La morte del guru del Sarin: tra ecumenismo e terrorismo millenarista

Lo scorso 29 giugno, in Giappone è stata eseguita la condanna a morte per impiccagione di Shoko Asahara, guru della setta Aum Shinrikyo (che in italiano si può tradurre con Verità Suprema), che il 20 marzo del 1995 con l’aiuto di suoi dieci membri compì un attentato terroristico nella metropolitana di Tokyo liberando del gas Sarin; l’attacco provocò diverse morti e l’intossicazione di alcune migliaia di persone, e fu il primo ad avere un risalto mediatico e globale tale da essere superato solamente nel 2001 con l’undici settembre. Ma se questi ultimi attacchi ebbero, almeno in parte, una chiara matrice religiosa estremistica, i moventi e le motivazioni che spinsero il movimento di Asahara a compiere tali gesti non furono mai chiariti del tutto: si ipotizzò pure di un tentativo di colpo di stato per rovesciare l’imperatore. Quel che è certo, è che il fondatore dell’Aum Shinrikyo, arrestato due mesi dopo la vicenda, nonostante negasse in un primo momento di aver preso parte all’organizzazione dell’attacco, quasi subito poi se ne assunse la completa responsabilità: e infatti la sentenza del tribunale, che nel 2004 lo dichiarò colpevole e lo condannò a morte, fu accettata da Shoko Asahara senza alcuna remora o timore, anche a fronte del tentativo dei suoi avvocati di ricorrere in appello -richiesta che fu rigettata-. E oltre a lui, sono stati giustiziati quattro dei cinque autori materiali dell’attentato. Nonostante tutto, l’Aum Shinrikyo è tutt’oggi operativa; si chiama Aleph, come la prima lettera dell’alfabeto ebraico. Ma ha subìto diversi scismi e divisioni al suo interno: e infatti se dopo il 1995 il movimento è entrato in crisi, riducendo drasticamente il numero dei suoi iscritti da più di trentamila a malapena mille e cinquecento, la causa è da rinvenire proprio nel punto di svolta nella storia della setta; dopo l’attentato il gruppo subì una scissione in due fazioni: una delle due, infatti si richiamò al culto della personalità di Asahara –tant’è che riparò in Russia per organizzare la sua fuga dal carcere di Tokyo-; e l’altra, invece, optò per una tensione riformista più moderata, che è quella che, fondamentalmente, esiste ancora oggi, anche se il governo giapponese non la riconosce più come religione, cosa che invece era successa all’atto della sua fondazione negli anni ottanta. Spesso e volentieri quando si parla dell’Aum Shinrikyo si fa derivare questa setta dal Buddhismo. Ed è vero solo in parte, perché è una miscellanea di canoni buddhisti, di dottrine millenariste e apocalittiche del Taosimo e dell’esoterismo indiano, e di rivelazioni di Nostradamus; è un culto che di per sé è peculiare e assume su di sé diversi elementi che sfociano in una sorta di inclusivismo religioso. Ma la peculiarità dell’Aum Shinrikyo fu ovviamente Shoko Asahara: doveva il suo carisma ad una cultura e ad una affabilità che oggi sono rari, e riusciva a ritrovare, ad esempio, persino negli scritti di Isaac Asimov certi elementi dottrinali della sua setta; certo, fu al tempo stesso un santone ed un criminale: perché oltre all’attentato di Tokyo le autorità ricollegarono alla setta e alla persona di Asahara altri crimini, tra cui un attacco simile a Matsumoto nel 1994 e una strage famigliare. Oltre al sospetto che molti membri della setta accusati di volerne uscire o avversari e nemici della stessa furono uccisi in forni a microonde. Tutto ciò, però, nella follia del guru e dei suoi adepti aveva una sua logica: bisognava preparare la Terra e l’umanità al giorno del giudizio, ed è per questo che nei pressi del Monte Fuji fu costruita una struttura in cui diversi scienziati furono radunati per produrre il Sarin che poi sarebbe stato usato nelle gallerie della metropolitana. C’è da dire che non è stata la prima volta che una setta o un movimento si era reso protagonista di un evento del genere, né sarebbe stata l’ultima: il Tempio del Popolo di Jim Jones e il suicidio di massa nel 1978, o il gruppo terroristico Al-Qaeda e le stragi dell’undici settembre 2001 sono alcuni degli episodi più eclatanti che la storia contemporanea può ricordare. Con la morte di Shoko Asahara si chiude una delle pagine più oscure del Giappone. Ma, se si può avanzare un’ipotesi, la sua esecuzione potrebbe causare una ripresa delle istanze più radicali dei membri della setta: perché lui verrà visto come un martire, un testimone della Verità Suprema ucciso e perseguitato dal nemico; e anche se Aleph, l’ex Aum Shinrikyo, ha rigettato gli elementi più controversi della propria dottrina, e nonostante la messa in fuorilegge dell’associazione in diversi Paesi, permane un nutrito gruppo fedelissimo agli insegnamenti di Asahara: pure se piccolo, basterebbe un sol uomo a provocare una strage. Ne abbiamo la prova in Europa: una, massimo quattro persone che agiscono per portare terrore e la loro verità con le armi, la morte e la distruzione. Ecco perché la morte del guru giapponese dovrebbe essere l’ennesima spinta per una riflessione politica ed intellettuale sull’estremismo religioso e sul terrorismo, così come sull’inclusivismo, l’esclusivismo e il pluralismo religioso, che in realtà si rivelano importanti tensioni radicali sia per una torsione ecumenista, sia per un’estremizzazione identitaria o fanatica dai risvolti criminali; ma, come ben si sa, la religione non è portatrice immediata di morte: è l’esegesi, e pure lo studio dei testi sacri, a provocarla se sbagliata e scorretta. O se piegata per i propri scopi criminali. Come Al-Qaeda, il Tempio del Popolo e l’Aum Shinrikyo insegnano.
Alessandro Soldà