Un ampio biomonitoraggio dei fiumi del Suffolks ha misurato le concentrazioni di oltre 100 sostanze chimiche, scoprendo che cocaina e lidocaina sono i composti più diffusi persino nelle aree rurali. Gambero e anguilla a rischio.
Negli ultimi anni l’attenzione verso le problematiche ambientali è cresciuta notevolmente, con un focus particolare su fenomeni come l’inquinamento da microplastiche. Tuttavia, uno studio recente condotto dal King’s College di Londra e dall’Università del Suffolks ha acceso i riflettori su un tipo di contaminazione più insidiosa e meno visibile: l’inquinamento chimico nei corsi d’acqua britannici.
I ricercatori hanno analizzato la presenza di ben 107 sostanze chimiche nelle acque superficiali e nei gamberi di fiume Gammarus pulex, una specie di crostaceo d’acqua dolce diffusa nel Regno Unito, scoprendo risultati sorprendenti e inquietanti. Specialmente nel gambero di fiume.
Acque reflue e inquinamento
Il biomonitoraggio e la scoperta delle droghe nei fiumi del progetto di biomonitoraggio ha coinvolto un ampio campionamento di fiumi nel Suffolk, regione dell’Inghilterra sudorientale caratterizzata da vaste aree rurali e flussi acquatici apparentemente puliti. Con tecniche analitiche all’avanguardia, gli scienziati hanno misurato le concentrazioni di oltre cento tipi di composti chimici, spaziando da pesticidi e prodotti farmaceutici a sostanze derivanti dal consumo umano. La sorpresa maggiore è arrivata dalla rilevazione di cocaina e lidocaina – rispettivamente una droga illegale e un anestetico locale – tra i composti più presenti nell’ambiente fluviale, anche in zone lontane dalle grandi città o dai centri abitati intensamente urbanizzati.Questi dati hanno portato a definirsi che il gambero di fiume britannico era letteralmente “fatto” di cocaina, nel senso che la sostanza si accumula nei loro tessuti in concentrazioni significative. Questa contaminazione rappresenta un chiaro segnale di quanto l’inquinamento chimico sia diffuso e invisibile agli occhi, poiché le molecole di droghe e farmaci finiscono per infiltrarsi negli ecosistemi acquatici attraverso scarichi urbani, reflui agricoli e persino infiltrazioni da sistemi di smaltimento non sempre efficienti.
L’impatto sugli ecosistemi e sugli esseri viventi per la presenza di cocaina e lidocaina nel gambero che non è un semplice dato curioso, ma un indicatore preoccupante di alterazione ambientale a livello chimico. Questi composti, così come molte altre sostanze rilevate, possono avere effetti negativi sulla fauna acquatica: influenzano il comportamento, la riproduzione e la sopravvivenza degli organismi, compromettendo la biodiversità locale e la stabilità degli habitat.Inoltre, l’accumulo di farmaci e droghe nei tessuti degli animali acquatici apre la strada a problemi di bioaccumulo e biomagnificazione nella catena alimentare, potenzialmente coinvolgendo anche specie superiori, compreso l’essere umano. D’altronde, l’acqua è una risorsa fondamentale, e la qualità delle acque superficiali influenza direttamente la salute pubblica e la sicurezza alimentare.
Napoli, Milano, Roma identico problema
Un fenomeno globale: anche in Italia un’emergenza chimica nei fiumi infatti il problema non è solo britannico. In Italia, studi condotti dall’Università Federico II di Napoli hanno evidenziato analoga contaminazione chimica nei corsi d’acqua, riguardante specie come le anguille e altri organismi acquatici. Anche qui si riscontrano tracce di farmaci, pesticidi e sostanze illegali, a dimostrazione che l’inquinamento chimico è un fenomeno globale, legato ai comportamenti umani e alla difficoltà di gestire correttamente i rifiuti e le acque reflue.Tali ricerche evidenziano la necessità urgente di una politica ambientale più attenta e integrata, che contempli non solo il controllo delle sostanze più note – come gli inquinanti organici persistenti o i metalli pesanti – ma anche la regolazione e il monitoraggio delle nuove forme di contaminazione chimica, spesso di origine antropica e difficilmente percepibili senza analisi specifiche.

Un problema di questo tipo era emerso qualche anno fa a Milano e infine a Roma nel Tevere.
Tuttavia gli scienziati sottolineano come questo tipo di biomonitoraggi sia fondamentale per mappare la diffusione e l’impatto dei contaminanti chimici negli ambienti naturali. Solo conoscendo a fondo le dinamiche dell’inquinamento sarà possibile mettere in atto strategie efficaci di prevenzione, bonifica e tutela. Inoltre, occorre sensibilizzare l’opinione pubblica sull’esistenza di queste minacce invisibili, affinché si promuovano comportamenti più responsabili sia a livello individuale che collettivo.
Nel frattempo ci chiediamo quale e quanta droga possa entrare in contatto accidentale con le persone e come fare per evitarlo. MC

