La minaccia del calo dei prezzi delle commodities in Australia

Le commodities (materie prime o in genere merceologia di prima e secondo settore) fanno tremare l’Australia. Stiamo parlando di tutti quei prodotti standardizzati che l’individuo acquista a prescindere dalla qualità o da chi li produce, come prodotti agricoli o metalli.  
Nonostante la recente entrata nel 27esimo anno di crescita senza registrare mai una recessione dal 1991, l’economia australiana appare minacciata dall’incertezza sui consumi delle famiglie e dall’andamento del mercato globale.
I due terzi delle esportazioni australiane si basano sulla vendita di commodities, essendo l’Australia il più grande produttore di ferro e carbone nel mondo e il terzo produttore di oro. Oltre un terzo delle esportazioni di commodities sono indirizzate alla Cina con il 28,8% del totale, seguita da Giappone e Corea del Sud.
Di conseguenza, la recente guerra commerciale tra Pechino e Washington ha mietuto vittime proprio nella terra dei canguri, minacciando il dollaro australiano.
Dalla metà di maggio, infatti, il Bloomberg Commodity Index, pensato per minimizzare la concentrazione in una sola commodity o in un solo settore, è sceso del 7.1 %. In termini di dollari australiani, l’Index of Commodity Prices è diminuito dello 0,6% a giugno.
A causare il calo dei prezzi è stato l’aumento dell’offerta globale e la moderazione della domanda. Tuttavia, la diminuzione ha interessato beni di minore importanza come fagioli di soia, oro e rame, tralasciando Iron ore e carbone. Il problema riguarda proprio riuscire ad arginare il calo dei prezzi a beni non fondamentali per le esportazioni australiane.
Ma c’è un’altra preoccupazione incombente sull’economia dell’Australia: la crisi del mercato immobiliare. Il governatore della Reserve Bank of Australia, Philip Lowe, ha denunciato livelli di indebitamento molto elevati derivanti da elevati livelli dei prezzi delle case. Dall’inizio del millennio, infatti, i prezzi delle case australiane sono più che triplicati, rendendo il mercato accessibile solo ai più ricchi: il prezzo medio di una casa a Melbourne è di 680mila dollari australiani (oltre 433mila euro), mentre quello di un appartamento di 313mila euro.
In più, il 57% dei titolari di mutui in Australia non riuscirebbe ad affrontare un aumento degli interessi sul proprio mutuo, rischiando di provocare una bolla immobiliare nel Paese. Le famiglie australiane, dunque, risultano vulnerabili all’aumento dei tassi, soprattutto quelle con mutui a tassi variabili.
Proprio perché il mercato è una realtà in continuo mutamento, gli economisti cercano di monitorare e arginare i rischi incombenti sulla prosperità dell’Australia. E anche nella terra dei metalli pesanti, non è tutto oro quel che luccica.
di Antonella Gioia