Il dibattito nazionale sul femminicidio, riacceso dalle parole di Roberto Vannacci alla Costituente di Futuro Nazionale, arriva anche in Trentino. Dopo la dura presa di posizione della consigliera provinciale Lucia Maestri del Partito Democratico, interviene Raimondo Frau, delegato costituente di Futuro Nazionale e riferimento dell’area di Indipendenza, che raccoglie la critica alla violenza contro le donne ma sposta il confronto su un altro terreno: meno polemica politica, più tutela concreta delle vittime.
Maestri ha diffuso una nota netta contro chi sostiene che il femminicidio non esista. “Il femminicidio esiste e non può essere negato”, scrive la consigliera dem, parlando di dichiarazioni “incredibili ed offensive”. Per Maestri, l’elenco delle donne uccise da una violenza che “non trova tregua” parla da solo e non può essere ridotto a materiale da scontro politico.
Il riferimento è al caso nazionale nato dalle frasi di Vannacci. Secondo quanto riportato da Sky TG24, il leader di Futuro Nazionale ha definito il femminicidio “un’assurdità” e “un omicidio come tutti gli altri”, sostenendo poi che “il femminicidio non esiste”. Parole che hanno provocato reazioni politiche e riaperto il confronto sul rapporto tra violenza di genere, diritto penale e principio di uguaglianza.
La replica di Frau parte da un riconoscimento esplicito. “Ha ragione la Consigliera”, scrive il delegato di Futuro Nazionale, perché “la violenza sulle donne, come tutta la violenza, non può essere ridotta a polemica”. Ma proprio da questa premessa nasce la sua obiezione: secondo Frau, negli ultimi giorni il tema sarebbe stato assorbito quasi interamente dalla polemica sulle parole di Vannacci, mentre il punto centrale dovrebbe restare la protezione effettiva di chi subisce violenza.
Il cuore della sua posizione è giuridico e politico insieme. Frau richiama l’articolo 3 della Costituzione, che sancisce la pari dignità sociale e l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge “senza distinzione di sesso”, e ricorda che l’omicidio volontario è già punito severamente dal codice penale. Nella sua lettura, la risposta alla violenza non dovrebbe dipendere dalla costruzione di categorie simboliche, ma dall’efficacia concreta degli strumenti di prevenzione, protezione e repressione.
Il passaggio va collocato nel quadro normativo attuale. Il femminicidio è oggi espressamente previsto dall’ordinamento italiano. La questione posta da Frau, quindi, non riguarda l’esistenza formale della norma, ma il giudizio politico sulla scelta di introdurre una fattispecie autonoma e sul rischio che il diritto penale venga caricato di una funzione ideologica.
Da qui la domanda che il delegato di Futuro Nazionale pone nella sua nota: “Perché non indirizzare piuttosto le energie alla tutela di chi è vittima di stalking, uomo o donna che sia, di isolamento, uomo o donna che sia, di violenza psicologica o economica, uomo o donna che sia?”. È il punto più concreto della replica: spostare l’attenzione dalle definizioni alla prevenzione, dalle formule alla protezione reale dei soggetti deboli.
Frau allarga il campo alle donne, agli uomini, ai bambini, agli anziani e a tutte le persone che si trovano in una condizione di inferiorità o fragilità. Per lui la vera “rivoluzione culturale” non consiste nell’alimentare un nuovo fronte di scontro, ma nel rafforzare la tutela di chi subisce abuso, dominio, dipendenza, isolamento o violenza.
Il confronto con Maestri resta netto. La consigliera dem insiste sulla necessità di non negare il femminicidio come fenomeno specifico, legato a una violenza che colpisce le donne in quanto donne. Frau, invece, teme che il dibattito finisca per trasformare una tragedia reale in una bandiera politica, allontanando l’attenzione dagli strumenti che potrebbero impedire l’escalation della violenza.
La posizione di Maestri ha il merito di ricordare che le parole pubbliche hanno un peso e che la violenza contro le donne non può essere banalizzata. La replica di Frau, però, introduce una domanda che non può essere liquidata con facilità: quanta parte dello scontro di questi giorni serve davvero a proteggere le vittime e quanta, invece, alimenta soltanto la contrapposizione tra schieramenti?
È su questo terreno che il delegato di Futuro Nazionale prova a riportare la discussione. Non una gara alla condanna più dura, non la trasformazione di ogni tragedia in uno slogan, ma una tutela più efficace contro stalking, isolamento, violenza psicologica, violenza economica e tutte le forme di sopraffazione che spesso precedono i casi più gravi.

