“Hammamet” è il perdono per aver dimenticato Craxi

Nel ventesimo anniversario della morte di Bettino Craxi, il film Hammamet ha restituito all’Italia la figura di uno dei più importanti uomini politici della “Prima Repubblica”, pesantemente vituperata sulla base delle inchieste di Tangentopoli.

Lontanissimo dalla narrazione demonizzante che si fa di Giulio Andreotti nel film Il Divo, Hammamet consegna allo spettatore un personaggio umanissimo, composto di una miriade di difetti ma perfettamente cosciente della sconfitta personale e politica. Affetto da vittimismo, una certa sorta di misantropia e la superbia che ha caratterizzato tutta la sua attività di Governo, il Craxi di Hammamet è in trappola come Napoleone a Sant’Elena, perfettamente cosciente che quanto da lui creato sarà smantellato in nome della Ragione di Stato e questo lo rende un’effettiva vittima di un sistema più grande di lui.

Pierfrancesco Favino ha confezionato in questo caso un’interpretazione di livello superiore, non solo grazie al trucco di Andrea Leanza: i tic, l’inflessione milanese e lo sguardo che, dietro la protezione dei tipici occhiali del leader socialista, sembra psicanalizzare in profondità quelli che gli sono di fronte. Questi aspetti rendono giustizia, ma soprattutto umanità, a una figura che altrimenti sarebbe passata per il male assoluto della politica italiana.

Magistrale anche l’interpretazione che Livia Rossi fa di Stefania Craxi, ribattezzata Anita nel film per nascondere la reale identità del personaggio. Una figlia che, impegnata esclusivamente nelle cure e nella difesa del padre, capisce l’importanza di mantenere viva l’eredità dell’attività politica di Craxi, mostrandosi fiera e battagliera e rifiutando qualsiasi compromesso che ammetta le responsabilità esclusive dell’ex Premier. Una difesa strenua, appassionata, umana.

Ecco dunque che in questo modo Gianni Amelio e Alberto Taraglio, restituendo umanità alla famiglia Craxi, chiedono perdono per i vent’anni di odio che i media italiani hanno riversato sulla Democrazia Cristiana e sul Partito Socialista Italiano, concentrandosi in particolare sulla figura di Bettino Craxi. Un amorevole gesto distensivo tra l’opinione pubblica e un personaggio politico che, nel bene e nel male, ha cambiato radicalmente la storia d’Italia.

Riccardo Ficara Pigini