Riaprono le scuole in Italia ma le classi sono senza insegnanti

In molte regioni d’Italia la scuola è iniziata da un paio di giorni e già cominciano – contrariamente a una certa narrazione governativa – a  circolare in rete dei video ironici sul fatto che mancano insegnanti. Si pensi per esempio a quello pubblicato da Beatrice Fumagalli, giovane insegnante precaria che fa video su Instagram, o alle vignette sulle GPS che girano nei gruppi dei docenti precari disperati in attesa della chiamata (nel mondo della scuola GPS non significa che gli insegnanti abbiano perso la bussola, ma è l’acronimo di Graduatorie Provinciali di Supplenza).  

La scuola italiana, che comincia tutti gli anni a metà settembre, non è in grado da anni di garantire agli alunni la presenza degli insegnanti in classe. Quindi se da una parte i video satirici o i meme ci fanno sorridere, dall’altra ci devono far riflettere a fondo. Come è possibile che ogni anno si ripresenti lo stesso identico problema nella stragrande di maggioranza delle province italiane? 

Non è vero che mancano 200 mila insegnanti come spesso si sente dire nei vari telegiornali che seguono una narrazione solitamente governativa: gli insegnanti ci sono ma sono a casa ad aspettare una chiamata, che tarda ad arrivare, dal ministero dell’istruzione. Quest’anno doveva essere un computer ad occuparsi delle chiamate degli insegnanti, un algoritmo studiato ad hoc per velocizzare le procedure di chiamata, tuttavia sembra che si sia mostrato fallimentare sotto vari punti di vista e infatti ora occorre rifare alcune convocazioni.  

Ebbene sì, avete capito, persino l’algoritmo sembra impazzito di fronte alla confusione creata dal Miur. E così ci sono classi intere costrette a rimanere senza insegnanti, di varie discipline, per ancora una, due o tre settimane, Se non per mesi. Alcuni siti che informano il mondo scolastico rilevano che il caos degli algoritmi potrebbe risolversi addirittura a dicembre. Ma non è una novità infatti ci sono insegnanti che hanno preso servizio, lo scorso anno, a metà ottobre e questo comporta la perdita di almeno tre settimane di scuola. 

È giusto che gli studenti, già significativamente provati dalle riduzioni dettate dalla pandemia, continuino a perdere del tempo prezioso in aula a causa dell’inefficienza del ministero dell’istruzione? È giusto che gli insegnanti precari debbano vivere settembre come un momento di ansia e frustrazione nell’attesa di una chiamata che non si sa quando arriverà?  

Alcune indiscrezioni ci dicono che il problema di questi rallentamenti sono anche gli insegnanti stessi che, in alcune regioni d’Italia, mandano dei reclami – poi respinti – agli Uffici scolastici provinciali che di conseguenza rallentano i lavori di chiamata. Non è escluso che vi siano questi problemi e forse per in mondo della scuola è più facile incolpare l’algoritmo, persona non in carne ed ossa. Ma ciò non cambia la sostanza: i ragazzi, a metà settembre, dovrebbero essere ai loro banchi e gli insegnanti al loro posto in cattedra.  

Quindi in conclusione, se non si insegna agli alunni la matematica, come si faranno a costruire degli algoritmi, in futuro, che non getteranno il mondo della scuola nel caos nei prossimi anni? A voi l’ardua sentenza.