Dopo oltre 530 giorni trascorsi nel carcere romano di Rebibbia, Gianni Alemanno è tornato oggi in libertà. Un momento atteso da amici, sostenitori e militanti che si sono ritrovati all’esterno dell’istituto penitenziario per accoglierlo. Tra loro anche Raimondo Frau, esponente trentino della destra sociale e dirigente di Futuro Nazionale, che ha raccontato al Secolo Trentino le prime ore dell’ex sindaco di Roma una volta oltrepassato il cancello del carcere.
L’uscita di Alemanno arriva al termine di un periodo che egli stesso ha più volte definito difficile, ma che ha rappresentato anche un momento di riflessione politica e umana. Proprio durante la detenzione è maturata gran parte dell’attività pubblicistica e di denuncia che ha portato alla pubblicazione del libro L’emergenza negata, dedicato alle condizioni del sistema penitenziario italiano.
Poche ore prima di lasciare Rebibbia, Alemanno aveva pubblicato sui social l’ultimo capitolo del suo “Diario di cella”, affidando ai lettori alcune considerazioni che sintetizzano il significato attribuito a questa esperienza.

«Mercoledì esco, ma mi sembra di disertare una trincea», ha scritto, descrivendo un carcere «sovraffollato», con detenuti «che soffocano nel caldo» e segnato da «mille ingiustizie».
Nel testo, Alemanno racconta di aver trovato una situazione peggiore rispetto a quella che ricordava da una precedente esperienza detentiva giovanile legata alla militanza politica, denunciando celle sovraffollate, degrado degli ambienti, difficoltà igienico-sanitarie e percorsi di reinserimento sempre più limitati.
Il tema delle carceri è infatti diventato uno degli aspetti centrali della sua attività pubblica degli ultimi mesi. Una denuncia che punta a evidenziare non solo le difficoltà vissute dai reclusi, ma anche quelle affrontate quotidianamente dagli agenti della Polizia Penitenziaria, spesso chiamati a operare in strutture sovraffollate e con organici insufficienti.
All’uscita dal carcere, Alemanno è stato accolto e abbracciato dagli amici della sua comunità, oltre che da fotografi e cameraman presenti davanti a Rebibbia.
«C’erano gli amici più vicini, diversi militanti romani, ma soprattutto molti giornalisti, fotografi e cameraman», racconta Frau. «Lo hanno letteralmente circondato appena uscito. Ma la cosa che mi ha colpito è che l’ho visto più battagliero e con la volontà di continuare l’impegno politico».
«Ha parlato della necessità di continuare la battaglia politica e di dare forza a un progetto che possa riportare al centro i valori della destra sociale», spiega Frau.
La presenza, davanti a Rebibbia, anche di esponenti di Futuro Nazionale non è stata casuale. Proprio in serata, infatti, si è svolta una cena con il generale Roberto Vannacci, a conferma di un rapporto politico che non nasce in questi ultimi giorni.
Già durante la detenzione, in una lettera indirizzata ai militanti di Indipendenza, Alemanno aveva indicato nella fase costituente di Futuro Nazionale il possibile approdo di un percorso politico rimasto a lungo isolato, chiedendo alla propria comunità di mettere a disposizione del nuovo partito esperienza, capacità organizzativa e radicamento militante.
In quel documento, Alemanno spiegava la scelta di far confluire Indipendenza in Futuro Nazionale come il tentativo di non restare ai margini della nuova fase politica e di portare dentro il progetto di Vannacci le idee del “sovranismo sociale”: una linea che, nella lettura dell’ex sindaco di Roma, tiene insieme questione identitaria e questione sociale.

