Continua la guerra della Nato contro la Russia: nuovi dispiegamenti nei Paesi baltici

L’Alleanza Atlantica continua ad inviare unità a difendere i Paesi Baltici: le piccole Repubbliche Baltiche di Estonia, Lettonia e Lituania assieme alla Polonia, sentitesi minacciate in seguito alle azioni russe in Ucraina, in particolare dal 2014, chiesero aiuto alla Nato.

L’Organizzazione con il vertice del Galles del 2014 decise di migliorare la capacità di risposta rapida alle sfide presenti. Per intervenire nel migliore dei modi è stata quindi istituita la Very High Readiness Joint Task Force: questa Task è nata per rispondere tempestivamente alle sfide che si presentano in Europa Orientale, Nord Africa e Medio Oriente.  L’obiettivo è il dispiegamento di circa 4.000 truppe a difesa del territorio baltico. Queste unità vanno ad integrare la già presente componente aerea che a rotazione i paesi membri svolgono dal marzo 2004.

La recente operazione militare è iniziata con l’arrivo delle unità americane della 3rd Armored Brigade e della 4th Infantry Brigade del Colorado. Le unità sono state stanziate a Zagan, in Polonia, e contano 87 carri armati “Abrams” e 155 veicoli di supporto. Le truppe sono state accolte calorosamente dal Primo Ministro Beata Szydlo, oltre che naturalmente dalla popolazione locale. Contemporaneamente 450 soldati tedeschi del 122 Panzergrenadier Batallion hanno raggiunto Rukla, Lituania con 26 carri armati “Leopard” 2A7 e 120 mezzi da combattimento. All’unità della Germania si sono aggiunte 100 ulteriori unità provenienti dall’esercito belga.

Nei giorni scorsi anche Londra ha inviato 800 militari in Estonia. Gli inglesi giunti alla base aerea di Amari sono stati accolti dal Primo Ministro estone, Juri Ratas. Nel frattempo via mare sono arrivati mezzi corazzati Challenger 2. Sono sbarcati inoltre con i relativi mezzi 100 unità olandesi che andranno a supportare le unità presenti in Estonia.

Per quanto riguarda la protezione aerea, da 13 anni ogni 3-6 mesi due Nazioni prestano servizio presso le basi di Amari, Estonia, e Siauliai, Lituania. Attualmente prestano servizio aereo alcune unità aeronautiche militari olandesi e tedesche: il loro scopo è scortare fino a Kaliningrad gli aerei russi che entrano illegalmente nello spazio aereo delle Repubbliche est europee.

Il Ministero della Difesa polacco ha deciso di istituire una milizia territoriale che dovrà contare 53.000 unità operative dal 2019.

Il Governo della Lettonia sta insistendo affinché la vecchia base navale sovietica di Liepaja venga ripristinata. L’investimento è dell’ordine dei 3.5 miliardi ma i rappresentanti lettoni alla Nato stanno facendo forti pressioni. L’ampio porto potrebbe essere utilizzato da una flotta che garantirebbe la protezione dei mari territoriali. La minaccia dei sommergibili russi è particolarmente sentita da entrambe le sponde baltiche. Inoltre verrebbero schierate anche unità navali con capacità di difesa antimissile: con questo sistema i territori avrebbero un ombrello di protezione nei riguardi dei missili balistici presenti nell’enclave russa.

La minaccia di questi sistemi è particolarmente sentita: infatti dal 2018 sarà operativa a Redzikovo, Polonia, una base con sistemi in grado di distruggere missili nemici. La base è necessaria a bilanciare la presenza dei missili balistici Iskander che da Kaliningrad minacciano un raggio di 500 km circostanti. Questi missili tattici possono contenere una testata nucleare ed hanno notevoli capacità di compiere manovre elusive.

La tensione tra Nato e Russia, nonostante una sorta di collaborazione sul fronte siriano, rimane alta. Da entrambe le parti si continuano ad effettuare esercitazioni a ridosso dei confini reciproci, dei cosiddetti “show the force” con effetto di deterrenza. Stiamo tornando forse a una nuova Guerra Fredda, ma con la Cortina di Ferro traslata ad Est?

Stefano Peverati

Informazioni su Stefano Peverati 31 Articoli
Classe 1994, laureato in Scienze Internazionali Diplomatiche presso Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Campus di Forlì.