Il PD: un partito di cui vergognarsi.

La politica è una cosa sporca: sangue e merda, disse Rino Formica, che la sapeva lunga. Però, talvolta, la politica può essere davvero divertente, se la si osserva col dovuto distacco e con un pizzico di strafottina.

Prendiamo le dimissioni annunciate da Nicola Zingaretti, ad esempio, che, se le si osserva da una certa angolazione, sembrano estrapolate da una comica surrealista. Innanzitutto, c’è un partito, il PD, che, da anni, fa incetta di poltrone, dove vince, e semina uova di drago, dove perde: credo che il Trentino rappresenti un evidente laboratorio di questa pittoresca strategia, perciò non mi dilungo in ulteriori particolari.

Dall’altra parte, c’è un segretario che, al di là dell’aspetto da pizzicagnolo, è parso a tutti un brav’uomo, onesto e volonteroso, ma un tantino sotto la media in quanto a sagacia. In mezzo, ci sono le sue dimissioni, salutate da tutti come un gesto di rara correttezza e di orgogliosa generosità, tanto da venire salutate da un’universale richiesta di recederne. Sembrerebbe una delle classiche storie a lieto fine, che la politica confeziona per giustificare la sua stessa esistenza.

Ma c’è un ma, grande come una casa: perché mai l’onesto e volitivo Zingaretti avrebbe deciso di abbandonare il timone del suo periclitante partito? Lui l’ha detto a chiare lettere, anche se nessuno sembra averci fatto caso: mentre gli Italiani lottano per sopravvivere, nel PD pensano solo alle poltrone. Avete capito? Il segretario di un partito, mica quello che vuota i posacenere, se ne va (o, almeno, dice di andarsene), schifato del vergognoso mercato delle vacche che si svolge, mentre l’Italia boccheggia per il covid19: e dice di vergognarsi dei propri sodali.

Il che è precisamente quello che pensavo io del PD: una congrega di poltronari, avviticchiati al potere, che è persa in sue astratte considerazioni strategiche, distanti anni luce dai bisogni di un Paese che i politicanti piddini snobbano e di cui ignorano tutto. Insomma, la solita sinistra blesa e teorizzante, che litiga per le sedie, mentre la nave affonda: il partito delle ztl e di Capalbio. Solo che un conto è che lo scriva Marco Cimmino, ovvero un pennino spuntato della destra più vieta e proterva. Uno che, nella ecumenicissima visione dei bonzi piddini dovrebbe essere cresciuto a pane e Tex Willer, uno laureatosi coi punti del Dixan.

Altro è che lo dica quello che è stato l’archimandrita di questa simpatica banda di cioccolatai: ammetterete che si tratta di un testimone ben più attendibile del sottoscritto. E, se lo dice lui, direi che possiamo credergli: il PD è un consiglio d’amministrazione della poltroneria politica, che vive in un mondo suo, staccato da tutto. Un partito di cui vergognarsi. E, dunque, è inevitabile domandarsi cosa ne pensino gli elettori di questo partito, visto che, secondo il loro segretario, hanno votato un branco d’infingardi carrieristi che di loro se ne fregano altamente.

Sorpresa: i commenti sui social sono, tutto sommato, ottimistici. Pare che la boutade di Zinga sia il segnale di una sicura ripresa. Il che mi costringe a pensare che gli elettori piddini siano pazzi oppure masochisti.

Dopo quest’ultima farsa, per il PD, una ripresa, come nella boxe, ci sarà sicuramente. Quella del definitivo knock out.

Marco Cimmino