Disturbavano lezioni Dad in tutta Italia con parolacce e bestemmie. Denunciati tre giovani

Tre ragazzi, due maggiorenni ed un minorenne, sono stati denunciati dalla Polizia Postale di Genova perché si introducevano irregolarmente all’interno delle lezioni in Didattica a Distanza (DAD) con l’intento di farle sospendere, agendo lungo tutto il territorio nazionale.

Nello specifico, i tre, grazie al supporto dei social network e di gruppi Telegram, erano riusciti a creare una fitta rete nella quale erano gli stessi studenti a dar loro i codici per entrare nelle lezioni, chiedendo loro di interromperle così da far saltare lezioni, interrogazioni o verifiche.

Il loro modus operandi era molto semplice: una volta ricevuti i codici dagli studenti i tre entravano all’interno “della stanza” creata per la lezioni e disturbavano le stesse con urla, parolacce, bestemmie e arrivando fin a condividere video pornografici e a sovrapporre la canzone “Faccetta Nera” alla voce dei professori. Il tutto con il fine di costringere gli insegnanti a sospendere le lezioni e “lasciare liberi” gli studenti.

Come riporta ANSA, le indagini (condotte con il supporto della Polizia Postale di Milano e Messina) hanno portato alla denuncia di due diciannovenni ed un diciassettenne che ora dovranno rispondere alle accuse di interruzione di pubblico servizio e accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico. Le forze dell’ordine hanno contestualmente sequestrato computer, smartphone e tablet che verranno analizzati dalle autorità per analizzare il coinvolgimento di tutti gli studenti che risultavano iscritti alle loro chat.

E’ emerso come sia i tre disturbatori che gli studenti che richiedevano il loro intervento si sentissero protetti dall’anonimato della crittografia end to end di Telegram, convinti che le Forze dell’Ordine avessero problemi ben più urgenti e che non sarebbero mai stati scoperti. I tre però, una volta raggiunti dalla Polizia, hanno ammesso il loro coinvolgimento affermando di non essersi resi conto dei danni arrecati e come la loro fosse solamente “una bravata”.

Non è stato ancora chiarito se i giovani si facessero pagare per le loro incursioni o se agissero gratuitamente, ma sicuramente il proseguo delle indagini, che dovrà determinare anche il grado di coinvolgimento degli studenti che invitavano i disturbatori alle loro lezioni, saprà certamente fare chiarezza anche su questo punto.