“Il governo deve fare la sua parte. Il fatto che abbia tagliato i fondi destinati al settore dell’auto, circa 4 miliardi e mezzo, è una scelta del governo italiano che non va nella giusta direzione. Il governo non basta: l’Europa deve rivedere tutti i parametri nati in un contesto diverso da oggi. Non c’erano i dazi, non c’erano i conflitti, non c’era l’aggressione importante delle industrie cinesi in settori strategici come auto o elettrodomestici. Dobbiamo rivedere questo patto di stabilità, nato in una logica solo di rigore, quando invece servono risorse per il sistema industriale e per renderci autonomi rispetto ad alcune produzioni che, con le delocalizzazioni, sono sparite dal nostro Paese per trasferirsi in altri Paesi come il Sud-Est asiatico. Si faccia qualcosa che vada in una direzione di rafforzamento, altrimenti l’industria viene spazzata via. I metalmeccanici hanno dovuto fare 40 ore di sciopero per poter mantenere i salari. C’è una grande responsabilità di Confindustria sui salari: i contratti vanno rinnovati nei tempi stabiliti e rafforzati dal punto di vista economico. C’è poi un tema grande come una casa, che è la contrattazione di secondo livello. La contrattazione aziendale si fa in poche aziende, solo il 30% nel settore dei metalmeccanici, il resto non fa contrattazione. Da tempo, ad esempio, come CISL chiediamo che venga introdotta almeno la contrattazione territoriale per le piccole e medie aziende, ma uno dei più grandi oppositori su questo tema è Confindustria. La contrattazione aziendale territoriale dovrebbe servire ad aumentare il salario oltre l’inflazione, ma purtroppo il nostro Paese non lo fa”.
E’ iniziato con queste parole l’intervento di Ferdinando Uliano, segretario generale FIM CISL, su Radio Cusano nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.
Proseguendo, il Segretario Generale di FIM CISL ha poi ulteriormente aggiunto: “Speriamo che si intervenga. Sono due anni che, come metalmeccanici della Cisl, lo diciamo, ma lo sostengono anche tanti economisti. Sanno benissimo che il bilancio della Comunità europea non può finanziare quel piano. Destra e sinistra dovrebbero allearsi per dire all’Europa che quelle regole vanno modificate e fare in modo che vadano ad investimenti con finalità anche sociali: investire per salvaguardare l’occupazione, per salari giusti e investimenti giusti. Possibile che il resto del mondo decida che le concentrazioni d’impresa siano utili perché fanno massa critica rispetto a efficienza e produttività, mentre in Italia i processi di aggregazione vengono stoppati? Dalle altre parti del mondo ci sono addirittura gli aiuti di Stato diretti verso i settori trainanti e strategici; da noi non si possono fare aiuti di Stato, né Antitrust, né rivedere il patto di stabilità. Penso che sia giusto fare una battaglia in Europa da parte di governo e opposizioni in quella direzione. Noi scriviamo pagine e pagine su cosa bisogna fare nell’industria, ma senza soldi non si va da nessuna parte”.
Infine, concludendo il suo intervento, Ferdinando Uliano ha anche aggiunto: “Electrolux? Il governo ha utilizzato la nostra richiesta di ritirare il piano, perché quando sei di fronte a un piano che lavora per lo smantellamento degli stabilimenti bisogna respingerlo. Quando un’impresa ti presenta il taglio di quasi il 40% della forza lavorativa, tagliando circa 400 lavoratori del settore ricerca e sviluppo, vuol dire che taglia braccia e testa, e quindi deve essere ritirato. Abbiamo gli imprenditori che ci presentano il conto del 40% perché tutti lamentano il costo dell’energia e del lavoro, il problema della logistica, l’aumento delle materie prime. Non dico che non siano problemi, il tema è che deve essere affrontato politicamente, perché questa è una decisione politica di dimezzare la forza occupazionale, chiudere lo stabilimento per ottimizzare i profitti. Dicono che è una decisione globale, ma non per questo io devo digerirla meglio”.

