Nolan e l’Odissea: perché il cinema americano sa ancora colpire

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Al cinema americano viene spesso rimproverato di reinterpretare troppo liberamente le grandi opere letterarie, trasformandole in produzioni spettacolari dominate dagli effetti speciali e dalle esigenze del grande pubblico. Anche L’Odissea di Christopher Nolan può essere osservata da questo punto di vista: una storia antica tradotta nel linguaggio imponente e immediatamente riconoscibile del cinema statunitense.

Fermarsi alla spettacolarizzazione, tuttavia, significa cogliere soltanto la superficie dell’opera.

Nelle sue espressioni migliori, il cinema americano non utilizza lo spettacolo per sostituire il pensiero, ma per renderlo accessibile a milioni di persone. Le grandi scenografie, le battaglie e la potenza delle immagini diventano il mezzo attraverso cui affrontare questioni più profonde: la guerra, il potere, la responsabilità individuale e le conseguenze delle azioni umane.

È quanto Nolan aveva già mostrato in Oppenheimer. Il centro del film non era soltanto la costruzione della bomba atomica, ma il dramma dell’uomo che comprende di avere messo il proprio genio al servizio di una forza capace di distruggere città e intere civiltà.

Una riflessione simile attraversa anche la figura di Odisseo. La sua intelligenza gli permette di prevalere e di cambiare il corso della guerra, ma ogni vittoria produce conseguenze. L’uomo capace di superare i propri limiti deve poi confrontarsi con ciò che il suo ingegno ha provocato, con la distruzione lasciata alle proprie spalle e con la violazione di un ordine morale che, nel mondo antico, coincideva anche con quello degli dèi.

È qui che emerge il paradosso della cultura americana. Gli Stati Uniti sono una potenza politica e militare la cui storia è segnata da guerre e interventi internazionali, anche sotto amministrazioni molto diverse tra loro. Eppure quella stessa società continua a produrre opere capaci di criticare la guerra, il potere e lo stesso uomo americano.

Da una parte vi è una forza capace di provocare distruzione; dall’altra, una cultura ancora capace di interrogarsi su quella forza, di sottoporla a critica e di trasformarla in pensiero.

L’Europa contemporanea sembra invece avere smarrito proprio questa capacità. Non possiede la forza politica e militare degli Stati Uniti, ma fatica anche a esprimere una critica culturale comune, incisiva e comprensibile. Di fronte alle tragedie internazionali, la sua voce si riduce troppo spesso alle dichiarazioni di “sconcerto” e “rincrescimento”, senza riuscire a costruire una visione, una morale o un pensiero capaci di parlare davvero alle persone.

Il cinema americano, pur con tutte le sue semplificazioni e infedeltà, continua invece a trasformare i grandi racconti in occasioni di riflessione collettiva. Non bisogna quindi osservare L’Odissea soltanto per la grandiosità delle immagini o domandarsi quanto sia fedele a Omero. Occorre cercare il significato che Nolan ha voluto attribuire a quella storia.

Perché la vera forza del cinema americano non consiste soltanto nella capacità di spettacolarizzare il mondo, ma anche in quella di metterlo sotto accusa e di costringere l’uomo a guardare ciò di cui è capace.

M.S.

Michele Soliani
Michele Soliani
Giornalista pubblicista dal 2016 e giurista, innamorato della pianura ancor più che della montagna.

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