In Tirolo il progetto di riuso degli zaini scolastici ha superato quota 20mila zaini recuperati dall’avvio dell’iniziativa del Land Tirol, 1.120 soltanto nel 2026. Il coordinamento è dell’Umwelt Verein Tirol, con il sostegno del Land e di una rete di realtà sociali e ambientali. Gli zaini arrivano dalle scuole e dai centri di riciclaggio, vengono controllati e puliti dai volontari, poi preparati al centro di accoglienza di Reichenau. Lì dentro succede la cosa che conta più di tutte: vengono riempiti con materiale nuovo per scrivere e disegnare. Alla raccolta collaborano, tra gli altri, Croce Rossa giovanile, Caritas Tirol, servizi sociali, vigili del fuoco, associazioni dei genitori, Comuni e cartolerie.
Non è un’idea isolata. In Trentino, dal 2013, Caritas Rovereto e Vallagarina promuove “Sfogliando s’impara”: zaini, astucci e materiale scolastico nuovo o usato in buono stato. Secondo i dati della Caritas diocesana, in tredici anni il progetto ha sostenuto circa 650 bambini e ragazzi di famiglie in difficoltà, individuati anche grazie ad assistenti sociali e operatori del privato sociale. La raccolta 2026 è aperta dal 1° agosto al Cedas Caritas di via Setaioli 3b, a Rovereto: servono quaderni, foderine, tempere, album da disegno, compassi, colle, zaini e astucci ancora integri. In Carinzia, Caritas Kärnten, LOOP e il centro commerciale ATRIO di Villach hanno costruito qualcosa di simile con “School Bag Monster”.
Il riuso degli zaini scolastici in Tirolo, oltre i numeri
Settembre, per molte famiglie, non è un mese. È un esame: arriva la lista del materiale, arrivano le scarpe nuove perché il piede è cresciuto, arriva il libro che l’anno prima non serviva e arriva lo zaino. Oggi, però, lo zaino non è solo un contenitore ma il primo segno di appartenenza che un bambino si porta addosso davanti agli altri. I ragazzini non leggono i bilanci familiari, ma riconoscono un marchio a tre metri di distanza.
Ecco perché i pennarelli nuovi dentro uno zaino usato non sono un dettaglio tenero, ma la parte più intelligente del meccanismo: chi riceve non deve sentirsi riconoscibile. È un aiuto che non chiede gratitudine visibile e non mette un timbro sul bambino. Una discrezione che oggi vale il doppio, in un tempo in cui il gesto buono sembra esistere solo se qualcuno lo fotografa.
Il resto ci riguarda tutti, e non ha niente di eroico. Noi non buttiamo le cose perché sono finite quanto perché sono passate. Uno zaino che dura tre anni è diventato un fallimento estetico. Ventimila zaini in diciannove anni non sono una notizia commovente: sono la prova che moltissimo di ciò che scartiamo non era esaurito, era solo passato di moda.
Il riuso degli zaini scolastici, allora, lascia una domanda più ampia: quante altre cose stiamo buttando via mentre funzionano ancora benissimo?

