Il pernicioso caso della cittadinanza onoraria a Mussolini, a Trento

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La cittadinanza onoraria è un riconoscimento simbolico conferito da enti locali per onorare persone che si sono distinte in vari ambiti. Nel corso della storia italiana, alcuni comuni hanno attribuito la cittadinanza onoraria a figure politiche di grande rilievo, tra cui Benito Mussolini. Questa pratica, oggi fonte di ampio dibattito storico e culturale, riflette le complesse dinamiche del passato italiano e le diverse interpretazioni del ruolo di Mussolini nella storia nazionale.

Negli anni del regime fascista, particolarmente nel 1924, diversi comuni italiani concessero la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, riconoscendo il suo ruolo di capo del governo e leader del movimento fascista.

Un progetto di propaganda?

Insieme ad altre operazioni di costruzione del pensiero nazionale e nazionalista queste onorificenze erano spesso simboli di adesione politica o obbligo verso il potere centrale, e in molti casi furono conferite in modo automatico senza troppo pensarci su, allo stesso modo in cui venivano elargiti dei compensi per chi avesse delle famiglie numerose con figli con nomi italiani comunicati al Dvce.

Alcuni tra i comuni più noti che attribuirono la cittadinanza onoraria a Mussolini sono al nord, tra cui anche Trento e certamente Riva del Garda e Salò. Ma con la fine della Seconda guerra mondiale e il crollo del fascismo, molte di queste onorificenze sono state subito cancellate, per decaduto impegno politico e per mancato merito, vediamo ad esempio Napoli. Quindi, chi voleva intervenire sulla questione, terminata la seconda guerra mondiale, ha potuto farlo, tempestivamente.

Non possiamo elencare i comuni che avevano il Dvce in elenco, quasi tutti?

Nonostante la mancanza di una legge chiara, in genere, i Comuni sono posizionati sulla questione che, deceduto il cittadino, l’onorificenza, non essendo ereditaria o spendibile da terzi, decade. Allo stesso modo, molti comuni, hanno stabilito che – per decorso temporale – dopo 50 anni di tempo dalla morte del cittadino in questione, se anche la cittadinanza onoraria formalmente permane iscritta, non ha più luogo il procedimento di cancellazione attiva, cioè per delibera a maggioranza.

Una posizione purtroppo solo ideologica

Con il passare degli anni e la riconsiderazione critica delle responsabilità del fascismo, diversi comuni hanno deciso di revocare seppure in ritardo di moltissimi anni, queste cittadinanze onorarie.

Questo atto si inserisce in un più ampio processo di memoria storica e di condanna delle dittature, volto a riaffermare i valori democratici e antifascisti della Repubblica Italiana. Tra i comuni che hanno ufficialmente cancellato la cittadinanza onoraria a Mussolini si segnalano città come Bologna, Ancona. In alcuni casi attribuendola post mortem a Giacomo Matteotti, per una sorta di compensazione.

Cancel Culture e Errore madornale

L’idea manda ai pazzi, in quanto emerge a questo punto che le cittadinanze onorarie altro non siano che un incentivo di sostegno politico, cioè una mancetta, non più un merito. Delle molti motivazioni che si leggono, poche hanno un senso vero e proprio, si parla di mancanza di meriti, ma i meriti sono da valutarsi all’atto del conferimento, se si hanno prove che il conferimento sia stato niente più e niente meno che un gesto di propaganda, allora non si parla di revoca ma di revisione amministrativa, cioè sono da nullificare in quanto conferite in modo distante dal merito per la comunità, molto semplicemente da invalidare.

Molto diverso parlare di revoche, a maggior ragione con conferimenti post mortem. Non a caso ai mabini si insegna indicando eventuali errori con una penna rossa, non con la penna dello stesso colore della scrittura, come fanno i posteri a leggere i documenti capendo il problema, se lo si risolve fingendo che non ci sia mai stato un momento in cui, in tutta Italia, venivano conferite le cittadinanze onorarie a un Dvce? Del tutto inefficace. Infine, ma non secondario, la cancellazione non permette di ragionare sulle dinamiche della storia e chi non si ricorda bene, bene, come è andata la storia, prima o poi rifarà le stesse stupidaggini.

