Rovereto, manipolo di anarchici minaccia i ProLife che recitavano il rosario

Insulti contro la religione, insulti alla libertà d’espressione, ma sopratutto insulti nei confronti di uno dei valori dell’Occidente, conquistato con tanta fatica, che è la libertà di pensare. Tutti devono poter avere il diritto di manifestare la propria idea. Tutti tranne i ProLife. Loro non possono, perché la loro idea è “retrograda”, “liberticida”, “dottrinale” e via discorrendo.

La dimostrazione nei fatti sta nel tentativo di aggressione che i manifestanti pro vita hanno subito a Rovereto nei giorni scorsi, quando il gruppo di persone è stato accerchiato mentre stavano dicendo il rosario davanti all’Ospedale cittadino, per criticare l’aborto. L’evento si è verificato parzialmente anche nella giornata di oggi quando un manipolo di anarchici femministi voleva intervenire contro i ProLife, ma che sono stati fermati dalle forze dell’ordine.

Se è vero – come è vero – che è parte della libertà d’espressione esporsi a favore dell’aborto, pur restando nei limiti garantiti dalla Legge, è altrettanto necessario rispettare le opinioni contrarie alla propria, come quella dei ProLife che invece non ritengono un “passo in avanti” l’interruzione volontaria della gravidanza.

Questa sera – denuncia Lorenzo Baratter, consigliere regionale del PATT – alcune persone, trattenute dalle forze di polizia, hanno continuato a disturbare un momento di preghiera che ormai da vent’anni si ripete ogni martedì sera. Ne sono stato testimone, come molti altri cittadini. Tra l’altro il tutto accadeva nei pressi di un luogo dove peraltro molte persone soffrono. Non mi interessa entrare nelle ragioni dei manifestanti, perché qui non esistono ragioni: passano in secondo piano quando intolleranza offese si sostituiscono a dialogorispetto“.

Né Stato, né Dio: al mio corpo ci penso io” hanno cantato alcuni manifestanti in opposizione ai ProLife, prima di accerchiarli, insultarli e lanciare contro di loro manifesti blasfemi, di dubbio gusto oltre che di nessuno stimolo a un dibattito costruttivo tra le due parti. Dibattito che, a questo punto, probabilmente non ci potrà mai essere, dal momento che se da una parte si portano preoccupazionitimorifilosofie di lunghissima tradizione, dall’altra si portano insultioffese.

Infatti nemmeno i volantini distribuiti dagli anarchici sono portatori di motivazioni reali: dopo la contestazione dell’obiezione di coscienza – un diritto individuale, esattamente come quello di interrompere la gravidanza – viene criticata anche l’applicazione della prassi presso l’ospedale di Rovereto.

Vieni accolta con freddezza e col sorriso più ipocrita di cui sono capaci – scrivono gli anarchici – Ti spediscono al piano di ostetricia senza troppe delucidazioni dove ti informano che, qualora tu te ne fossi accordo solo due settimane prima del termine previsto dalla legge non ci sarebbe posto e dovresti sobbarcarti una gravidanza indesiderata“. Davvero cattivoni questi operatori del reparto di ostetricia, che ti informano di cosa preveda la legge. Ma ovviamente agli anarchici delle regole interessa poco.

Si parla poi di violenza visiva dei ProLife, intendendo per violenti dei manifesti – regolarmente autorizzati dai Comuni – che ritraggono bambini ancora in utero. Immagini, secondo gli anarchici, neofascistepatriarcali, che non accettano che esistano altre famiglie diverse da quelle con un padre e una madre. Spiegheranno mai gli anarchici cosa c’entri la famiglia “tradizionale” con il diritto di aborto? Probabilmente no.

Fermo restando che non tutti gli abortisti sono anarchici – per fortuna – ma tutti gli anarchici non riescono a trovare un argomento che sia uno a sostegno delle loro inesistenti tesi, ciò che è grave è che lo Stato non è capace di garantire la sicurezza a un gruppo di persone che manifesta pregando.

Già qualche anno fa, sempre a Rovereto, delle aggressioni ai ProLife sono costate delle condanne ad una coppia di violenti. Stavolta, i manifesti – taluni anche blasfemi – erano corredati da frasi del tipo “Tornatevene a casa, la vostra presenza è solo meschina e inutile“. Toni da minacce di stampo mafioso, inaccettabili da uno Stato che ha come dovere morale la tutela della libertà di espressione.

Menzione d’onore per il prete alla testa dei manifestanti ProLife: Don Matteo Graziola,  ha infatti tenuto un comportamento impeccabile, assieme a Pantaleo Losapio della Confraternita degli Angeli di Maria,durante le deprecabili azioni anarchiche. A una ragazza che lo stava insultando ha risposto con calma olimpica con un sereno “Ti voglio bene“, aggiungendo poi mentre gli aggressori stavano allontanandosi un “Un giorno verrete anche voi a pregare“.

La libertà dell’uno finisce dove inizia la libertà dell’altro, non dove un gruppo di nullafacenti dediti al consumo di sostanze dallo scarso apporto sanitario ha prestabilito debba terminare.