I dati catastali mostrano una crescita continua delle unità collabenti. Il legame con l’IMU è la tesi sostenuta da Confedilizia.
Gli immobili italiani classificati come unità collabenti, cioè fabbricati totalmente in rovina inseriti nella categoria catastale F/2, hanno raggiunto nel 2025 quota 635.754. L’aumento rispetto ai 629.022 dell’anno precedente è dell’1,1%.
Il confronto di lungo periodo è ancora più netto: nel 2011 i ruderi censiti erano 278.121. In quattordici anni il numero è quindi cresciuto del 129%, secondo l’elaborazione diffusa da Confedilizia sulla base dei dati dell’Agenzia delle Entrate.
Circa il 90% di questi immobili appartiene a persone fisiche. Confedilizia sostiene che, oltre al degrado dovuto al tempo e allo spopolamento, in alcuni casi i proprietari arrivino a rimuovere la copertura per ottenere la classificazione come unità collabente e sottrarsi alla tassazione patrimoniale.
L’associazione attribuisce all’IMU un ruolo importante nella crescita del fenomeno, ricordando che l’imposta continua ad applicarsi, seppure con le riduzioni previste, agli edifici dichiarati inagibili o inabitabili fino alla loro formale classificazione in F/2. I dati descrivono l’aumento dei ruderi; il nesso causale con la tassazione resta la posizione interpretativa di Confedilizia.