Atti formali o atti morali?

Il tema della cittadinanza onoraria a Mussolini si inserisce nel più ampio dibattito contemporaneo sulla cosiddetta “cancel culture”, ovvero la pratica di rimuovere o condannare simboli, opere o riconoscimenti legati a figure ritenute problematiche dal punto di vista etico, politico o sociale.

Nel contesto italiano, questa “cancellazione” seppure sia un atto formalmente eseguibile, non può essere considerata normale, normale sarebbe revocare la cittadinanza a persone in vita, magari straniere, che non hanno alcun legame con l’Italia, che smettono di possedere i requisiti per essere cittadini di qualche Comune italiano, togliendo così il caso di farsi vanto politico di un sostegno decaduto.

Si prendano in mano i documenti e si spieghi bene bene la verità storica, a tutti, di modo che la cittadinanza possa sapere

Senz’altro sarebbe meglio riprendere in mano i documenti, cercando di capire se e dove le cittadinanze onorarie attribuite a Mussolini avevano un riscontro in merito, annullando d’ufficio tutti i casi dove non ci sono prove in questo senso, ed eventualmente discutendo nei Consigli comunali del parere dei politici, che si trovino ad avere Mussolini iscritto nei vecchi registri.

Cosa cambia se si cancella la cittadinanza onoraria a un defunto? Di fatto, niente, ma di certo si crea un pericoloso precedente per il revisionismo storico, in quanto oggi si toglie la cittadinanza onoraria a Mussolini, domani potrebbe essere tolta ad altri, del colore opposto, ad esempio, perché la ruota gira in politica e questo è un pericoloso precedente, che NON restituisce la DEMOCRAZIA violentata, ma al contrario è un atto di GRAVE censura molto simile alla censura dittatoriale, ma solamente di colore diverso.

Molto male che in una nazione democratica non si colga l’interesse della cittadinanza: la cittadinanza DEVE sapere come mai di comune in comune a Mussolini fu data cittadinanza onoraria, se fu un atto di prassi propagandistica, va annullata per tutti i comuni, laddove fu un atto dovuto per meriti, vanno presi in mano i meriti citati e va seguito l’iter formale per verificarne la decadenza.

OGNI atto politico giustificato su base IDEOLOGICA anche il più buono e il più gentile e il più giusto, è sempre un atto di imposizione dittatoriale, stessa modalità, ma diverso colore. In merito allo scopo? Sappiamo troppo bene che la ratio, ormai, è l’ultimo dei problemi della giurisprudenza, non siamo infantili, è un precedente grave di “cancel culture”, perché non parla della verità storica, ma semplicemente vuol togliersi dalla vergogna di averla data tutti, anche a Trento.

Martina Cecco

Foto FBK

martinacecco
martinacecco
Giornalista pubblicista e facebook blogger. Scrivo per Donnissima il blog in rosa dal 2005. Dirigo Secolo Trentino e Liberalcafé. Laureata in Filosofia Politica presso l'Università degli Studi di Trento. Lavoro dal 2024 come PR e Merchandiser presso Eventi, GDO, Retail e Ristorazione. Collaboro con YouGov per il monitoraggio degli andamenti di mercato come Data Insert. Ho concluso un mastering post laurea, la Scuola di Formazione Politica presso la Fondazione Luigi Einaudi. Sto frequentando il Master in Giornalismo presso la RCS Business Academy, presso il Corriere della Sera.Nel tempo libero scrivo poesie, brevi saggi, innesti filosofici, pratico molto sport. Socio sostenitore di Secolo Trentino e Lodi Liberale, sostengo UNHCR per i rifugiati politici e alcune associazioni che pagano cure mediche per malattie rare e supporti tecnici per i disabili. :-)

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