Messi e il Pallone d’Oro: la fine di un premio

Una volta c’era un premio, il più ambito per qualsiasi calciatore: il Pallone d’oro. A darlo la prestigiosa rivista sportiva francese France Football, in una vera e propria Hall Of Fame del calcio nella quale si trovano Gianni Rivera, Franz Beckenbauer, Ronaldo e Kaka, ma sono solo alcuni esempi. Un premio difficilmente riconosciuto a un calciatore per più di un’edizione e che rappresentava in un certo qual modo un traguardo nella carriera raggiunta da un atleta o – nel caso dei pochi plurivincitori – la capacità di essere identificati come i più grandi del proprio tempo. Eppure, dal 2008 qualcosa è cambiato: il tutto si è ridotto a una sostanziale alternanza di assegnazioni tra Cristiano Ronaldo e Messi, con quest’ultimo ormai dato come vincitore dell’edizione 2021, nonostante sia il detentore del premio avendolo vinto nel 2019 e non essendo stato assegnato il trofeo nel 2020. A nulla sono valse le polemiche del 2010 o anche quelle che si sono susseguite negli anni e non avranno valore quelle che compariranno sui giornali o sulle labbra di tanti appassionati di calcio nel mondo.

Leo ha riscritto la storia del calcio mondiale degli ultimi 15 anni, ha navigato sull’onda di un eterno confronto con l’argentino più grande di sempre, Diego Armando Maradona, e proprio in questo 2021 ha finalmente raggiunto un grande traguardo con la sua nazionale, vincendo la Coppa America.


Eppure meritava davvero di vincere per la settima volta un trofeo che sino a circa quindi anni fa veniva difficilmente assegnato allo stesso giocatore per più edizioni? Forse si o forse no e a questa seconda esclamazione si potrebbero porre delle serie domande sull’ancora importanza di un premio che ormai è sempre più criticato dalle persone in merito alla sua assegnazione. La scorsa stagione di Messi non è stata spumeggiante come quella dei primi anni ’10 dove il suo Barcellona trionfava in Europa e nel Mondo. Anche la questione dell’addio al Barcellona, vuoi per difficoltà economiche della società catalana, vuoi per un contratto ricchissimo offerto dagli sceicchi, incrina un po’ l’immagine del Messi “bandiera” soprattutto se confrontata con il Ronaldo “giramondo” col quale condivide il più grande dualismo calcistico di tutti i tempi. Il confronto con Maradona, dunque, è sbagliato anche perché El Pibe de Oro ha voluto rappresentare un simbolo di una squadra senza trofei in bacheca come il Napoli per portarla a rivaleggiare con la più potente della sua epoca, ovvero il primo Milan di Berlusconi, una decisione simile a quella del ritorno di Ibrahimovic al Milan anche se profondamente diverse, essendo l’argentino nella fase migliore della carriera e lo svedese in quella necessariamente calante, seppur con numeri impressionanti.

Messi invece ha scelto di andare nella più potente di tutte le squadre a finire la carriera. Una scelta benissimo condivisibile, ma certamente meno romantica di quel che si vuol far passare. Certamente la vittoria della Coppa America è una buona motivazione per conferirgli simile premio, soprattutto perché ha interrotto un digiuno dell’Albiceleste che durava dal 1993, ma a vincere un trofeo continentale e anche un trofeo con il proprio club sono stati anche altri giocatori come Barella, Lautaro Martinez e Jorginho.

Giocatori che hanno avuto annate migliori, se ci aggiungiamo anche Kanté o Lewandowski. A perderci in questa vicenda non è certamente il calciatore, a cui vanno gli auguri per il riconoscimento ottenuto, ma il premio stesso che dimostra ogni anno che passa di essere sempre meno prestigioso e forse rischia di diventare più un riconoscimento al miglior giocatore del PSG che non al migliore del mondo.