Enzo Tortora: un enorme errore incancellabile

Il grande inganno di inquirenti, stampa ed opinione pubblica.

Ci sono delle storie italiane che non possono essere mai scordate. In particolare per chi fin da giovane avesse avuto a che fare con la passione per la politica o per il giornalismo o per la giurisprudenza, risulta difficile fare i conti con la vicenda di Enzo Tortora. La vicenda non solo parla di uno storico errore giudiziario, ma e’ un preludio a un’Italia giustizialista che se potesse lapiderebbe in piazza chiunque, purche’ la sua storia sia succulenta.

Succede raramente, ma si tratta di una di quelle storie italiane che fanno tremare i polsi. Dalle stelle di Sanremo e della cronaca sportiva televisiva alle stalle di Regina coeli? Non proprio. Peggio.

Parliamo del 17 giugno 1983, la data decorreva ieri, quando Enzo Tortora fu ammanettato, fotografato e così proposto all’opinione pubblica. La stampa negli anni ottanta aveva un’incredibile risonanza. I giornalisti in quegli anni erano molto attivi e presenti, rispetto ad oggi le limitazioni erano poche. Il presentatore/politico fu dato in pasto senza esitazione. Oggi sarebbe tutto diverso. Le voci del dubbio si alzerebbero in coro e non ci sarebbe lo stesso e devastante effetto condanna.

La ricostruzione dell’inchiesta su di lui iniziò nei primi mesi del 1983, quando Pasquale Barra e Giovanni Pandico, personaggi di rilievo della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, decisero di dissociarsi e di collaborare con gli inquirenti.

Il motivo per cui veniva quindi perseguito era il traffico di droghe. Stupefacenti. Per una persona che lavorava nello spettacolo un’accusa del genere a prescindere era una condanna alla fine della carriera. Possiamo solo immaginare quanto livore possano aver scaricato sulla sua persona gli amici/nemici del settore spettacolo.

Lo difesero pochi: Piero Angela, Giorgio Bocca, Indro Montanelli. A prendere le sue difese anche Leonardo Sciascia. Ma questo la dice lunga. Uno stuolo di personaggi di piccolo e medio calibro manovrarono l’opinione pubblica. Eppure non vi era uno straccio di prova.

Quando lo arrestarono egli immediatamente disse di essere innocente.

La storia apparentemente parve risolversi in fretta: sono sette i mesi che lo separano dal processo e felice di una certa assoluzione pare non comprendere da subito che tutto sta cambiando. Affrontando il processo dai domiciliari inizio’ la sua collaborazione con i Radicali di Marco Pannella. Un tema caro ai Radicali il carcere preventivo. Ancora di piu’ un innocente al patibolo.

Forse per la prima volta in Italia assistiamo a un vero e proprio maniacale atteggiamento di sciacallaggio addosso al famoso conduttore di Portobello. La posizione della Rai verso un presunto spacciatore camorrista oscilla tra la maniacale meticolosita’ di riportare tutti i particolari di un uomo arcinoto e anche la sadica capacita’ di fare terra bruciata devastando anche l’ambito privato. Umiliando amici e parenti.

Il nostro attuale approccio alla cronaca nera e giudiziaria e’ di infotainment. Se davvero questo modo non porta serieta’ d’altro canto il peso delle parole si allevia. Quindi raramente assistiamo a effetti devastanti. Un tempo era diverso. La penna o la telecamera sparavano forte come un fucile ed era impossibile rimettersi in piedi da soli.

Il 17 giugno 1984 Enzo Tortora fu eletto eurodeputato e di nuovo la stampa cominciava con la macchina del fango assicurando che avrebbe avuto le immunita’. Non le trattenne ma rinuncio’. Il 20 luglio 1984 tornò in libertà e annunciò che avrebbe chiesto all’Europarlamento di concedere l’autorizzazione a procedere nei suoi riguardi; autorizzazione che fu data il 10 dicembre. Nonostante tutto la certezza di essere innocente. Shock. Ricordiamolo. “Sono innocente e spero che lo siate anche voi” disse ai Giudici.

Bisogna tenere presente che il suo nome compariva in 19 deposizioni di comodo. Inoltre il suo nome era scritto anche in una agendina dei camorristi. Capite come era facile finire tra le centinaia di indagati.

Il 17 settembre 1985 il Tribunale di Napoli pronunciò la sentenza: 10 anni di reclusione per associazione per delinquere di tipo mafioso e traffico di stupefacenti. Sandro Pertini prese importanti posizioni nei suoi confronti.

Nonostante questo solo un anno dopo, il 15 settembre 1986, la Corte di Appello rovesciò il verdetto: Tortora fu assolto con formula piena.

Il nome che compariva in agenda non era Tortora ma Tortona e i pentiti furono giudicati non credibili.

Enzo Tortora in un foto con le manette.

“E’ la fine di un incubo”. La sua innocenza fu definitivamente confermata il 13 giugno 1987 dalla Cassazione. Meno di un anno dopo, il 18 maggio 1988, Tortora morì. Molti assicurano che la malattia sia intercorsa proprio a causa delle sofferenze inferte gratuitamente.