precisa che la misura, pensata per ragioni di ordine pubblico e rivolta in particolare ai minori, è stata corretta grazie a un emendamento della Lega per evitare effetti negativi su categorie venatorie ed escursionisti. Il testo introduce infatti il “giustificato motivo” per chi possiede coltelli anche con lama superiore ai cinque centimetri, quando ne dimostri l’uso ricreativo. Sono ricompresi anche quelli apribili con una sola mano, per esigenze legate alla disabilità.
“Nessuna guerra all’uso legale di armi e nessun freno all’attività di quanti frequentano le campagne, le montagne e portano avanti attività fondamentali”, sostiene Binelli, che conclude rivendicando il risultato politico: “Grazie alla Lega e a questo nuovo decreto, più sicurezza, più legalità, meno criminalità sulle strade e nelle nostre case”.
Resta però radicalmente diversa la lettura del Silp Cgil. Per Pietro Colapietro, segretario generale del sindacato, il decreto è “l’ennesimo maquillage normativo in vista delle scadenze elettorali” e punta alla “percezione della sicurezza” più che alla sicurezza reale. Colapietro parla di lavoratrici e lavoratori in divisa “profondamente presi in giro” e accusa il Governo di chiedere efficienza a un corpo di polizia “sistematicamente sotto-finanziato e ignorato nelle sue esigenze primarie”.

