Ore di tensione globale. E Di Maio fa un vertice con Zingaretti (in vista della verifica di Governo)

Italia "a rischio ritorsioni: allarme terrorismo e migrazioni"

Sono ore di tensione, in cui tutti i ministri degli Esteri incontrano qualcuno e in cui si susseguono continui incontri fra i diplomatici mondiali dopo la morte del generale iraniano Soleimani. E il nostro ministro degli Esteri Di Maio che fa? Un vertice con il segretario del Pd Zingaretti in vista della verifica di Governo.

Il vertice Di Maio-Zingaretti, dopo “l’assenza ingiustificata” del ministro mentre scoppiava il finimondo; ripreso, ancora in vacanza, dai paparazzi all’aeroporto di Madrid con la fidanzata.

Di Maio con la fidanzata all’aeroporto internazionale di Madrid

Un incontro che in molti, sui social, sta facendo discutere. Una scelta, quella operata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ritenuta – a livello di tempistiche – non propriamente tra le migliori, soprattutto in un momento di tensione globale dopo l’escalation militare Usa in Iran, che nella giornata di ieri ha portato alla decisiva – e preoccupante, verrebbe da aggiungere – fuoriuscita del Paese, guidato dal Premier Mahmud Ahmadinejad, dagli accordi sul nucleare firmati nel 2015. Scelta ritenuta “deplorevole” dall’Ue, con l’Alto rappresentante, Josep Borrell, che su Twitter ricorda quanto “la piena implementazione dell’accordo sul nucleare da parte di tutti è ora più importante che mai, per la stabilità regionale e per la sicurezza globale”.  

Una fuoriuscita dagli accordi sul nucleare che ha messo tutti in stato di allerta.

I’Iran, infatti, ha promesso ritorsioni contro gli Usa, con l’intento di “vendicare la morte del generale Soleimani” ucciso ferocemente con un Raid americano lanciato da un drone all’uscita dall’aeroporto di Baghdad. Ora, secondo il fisico Emilio Santoro, l’Iran potrebbe “arricchire senza limiti recuperando il combustibile per un impiego militare dell’uranio” e la conseguente creazione nei prossimi mesi di un ordigno nucleare pronto all’uso. Alla faccia degli accordi internazionali faticosamente raggiunti in questi anni, che avevano definito una serie di limiti per un utilizzo esclusivamente civile delle tecnologie nucleari.

Il pretesto legittimante per l’attacco a Soleimani. Per il Presidente degli Stati Uniti Trump “di natura terroristica”.

“Recentemente, – ha scritto questa notte Donald Trump alle persone iscritte al suo sito istituzionale – un team della U.S. Special Forces composto da militari ha ucciso il terrorista leader più in alto, Qasem Soleimani. Era un mostro che si è macchiato di centinaia di delitti contro gli americani, e il mondo sarà un posto migliore senza di lui (come aveva già detto alla stampa due giorni fa ndr).” “Questo – ha poi continuato – ci serva per ricordare che l’America ha la migliore intelligence del mondo e che non c’è posto per i terroristi” ha sentenziato, rincarando la dose dopo che, nella tarda serata di ieri, il comandante in capo delle truppe americane aveva delegato a Twitter la notifica di un nuovo possibile attacco all’Iran (attraverso l’individuazione di una lista contenente ben 52 siti) qualora ci fossero state ritorsioni “contro l’America o contro cittadini americani”. Una violazione, tuttavia, del diritto internazionale che crea un precedente a cui tutti, in maniera intellettualmente onesta, dovremmo opporci. Destra o sinistra che sia.

La strategia della Casa Bianca.

La teoria più accreditata del reale motivo di quest’attacco, tuttavia, sarebbe da ricercare nella strategia attuata dal team di comunicazione della Casa Bianca, intenzionata a spostare l’attenzione dei giornalisti e dei media mondiali distogliendo l’opinione pubblica dai problemi di Donald J. Trump, in calo nei sondaggi dopo i recenti scandali (l’ultimo quello sull’impeachment) ristabilendo l’immagine di “leader forte al comando”, giusto in tempo per rimettersi in carreggiata nella corsa per il suo secondo mandato, usando un pretesto “terroristico” legittimante. Direttamente sui social, driblando il Congresso, come mai accaduto prima forse. Un’assurdità, se si pensa che sette anni fa, precisamente il 17 gennaio del 2012, con un post sullo stesso social Trump accusò l’allora presidente Obama – alla vigilia delle consultazioni che gli avrebbero dato il secondo mandato – di voler cominciare una guerra contro Teheran proprio per riconquistare la fiducia degli americani. 

Trump, almeno nei sondaggi, ha dalla sua parte più di metà degli americani, in linea di massima, ma quello che viene da chiedersi è se basti un fattore di mera politica interna per scatenare una tensione globale mai vista prima in tempo di pace. Nessuno dei suoi predecessori, infatti, si era mai permesso di arrivare a tanto, eliminando un generale ritenuto importantissimo nel Paese ritenuto strategico a livello geo-politico nell’aera medio-orientale. Un vero e proprio “atto terroristico” di guerra, secondo l’Iran, che ora rischia di destabilizzare ulteriormente, come già sta accadendo, l’intera area già instabile. Una polveriera pronta a saltare in aria in questo inizio 2020 “col botto”.

Italia “a rischio ritorsioni: allarme terrorismo e migrazioni”

Speriamo che Di Maio se ne accorga e non deleghi al solo Facebook il suo potere di mandato. Per quanto le sue parole odierne, sul fatto che “guerra e violenza non siano le soluzioni”, possano essere condivisibili. Secondo fonti dell’intelligence l’Italia, con le sue truppe ancora in missione, potrebbe essere uno dei Paesi membri a rischio ritorsioni.

di Giuseppe Papalia