Maradona e la violenza contro le donne dimenticata. Un grave errore

A chi interessa la violenza contro le donne? Chi ha a cuore la questione? Ma soprattutto: davvero siamo in lotta contro questo fenomeno? Avanzo questi dubbi, solo apparentemente provocatori, a seguito di un fatto che ritengo molto grave: il quasi totale oscuramento mediatico della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne dopo la notizia della scomparsa di Diego Armando Maradona, fuoriclasse in queste ore perno assoluto di notiziari, talk show, approfondimenti. Una incessante commemorazione che proprio il 25 novembre ha avuto inizio all’insegna di quello che, almeno a me, è parso un paradosso dato che il grande campione argentino, come noto, si era reso autore di maltrattamenti a danno della sua compagna.

Il punto non è tuttavia ciò che il talento argentino è stato fuori dal campo, né è sulla sua figura – calcisticamente immensa, non c’è dubbio – che intendo ora richiamare l’attenzione. Quel che mi ha spiazzata è infatti stato altro, e cioè la sconvolgente facilità con la quale la Giornata internazionale per la violenza contro le donne è passata in secondo piano. Certo, non capita tutti i giorni che venga a mancare un mito del calcio. Ma siamo o non siamo – per tornare al dubbio di apertura – in lotta contro la violenza nella coppia? Già ero dell’avviso che confinare le riflessioni su questo fenomeno in un solo giorno fosse insufficiente; vedere come pure il 25 novembre, in primo luogo grazie ai media, è stato in quattro e quattr’otto convertito in Maradona day, ecco, mi ha profondamente delusa; e non ha certo deluso solo me.

Tante storie di violenza, infatti, in queste ore avrebbero potuto essere ricordate anche proprio per stimolare un rinnovato e collettivo impegno, dentro e fuori le istituzioni, volto ad arginare quella che a tutti gli effetti risulta essere una piaga sociale. E invece niente, o poco più. Motivo per cui, oltre ad essere amareggiata e a chiedermi se davvero i maltrattamenti contro la donna interessino a qualcuno o siano solo un comodo «riempitivo» per gli ultimi giorni di novembre, auspico che ciò che è accaduto quest’anno possa diventare occasione di riflessione e di autocritica.

Diversamente, tra dodici mesi saremmo più coerenti a non ricordarla affatto, la Giornata contro la violenza sulle donne. 

Perché se i maltrattamenti e le aggressioni sono già manifestazioni avvilenti e disumane, l’ipocrisia costituisce un ulteriore e tragico arretramento della nostra umanità e del nostro senso civico, di cui c’è bisogno. Beninteso, ritengo – onde evitare di passare per disfattista, quale anzitutto per carattere non sono – si sia ancora in tempo per cambiare le cose. Non tutto è perduto, anzi. Ma affinché una reale svolta possa arrivare è necessario, credo, imparare dagli errori. E certamente il modo con cui questa volta abbiamo perso un’occasione preziosa per esprimere, anzi urlare la nostra condanna per la violenza contro la donna e per ogni violenza nella coppia è stato un errore. Sta quindi a noi, ora, rendercene conto; ne va della nostra credibilità nei confronti di questa come di ogni altra decisiva battaglia.

Mara Dalzocchio