Snellimento burocrazia, dirigenti, giustizia e norme: le soluzioni per uscire dalla crisi Covid-19

Possono essere quattro le ricette per uscire dalla crisi sanitaria ed economica che sta vivendo il nostro paese alla luce dell’emergenza Coronavirus. Il discorso non riguarda tanto il problema della liquidità di denaro, ma piuttosto l’esigenza di una programmazione sul medio e lungo periodo. Una programmazione che deve dar respiro al nostro paese e permettere di esprimere al meglio nel mondo le nostre potenzialità.

La burocrazia in Italia è il maggior problema. A nulla sono valsi gli interventi della Commissione europea che ci hanno ricordato come la nostra burocrazia sia la seconda peggiore nel continente dopo la Grecia, un Paese che ha non pochi problemi dal punto di vista economico. Si parla da decenni di semplificazione eppure la semplificazione pronunciata dai politici equivale a complicazione. Si può scrivere un libro nell’elencare tutti i casi in cui si è complicata la vita di persone a favore di un sistema burocratico statalista il quale ha dimostrato con l’emergenza Covid-19 di dover essere pesantemente riformato anche perché un virus ha dimostrato la lentezza del sistema. Si deve riprendere il concetto che “lo Stato non deve avere motivo di essere corrotto”. La soluzione non è il dare stipendi a 5 o 6 cifre e sono necessarie forti autorità di controllo e di garanzia per i cittadini.

In merito allo snellimento della magistratura è necessario ritornare su un argomento importante e da troppi anni dimenticato: la responsabilità dei magistrati. A oggi si assiste a un intervento troppo capillare della magistratura nella vita di politici, dirigenti e quant’altro.

La Legge Vassalli prevede che accertata la responsabilità civile del giudice, il cittadino che ha subito un danno ingiusto potrà agire in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali (anche se non derivano dalla privazione della libertà personale) ma esclusivamente nei confronti dello Stato. Continua ad applicarsi, quindi, il principio secondo il quale la responsabilità civile dei giudici è una responsabilità indiretta.

Nei fatti non si è ancora risolto il problema e ci troviamo di fronte, in Italia, ad una situazione in cui vi sono concreti casi in cui la magistratura, qualunque essa sia, ha rallentato o creato difficoltà per la gestione del sistema Italia. Nessuna accusa nei confronti di tanti bravissimi magistrati che combattono la criminalità organizzata, ma non si può negare che vi siano tanti casi in cui si rallentano attività per giustificare – tanto per fare un esempio – l’acquisto da parte del pubblico di una penna. Sono situazioni presenti in Italia ed è inutile negarlo.

Altro argomento riguarda infine lo snellimento normativo. Ad oggi le fonti dell’ordinamento sono troppo frammentarie e caotiche, nei fatti un ritorno all’epoca degli Azzeccagarbugli. La soluzione è il Testo Unico, ovvero una raccolta normativa su un determinato argomento di diritto, che si sostituisce e si coordina a una congerie di provvedimenti legislativi che, accavallandosi in sequenza, portavano all’interprete scarsa chiarezza di applicazione. Nella fattispecie, leggi susseguitesi nel tempo che modificavano altre leggi, e/o introducevano nuove norme sulla materia; altre leggi che si affiancavano alle precedenti aggiungendovi norme, ecc.

Una soluzione applicata in Italia sino al 2010 e da allora non più. L’emergenza legata al Covid-19 ha reso evidente, invece, di quali danni sia capace un apparato burocratico con troppo potere: non si calcolano più i nuovi modelli di autocertificazione, le imprese sono valutate come essenziali e non essenziali in base a dei codici e non in base al buon senso o all’importanza all’interno della filiera produttiva, donazioni di privati a singole strutture ospedaliere vengono contestate perché non sono passate tramite gli organi preposti. George Orwell in 1984 parlava di psicopolizia: non aveva ancora conosciuto la psicoburocrazia italiana.