Telemarketing, stop alle chiamate su luce e gas: ma per i consumatori “il vero deterrente manca ancora”

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Un divieto che arriva, ma solo a metà. Con il Decreto Bollette il legislatore mette fuori legge le chiamate di telemarketing finalizzate alla stipula di contratti di luce e gas, un passo a lungo atteso dai consumatori. Eppure, a leggere bene la norma, il deterrente capace di scoraggiare davvero gli operatori scorretti continua a mancare.

La storia della lotta al telemarketing selvaggio in Italia somiglia a una spirale che si stringe per cerchi concentrici: a ogni intervento ci si avvicina alla soluzione, ma sempre molto lentamente. Prima il Registro delle Opposizioni, poi l’inibizione di alcuni numeri di telefono, infine i filtri antispoofing. Strumenti che hanno mostrato lo stesso limite di fondo: presuppongono la collaborazione degli operatori e il loro rispetto delle regole. Una collaborazione che, nei fatti, non c’è quasi mai stata.

Nel frattempo i cittadini hanno continuato a subire telefonate non richieste, cambi di fornitore di telefonia, luce e gas mai autorizzati, pratiche commerciali aggressive e ingannevoli, in alcuni casi vere e proprie truffe.

Ora il Decreto Bollette stringe ancora il cerchio. Nel solo settore delle utenze di luce e gas vieta le chiamate commerciali volte a far firmare un contratto, ammettendo due sole eccezioni: quando è il consumatore a contattare l’operatore, di persona o via internet, e quando è già cliente di quella stessa società e ha dato un consenso esplicito a ricevere offerte. In entrambi i casi è l’operatore a doverlo dimostrare.

Il principio è netto: un’azienda con cui il cliente non ha alcun rapporto non può chiamarlo in nessun caso, nemmeno appellandosi a consensi generici raccolti chissà dove. L’onere della prova ricade sull’operatore e i contratti firmati in violazione del divieto sono nulli.

Proprio qui, però, si nasconde l’insidia. Perché la nullità del contratto non si traduce automaticamente in un vantaggio per chi ha subito il raggiro. Nel periodo in cui il servizio è stato comunque erogato, infatti, qualcosa andrà pagato: il contrario equivarrebbe a un indebito arricchimento dell’utente.

Resta allora da stabilire a quale prezzo. Il consumatore potrà legittimamente rifiutare le tariffe del contratto nullo, e in genere si applicheranno quelle delle tutele graduali. Ma in assenza di accordo si apre l’ennesimo possibile contenzioso. Il paradosso è evidente: per liberarsi di un servizio che non ha mai chiesto, l’utente deve perdere tempo, contestare e, nell’attesa, continuare a pagare.

Il nodo, per le associazioni dei consumatori, è sempre lo stesso: senza conseguenze economiche concrete per chi viola le regole, la deterrenza resta sulla carta. La proposta avanzata da tempo, ispirata al modello spagnolo, poggia su tre pilastri: l’esonero del cliente dal pagamento del servizio reso in modo irregolare, il rientro al precedente fornitore a spese della società scorretta e il divieto, fino a quel momento, di interrompere l’erogazione. Nessuna delle tre misure è finita nel decreto.

Senza quei correttivi, per l’operatore disonesto il conto resta leggero: nella peggiore delle ipotesi rinuncia al sovrapprezzo del contratto irregolare, ma continua comunque a incassare il servizio di base.

Il bilancio, allora, è in chiaroscuro. La norma ha il merito di introdurre un divieto, sia pure circoscritto a due settori, e di rovesciare l’onere della prova a favore del consumatore. Ma è ancora un cerchio della spirale: più stretto del precedente, eppure lontano dal bersaglio. Per disinnescare davvero il telemarketing selvaggio servirebbe il coraggio di colpire chi lo pratica dove fa più male, sul piano economico. Senza quel passo, i call center continueranno a fare quello che hanno sempre fatto.

Fonte: comunicato di Emmanuela Bertucci

Redazione
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La Redazione di Secolo Trentino è il team editoriale del quotidiano online indipendente fondato nel 2013. Copriamo ogni giorno le notizie di cronaca, politica, economia e cultura dal Trentino e dall'Italia. Direttrice Responsabile: Martina Cecco.

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