Riarmo Ue, Borghi: “Difesa europea? Prima diciamo chi dovrebbe attaccarci”

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Il dibattito sulla difesa europea e sulle nuove spese militari continua ad attraversare la politica italiana. Per Claudio Borghi, senatore della Lega, il punto di partenza non può essere soltanto l’aumento degli investimenti, ma una domanda preliminare: da chi dovrebbe difendersi l’Italia?

Intervenendo a Radio Cusano, nel corso del programma Battitori Liberi, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano, Claudio Borghi ha affrontato il tema della difesa europea, del riarmo e del rapporto tra Nato, Stati Uniti e Unione europea.

“C’è un difetto di comunicazione al Parlamento che dico da quando sono parlamentare e mi sono stufato: queste cose dovrebbero essere più discusse”, ha dichiarato il senatore leghista.

Secondo Borghi, quando si parla di spese militari si insiste molto sulle risorse da destinare al comparto, ma troppo poco sull’individuazione concreta delle minacce.

“Si parla ad esempio di spese di difesa, ma si parla pochissimo di chi dovrebbe attaccarci. Ma qualcuno ha idea da chi l’Italia dovrebbe essere attaccata?”, ha aggiunto.

Borghi: “La pace l’ha garantita la Nato, non l’Ue”

Nel suo intervento, Borghi ha distinto il ruolo della Nato da quello dell’Unione europea, sostenendo che la sicurezza dell’Occidente negli ultimi decenni sia stata garantita soprattutto dall’Alleanza atlantica.

“Che la Nato ci abbia consentito i famosi 60 anni di pace è abbastanza evidente, ed è stata la Nato, ovviamente, e non l’Ue”, ha affermato.

Il senatore ha poi collegato il tema della difesa europea al rapporto con gli Stati Uniti. Washington, secondo Borghi, chiede agli alleati europei un maggiore impegno, ma prima di costruire una strategia comune sarebbe necessario chiarire quali siano davvero gli avversari da cui difendersi.

“Gli Stati Uniti battono cassa, ma prima di impostare un discorso con loro bisognerebbe mettere in piedi un’opinione su chi sono i nemici da cui guardarsi”, ha spiegato.

Russia, Ucraina e apparato Nato

Borghi ha richiamato anche la guerra in Ucraina per sostenere che, se il principale avversario fosse la Russia, l’apparato militare complessivo della Nato sarebbe comunque ampiamente superiore rispetto alle esigenze concrete di difesa.

“Se l’avversario è la Russia, la guerra in Ucraina ci ha insegnato che tutto l’apparato enorme di schieramento della Nato è eccessivo”, ha dichiarato.

Poi ha aggiunto: “Se noi mettiamo insieme tutto l’apparato difensivo della Nato con aerei, missili, navi, eccetera, probabilmente siamo a un fattore 100 di eccessivo rispetto a quello che servirebbe”.

“Senza esercito nessuna proiezione internazionale”

Borghi non ha però escluso la necessità di investimenti mirati nel comparto della difesa. Il senatore ha riconosciuto che, dopo anni di tagli, anche le amministrazioni pubbliche e i ministeri si trovano in difficoltà.

“Ogni ministro tende a richiedere spesa per il suo dicastero, se io fossi Crosetto direi che ho bisogno di tanti miliardi per la difesa”, ha osservato.

Secondo Borghi, l’Italia non sarebbe “messa malissimo” sul piano difensivo, ma avrebbe sacrificato in parte l’esercito rispetto a marina e aeronautica. Una scelta che può avere una logica se si ragiona in termini di difesa del territorio, ma che può diventare un limite in caso di crisi internazionali.

“Supponiamo però che a un certo punto ci sia una situazione che precipita in Libia e serve una mano: senza l’esercito non possiamo fare nessuna proiezione internazionale”, ha detto.

“La gente vuole presidiate le strade, non le frontiere”

Il passaggio più politico riguarda il rapporto tra difesa esterna e sicurezza interna. Per Borghi, la priorità percepita da molti cittadini non è tanto il fronte militare, quanto il presidio del territorio.

“Il primo nemico che la gente vede e che vorrebbe veder presidiato sono le strade e non le frontiere”, ha dichiarato.

Il senatore ha quindi rivendicato la posizione della Lega sugli investimenti per la sicurezza, precisando che il partito non è contrario in sé alle spese per il riarmo, ma chiede chiarezza su finalità e modalità di finanziamento.

“Noi come Lega non siamo mai stati contro gli investimenti per la sicurezza”, ha affermato. “All’interno delle spese per la sicurezza tagliate ci sono anche quelle delle forze dell’ordine, la coperta è corta”.

Critiche al debito europeo per le armi

Il punto più duro dell’intervento riguarda il possibile ricorso a strumenti europei per finanziare le spese militari. Borghi ha distinto tra spese sostenute attraverso canali nazionali e spese finanziate tramite indebitamento con l’Unione europea.

“Una cosa è se io spendo con i miei canali di finanziamento, un’altra cosa è se spendo con il Safe, vale a dire l’indebitamento con l’Ue”, ha detto.

Poi l’attacco a Bruxelles: “L’Ue quando ci sono queste situazioni si infila dentro e fa lo strozzino. L’Europa ti dice di spendere con le armi, ma poi ti indebiti con me e ti dico io cosa fare con le spese”.

Per Borghi, dunque, il problema non è soltanto quanto spendere per la difesa, ma anche come finanziare quelle spese e con quali conseguenze sulla libertà di scelta degli Stati membri.

“Il problema è proprio indebitarsi con l’Ue”, ha concluso il senatore della Lega, aggiungendo che, a suo giudizio, dopo il dibattito interno il presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe compreso la necessità di respingere nuovi fondi per l’Ucraina.

Redazione
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La Redazione di Secolo Trentino è il team editoriale del quotidiano online indipendente fondato nel 2013. Copriamo ogni giorno le notizie di cronaca, politica, economia e cultura dal Trentino e dall'Italia. Direttrice Responsabile: Martina Cecco.

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