Destra moderna: aggrediti per la paura di perdere

Essere di destra oggi in Italia, dato che nel secolo scorso si affermò la dittatura fascista, è come dire essere di sinistra oggi in una nazione in cui nel secolo scorso si sia vista una dittatura comunista. Il relativismo parlamentare mescola ideologia con schieramento, trasformando il dibattito democratico in volgare litigio, che raggiunge l’apice nel periodo elettorale, manifestandosi in danneggiamenti e in imbrattamenti. Questa non è politica, ma paura e incapacità di avere temi di contrasto. Incapaci di una politica dialettica e di idee da mettere sul piatto.
La destra conservatrice, l’anima del popolo che resiste ai cambiamenti nelle epoche sociali, sono l’obiettivo dei movimenti rivoluzionari e dei movimenti progressisti, ma anche delle idee anarchiche o delle idee moderniste. Sovente – quindi – a scapito delle dinamiche politiche vere e proprie – il termine destra viene sostituito con altri termini imprecisi a scopo denigratorio, fine a se stesso. La destra italiana sta vivendo senza dubbio un periodo assolutamente rivoluzionario. Un successo moderno. Attuale. (In foto le immagini delle minacce a Matteo Salvini e Mara Dalzocchio postate su facebook ieri l’altro dal Trentino per la visita di Salvini in Regione per le elezioni del 21 ottobre, giovedì e venerdì sarà il turno di Silvio Berlusconi e la tensione resta comunque sempre alta).
Aprire le porte alla novità se viene dal passato: il mese di Marzo scorso ha visto un risultato diverso dal solito – uscire dalle urne – che ha rimescolato le carte del mazzo dei contrappesi partitici, dando spazio a chi – dicono – non avrebbe avuto modo di realizzare un progetto politico (la nascita del MoVimento 5 Stelle lo dimostra) e dall’altra a chi da anni (dagli anni ’90) lamenta la mancanza di ascolto delle peculiarità regionali e delle autonomie federali (la Lega salviniana è il portavoce di questo malcontento).
Essere quindi “non allineati” al progressismo (tuttavia non liberale ma protezionista) dell’Unione europea diventa simbolo di malvagità, di ignoranza, di massificazione del pensiero, motivo legittimo – se vogliamo – del libero insulto. Ma chi continua a insultare non è forse colui che ha insofferenza? E’ molto probabile che stia peggio chi attacca briga che chi subisce, in fin dei conti.
E’ quindi incredibile che – a conti fatti – essere conservatori oggi (che non significa essere legati alla dittatura o alla monarchia perché quello era essere conservatori ieri) significa battersi per le cose come “sono”, cioè affermare quindi – in fin dei conti – che bisogna migliorare il presente, ma senza fare una “fuga in avanti” e tutto sommato vuol dire amare la propria cultura, senza essere attratti dall’erba (del vicino) ma ammettere che bisogna “lavorarci”.
Sono stati scritti numerosi libri (che invito personalmente a cercare tra i testi della Biblioteca universitaria trentina, ben fornita) che parlano della destra di ieri e di oggi, del pensiero conservatore, che vuol dire e cosa “ci” dice (eviterei di usare la parola chiave Mussolini e Hitler perché quel tipo di letteratura è a carattere storico, non politico) per scoprire che in nessun testo si parla di: ignoranza, analfabetismo funzionale, populismo becero, etc .. e diventa interessante notare che alla base delle idee della destra moderna vi sono miti quali la Rivoluzione Francese, la lotta dei diritti della persona contro i diritti materialistici del progresso a tutti i costi, la famiglia intesa come cellula della società ma anche come base di amore, la lotta all’imbarbarimento dei costumi – altrimenti conosciuto come la maleducazione, il mito di Italia e di Europa come modello culturale, il romanticismo letterario, l’amore per il diritto e per la conoscenza e una serie di valori (da scoprire) che non hanno nulla a che fare con l’essere squadrista o retrogrado. Nostalgico. Militarista. Mostri e fantasmi che aleggiano.
Ora quindi, essere conservatori oggi, non vuol dire rimpiangere “le ghette” e tantomeno i “forni crematori” bensì riconoscersi nel proprio tempo e lavorare di “lima” (e non per evadere dal carcere “o il fisco”); esserlo è fondamentalmente un diritto, ma anche un dovere per tornare sui propri passi, ogni tanto, facendo esame di coscienza o facendo un antivirus, per controllare lo Stato dell’Arte di una Nazione. Sostanzialmente lottare contro l’individualismo, che ha creato nuovi ricchi, legati al mito del selfie e del protagonismo è diventato più di destra che di sinistra. La destra popolare chiede il conto. Ha bussato alle porte, è scesa in piazza e ha deciso di rappresentarsi. Non è la destra populista, ma la destra popolare; è la pancia e il cuore di uno Stato, sono insorti.
Credo che quanto sta accadendo in Italia sia fondamentale, per sistemare lacune e per portare un po’ di equità, visto che nonostante tutto abbiamo smesso di fare troppe cose in questi primi quasi vent’anni di nuovo millennio: un Sud in panne, troppi disoccupati, troppi indebitati, persone senza una casa, ponti che crollano e infrastrutture da ricostruire, tasse troppo alte, suicidi, imprese fallite, banche in crisi, mercato fermo, produzione scalcinata, fughe dei cervelli e dei giovani, malcontento in tema di migrazioni, dolore e ingiustizie sociali.
I giovani di destra di oggi usano le stesse tecnologie dei giovani di sinistra, frequentano le stesse scuole, leggono e scrivono correntemente nonostante le accuse di ignoranza, si laureano, si sposano esattamente come fanno quelli di sinistra (MC).
Foto: Il logo biologico dell’UE in bianco e nero.